Meno tumori tra i vegetariani
01 lug 2009 – 23:24 Archiviato in:
Random
Nel mio precedente articolo sui motivi per
cui sono vegetariano, fra le varie cose avevo scritto di essere
consapevole di poter rinunciare alla carne pur mantenendomi sano ed
in forma. Da questo recente studio, svolto su un arco di tempo di
dodici anni, risulta che la dieta vegetariana addirittura riduca
moltissimo la possibilità di contrarre tumori. Quindi, non è un
rimanere sano “nonostante”, bensì un “essere ancora più
sano”.
Riporto l’articolo da Repubblica.it
"Meno tumori tra i vegetariani"
Lunga e sistematica ricerca in Gran Bretagna conferma le stime: chi evita la carne ha il 12% in meno di possibilità di ammalarsi, il 45% nel caso delle leucemie
dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI
LONDRA - E' un diffuso luogo comune: mangiare più
frutta e verdura fa bene alla salute. Ora una vasta ricerca rivela
che non solo ciò è vero, ma chi fa una dieta vegetariana ha meno
probabilità di ammalarsi di cancro rispetto a chi fa una dieta a
base di carne. Non è la prima volta che un'affermazione di questo
genere proviene dalla comunità scientifica internazionale: la
novità, tuttavia, è che non c'era mai stato uno studio così ampio e
prolungato nel tempo sulla questione. I risultati sono
impressionanti: i vegetariani hanno il 45 per cento di probabilità
in meno di ammalarsi di cancro del sangue e un 12 per cento in meno
di ammalarsi di qualsiasi tipo di cancro, rispetto a coloro che
fanno una dieta carnivora.
Pubblicato sul British Journal of Cancer e ripreso oggi con grande rilievo dalla stampa nazionale britannica, lo studio ha seguito lo stato di salute di 61 mila persone nel corso di 12 anni. "Ricerche precedenti avevano indicato che la carne può aumentare il rischio di cancro all'intestino, cosicché i nostri risultati sono apparsi plausibili da questo punto di vista", dice al quotidiano Guardian di Londra la dottoressa Naomi Allen, ricercatrice del Cancer Research della Oxford University e co-autrice del rapporto. "Ma non sappiamo perché il cancro del sangue ha un'incidenza più bassa nei vegetariani". La differenza, un 45 per cento di probabilità di ammalarsi in meno, è enorme, e riguarda sia la leucemia che altri tipi di cancro del sangue. Non solo, ma chi si nutre di verdura, frutta e pesce, evitando la carne, ha anche il 12 per cento di rischio in meno di ammalarsi di qualsiasi altro tipo di tumore, afferma la ricerca.
"Sono dati significativi", osserva la dottoressa Allen, "anche se vanno presi con un po' di cautela poiché si tratta del primo ampio studio di questo genere in materia. Abbiamo bisogno di farne altri e di saperne di più. Per esempio dobbiamo scoprire quale aspetto di una dieta a base di verdura, frutta e pesce protegge dal cancro. E dobbiamo stabilire quanto influisce positivamente una dieta vegetariana, così come quanto influisce negativamente una a base di carne". Lo studio fa parte di un progetto internazionale a lungo termine chiamato "European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition", che andrà avanti, ad Oxford e in altri centri di ricerca sul cancro.
Altri studi hanno comunque già dimostrato che mangiare carne, o perlomeno mangiarne troppa, può essere nocivo. Non solo per la salute degli umani, tanto per cominciare, ma pure per quella del pianeta: l'anno scorso un rapporto della Commissione dell'Onu sul Cambiamento Climatico ha esortato a rinunciare alla carne almeno una volta alla settimana poiché la produzione di carne, ovvero gli allevamenti di bovini, produce da sola un quinto delle emissioni di gas nocivi. Un rapporto della World Cancer Research Fund, dua nni or sono, ha raccomandato di non mangiare più di 300 grammi di carne alla settimana a causa del rapporto tra una dieta altamente carnivora e il cancro all'intestino. E nel 2005 uno studio finanziato dal Medical Research Council britannico e dalla International Agency for Research on Cancer, ha riscontrato che mangiare due porzioni di carne al giorno, l'equivalente di un panino con la pancetta e di una bistecca, aumenta del 35 per cento il rischio di cancro all'intestino.
Riporto l’articolo da Repubblica.it
"Meno tumori tra i vegetariani"
Lunga e sistematica ricerca in Gran Bretagna conferma le stime: chi evita la carne ha il 12% in meno di possibilità di ammalarsi, il 45% nel caso delle leucemie
dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI

Pubblicato sul British Journal of Cancer e ripreso oggi con grande rilievo dalla stampa nazionale britannica, lo studio ha seguito lo stato di salute di 61 mila persone nel corso di 12 anni. "Ricerche precedenti avevano indicato che la carne può aumentare il rischio di cancro all'intestino, cosicché i nostri risultati sono apparsi plausibili da questo punto di vista", dice al quotidiano Guardian di Londra la dottoressa Naomi Allen, ricercatrice del Cancer Research della Oxford University e co-autrice del rapporto. "Ma non sappiamo perché il cancro del sangue ha un'incidenza più bassa nei vegetariani". La differenza, un 45 per cento di probabilità di ammalarsi in meno, è enorme, e riguarda sia la leucemia che altri tipi di cancro del sangue. Non solo, ma chi si nutre di verdura, frutta e pesce, evitando la carne, ha anche il 12 per cento di rischio in meno di ammalarsi di qualsiasi altro tipo di tumore, afferma la ricerca.
"Sono dati significativi", osserva la dottoressa Allen, "anche se vanno presi con un po' di cautela poiché si tratta del primo ampio studio di questo genere in materia. Abbiamo bisogno di farne altri e di saperne di più. Per esempio dobbiamo scoprire quale aspetto di una dieta a base di verdura, frutta e pesce protegge dal cancro. E dobbiamo stabilire quanto influisce positivamente una dieta vegetariana, così come quanto influisce negativamente una a base di carne". Lo studio fa parte di un progetto internazionale a lungo termine chiamato "European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition", che andrà avanti, ad Oxford e in altri centri di ricerca sul cancro.
Altri studi hanno comunque già dimostrato che mangiare carne, o perlomeno mangiarne troppa, può essere nocivo. Non solo per la salute degli umani, tanto per cominciare, ma pure per quella del pianeta: l'anno scorso un rapporto della Commissione dell'Onu sul Cambiamento Climatico ha esortato a rinunciare alla carne almeno una volta alla settimana poiché la produzione di carne, ovvero gli allevamenti di bovini, produce da sola un quinto delle emissioni di gas nocivi. Un rapporto della World Cancer Research Fund, dua nni or sono, ha raccomandato di non mangiare più di 300 grammi di carne alla settimana a causa del rapporto tra una dieta altamente carnivora e il cancro all'intestino. E nel 2005 uno studio finanziato dal Medical Research Council britannico e dalla International Agency for Research on Cancer, ha riscontrato che mangiare due porzioni di carne al giorno, l'equivalente di un panino con la pancetta e di una bistecca, aumenta del 35 per cento il rischio di cancro all'intestino.
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Atene, 429 a.C. - La democrazia

Le leggi, qui, assicurano una giustizia eguale per tutti1 nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.
Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo stato, non come un atto di privilegio, ma come una ricompensa, al merito2, e la povertà non costituisce un impedimento.
La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo, se preferisce vivere a modo suo3.
Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati4 e le leggi, e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevano offesa.
E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte la cui sanzione risiede solo nell’universale sentimento di ciò che é giusto e di buon senso5.
La nostra città è aperta al mondo; noi non cacciamo mai uno straniero6.
Noi siamo liberi di vivere come ci piace, e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.
Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private7.
Un uomo che non si interessa allo Stato non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benché soltanto pochi siano in grado di dar vita a una politica, noi tutti siamo in grado di giudicarla8.
Non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla strada dell’azione politica9.
Crediamo che la felicita sia il frutto della libertà e la libertà sia il frutto del valore10.
Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in se una felice versatilità10, la prontezza a fronteggiare le situazioni e la fiducia in se stesso.
Pericle, citato da Tucidide in La guerra del Peloponneso II, 37-41
Atene, 429 a.C.
Ora osservate le parti evidenziate e fate un confronto, ad una ad una, con la nostra attuale situazione italiana:
- Immunità parlamentari di vario genere.
- Privilegi parlamentari e modo di scegliere i deputati ed i ministri.
- Discriminazioni verso gay, donne e persone di religione diversa o liberi pensatori (ossia atei ed agnostici).
- Mancanza di rispetto per i magistrati nelle dichiarazioni pubbliche dei nostri politici, azioni mirate a rendere difficile il lavoro della giustizia.
- L’uso della ragione e del buon senso come priorità rispetto ai dettami del proprio partito o delle gerarchie religiose, che a molti spesso manca.
- Leggi sull'immigrazione che non fanno distinzione fra immigrati con precedenti criminali, rifugiati politici, gente che fugge da paesi con governi violenti e repressivi, persone povere in cerca di una vita migliore.
- Conflitti d'interessi, leggi "ad personam".
- Il generale disinteresse dei cittadini verso le questioni politiche. Per molti il proprio interesse politico si riduce al solo gesto del voto, a semplici sentimenti di simpatia/antipatia verso tale politico o partito o a sentimenti di fede fanatica, che nascono per evitare il peso di doversi interessare ed informare, limitandosi invece a scegliere da un insieme di idee già pronte. Democrazia, non è la possibilità di scegliere fra l’opzione A, B o C, ma avere anche i mezzi per inventare una opzione D e poterla promuovere al pari di quelle già esistenti.
- Chiusura ed incapacità di dialogo e di ascoltare le opinioni opposte capendole. Rifiuto del dialogo.
- Incapacità di capire che la libertà non è data, non è un dono, ma una condizione che si sviluppa dal miglioramento di sé stessi e dalla conoscenza. Senza di questo non si può dire di essere liberi, perché se non si conoscono le molteplici sfaccettature del mondo non si è in grado di distinguere fra la vera libertà e ciò che altri ci dicono esserlo. Ed è questa la “felice versatilità” di cui parla. Essere sempre in grado di mettersi in discussione e mai dare nulla per scontato. Che sia la conoscenza, che siano gli insegnamenti della tradizione, che siano i dogmi ed i dettami religiosi.
Se questo discorso di Pericle, colui che ha “inventato” la democrazia, descrive il prototipo di una società democratica, ebbene, noi allora non stiamo vivendo in una democrazia.
NB: Per completezza, devo riportare anche che ad Atene, come praticamente ovunque allora, era ancora praticata la schiavitù, e che schiavi e donne non potevano partecipare alla democrazia. Questo non deve sminuire però l’idea, credo condivisa da tutti e riportata chiaramente nel discorso di Pericle, di cosa sia una democrazia. Per altre cose, la democrazia di Atene era addirittura superiore a qualunque democrazia contemporanea.
In Viaggio

Spettacolo di lettura recitata con musiche dal vivo.
Letture tratte da:
“L'angusto sentiero del Nord” di Matsuo Basho;
Racconti ispirati alle opere di Gialal al-Din Rumi.
Musiche originali del progetto “L'inchiostro nel pozzo”:
- Nicola Pandini (laptop, percussioni elettroniche e loops, Dan-Bau)
- Stefano Pegoretti (laptop, chitarra, keyboard, loops e samples)
Narrazione: Io Me
Produzione video: Francesco Ghilardi
Lo spettacolo affronta il tema del viaggio, geografico ed interiore, attraverso una selezione di brani tratti dalle opere di Matsuo Basho e Gialal al-Din Rumi.
Probabilmente il massimo maestro giapponese della poesia haiku, Matsuo Basho viaggiava per ampliare gli orizzonti della sua poesia e avere una visione più profonda della realtà attraverso la rappresentazione della natura e l'identificazione dell'uomo con essa. Da Edo (l'attuale Tokyo), sua città natale, compì tre pellegrinaggi poetici. Tra questi, quello più lungo e creativo fu compiuto nella primavera del 1689, quando Basho partì per il suo viaggio di poesia nelle zone del Giappone settentrionale.
Percorse 2.500 chilometri in 156 giorni. Dal viaggio nacquero alcuni dei suoi haiku più belli raccolti nell’Oku-no-hosomichi (Lo stretto sentiero nel profondo del paese, che viene tradotto in: L’angusto sentiero del Nord).
La struttura dello spettacolo ricalca quella di quest'opera: il racconto è diviso in “stazioni”, ognuna delle quali contiene un resoconto in forma di diario di viaggio, ed uno o più Haiku che “fotografano” paesaggi, momenti ed emozioni nello stile inconfondibile di questa suggestiva forma poetica.
Ad intervallare questo viaggio, un'altro viaggiatore, questa volta “dell'anima”: Gialal al-Din Rumi, considerato il massimo poeta mistico della letteratura persiana e fondatore della confraternita sufi dei "dervisci rotanti”. I suoi brevi racconti creano una perfetta coesione filosofica con i brani tratti dall'opera di Basho.
La narrazione del testo da parte dell'attore in scena viene accompagnata dalle musiche originali del progetto “L'inchiostro nel pozzo” che creano le atmosfere adatte a sottolineare i vari momenti dello spettacolo.
Data: mercoledì 22 luglio 2009 alle 21.00
Luogo: Cortesela Bontadi, vicino a Piazza Cesare Battisti (Piazza delle Oche), Rovereto (TN)
Chiunque verrà, sarà il benvenuto. :-)
Every bloody emperor
26 giu 2009 – 14:05 Archiviato in:
Musica
Questa la voglio dedicare all’impunito
“Papi”, bugiardo ed amico di mafiosi, criminali ed eversivi. …Ed a
tutti quelli che gli succederanno.
Leggete bene il testo. Meriterebbe di essere scritto come introduzione a tutti i libri di storia.
By this we are all sustained: a belief in human nature
and in justice and parity...all we have is the faith to carry on.
Imperceptible the change as our votes become mere gestures
and our lords and masters determine to cast us
in the roles of serfs and slaves
in the new empire's name.
Yes and every bloody emperor claims that freedom is his cause
as he buffs up on his common touch as a get-out clause.
Unto nations nations speak in the language of the gutter;
trading primetime insults the imperial impulse
extends across the screen.
Truth's been beaten to its knees; the lies embed ad infinitum
till their repetition becomes a dictum
we're traitors to disbelieve.
With what impotence we grieve for the democratic process
as our glorious leaders conspire to feed us
the last dregs of imperious disdain
in the new empire's name.
Yes and every bloody emperor's got his hands up history's skirt
as he poses for posterity over the fresh-dug dirt.
Yes and every bloody emperor with his sickly rictus grin
talks his way out of nearly anything but the lie within
because every bloody emperor thinks his right to rule divine
so he'll go spinning and spinning and spinning into his own decline.
Imperceptible the change as one by one our voices falter
and the double standards of propaganda
still all our righteous rage.
By this we are all sustained: our belief in human nature.
But our faith diminishes - close to the finish,
we're only serfs and slaves
as the empire decays.
Leggete bene il testo. Meriterebbe di essere scritto come introduzione a tutti i libri di storia.
By this we are all sustained: a belief in human nature
and in justice and parity...all we have is the faith to carry on.
Imperceptible the change as our votes become mere gestures
and our lords and masters determine to cast us
in the roles of serfs and slaves
in the new empire's name.
Yes and every bloody emperor claims that freedom is his cause
as he buffs up on his common touch as a get-out clause.
Unto nations nations speak in the language of the gutter;
trading primetime insults the imperial impulse
extends across the screen.
Truth's been beaten to its knees; the lies embed ad infinitum
till their repetition becomes a dictum
we're traitors to disbelieve.
With what impotence we grieve for the democratic process
as our glorious leaders conspire to feed us
the last dregs of imperious disdain
in the new empire's name.
Yes and every bloody emperor's got his hands up history's skirt
as he poses for posterity over the fresh-dug dirt.
Yes and every bloody emperor with his sickly rictus grin
talks his way out of nearly anything but the lie within
because every bloody emperor thinks his right to rule divine
so he'll go spinning and spinning and spinning into his own decline.
Imperceptible the change as one by one our voices falter
and the double standards of propaganda
still all our righteous rage.
By this we are all sustained: our belief in human nature.
But our faith diminishes - close to the finish,
we're only serfs and slaves
as the empire decays.
Il capo e quello che può fare
24 giu 2009 – 18:56 Archiviato in:
Idee

La discussione parte dalle note vicende recenti di cronaca che coinvolgono il presidente del consiglio italiano.
M.S.
Non so se seguite quello che sta accadendo a Berlusconi, le inchieste su Noemi Letizia, Villa Certosa e sulle ragazze di Bari. Pensavo inizialmente che anche queste, come tutte quelle prima, finissero nel dimenticatoio, liquidate come "faccenda privata" anche se non è vero, e ricordate solo da chi, come me, ancora si incavola per le porcate.
Invece sembra che stavolta B sia più in difficoltà del solito. Addirittura ci sono voci di un governo Draghi (perché? boh).
Ho capito, anche se i "destri" che conosco guardano e tacciono, che anche loro sono colpiti da queste faccende, e mi sembra (sembra!) che non siano disposti a passarci sopra come hanno fatto con la corruzione e tutte le accuse giudiziarie.
Ma PERCHE'?
Avrei pensato che una cosa del genere venisse ignorata facilmente da chi è passato sopra a ben altro, invece questo fatto sta incrinando l'immagine di B in un modo che nessun giudice e nessun giornalista è mai riuscito a fare, per quante prove e testimonianze abbiano raccolto. I giornali ci scrivono sopra da un mesetto, pure quelli "di destra", anche se meno, e non accennano a smettere. Insomma questa è una notizia "che non passa di moda" come invece passavano rapidamente di moda le inchieste giudiziarie.
So che ci sono regole, che c'è un patto sottinteso, tacito, che lega "il Capo" (non B in particolare, ma proprio ogni capo in ogni ambiente) e chi lo segue. E che quindi ci sono cose che il Capo può fare, cose che il Capo non può fare e cose che il Capo *non deve mai* fare.
E pare proprio che il patto fra B e "i suoi", incredibilmente almeno per me, comprende il comandamento "non trombare con le veline"...???
Qualcuno ha una spiegazione un pò meno grezza di questa cosa? Perché questo fatto è così importante per i "destri"?
1) Moralismo veterocattolico?
2) Invidia? (non ci va che tu trombi chi ti pare e noi no?)
3) Nostalgia per l'italia anni '40-'50?
boh...
Riporto ora questo intervento, che mi è particolarmente piaciuto.
V.D.P.
> [cut]
> So che ci sono regole, che c'è un patto sottinteso, tacito, che lega "il Capo" e chi lo segue.
Proprio così: è ciò che tu hai sintetizzato nel subject con le parole <<Il capo e quello che può fare>>.
> E che quindi ci sono cose che il Capo può fare, cose che il Capo non può fare e cose che il Capo *non deve mai* fare.
Proprio così: ciò, perchè (imho????) il Capo *deve* incarnare le qualità etiche del gruppo che conduce; ciò, persino indipendentemente dalla eventuale opinabilità delle "qualità" di quella Etica da parte di chi abbia un'Etica diversa .
Ciò significa -"per es."- che il Capo dei "barbari Mongoli del Sec.XII" *doveva necessariamente* essere come fu Gengis Kan: sanguinario, vendicativo, spietato, predatorio, "efficientissimo" nelle guerre di conquista.
[ ... che -voglio dire *se* posso- è quasi la stessa Etica di un certo <<iper-liberismo>> attuale ... ma naturalmente "non c'entra"! ]
Se Gengis Kan non si fosse dimostrato alla "altezza" di tali esigenze (che erano la Etica dei Mongoli del XII Secolo ...) ... "avrebbe perso la faccia". Leggi il resto…
Il saggio Bertrand Russell
19 giu 2009 – 22:03 Archiviato in:
Idee

da Storia della filosofia occidentale
Middletown Dreams
16 giu 2009 – 17:47 Archiviato in:
Musica
Zeitgeist
28 mag 2009 – 20:14 Archiviato in:
Segnalazioni
Aggiornamento
(28/05/2009): Pubblico in fondo all’articolo il link
(grazie a Niccolò per la segnalazione) ad un sito che, esaminando
i due film in oggetto, ne confuta buona parte delle
affermazioni.
È da un po’ di tempo che ho sentito parlare di questo film. Ora l’ho visto, e sono spaventato… molto!
Temi: Religioni teistiche; Terrorismo e 11/9; Guerra; Il sistema bancario mondiale, I media.
Zeitgeist, The movie
The Zeitgeist Movement
Il file .torrent per scaricare il film: Official Zeitgeist, The movie torrent
Il file .srt dei sottotitoli italiani: Zeitgeist, The movie italian subs
Il file .torrent per scaricare l’addendum: Official Zeitgeist Addendum torrent
Il file .srt dei sottotitoli italiani: Zeitgeist Addendum italian subs
I file .srt vanno rinominati con lo stesso nome del filmato e messi nella stessa cartella che li contiene.
Per chi ha già visto il film, sono convinto che sia molto importante leggere ciò che è scritto nelle pagine al link che seguirà. Se quello che ci interessa è la verità, dobbiamo valutare ed essere critici su ogni ipotesi che ci giunge, comprese quelle che “ci piacciono”. Perché anche la loro confutazione, ci fornisce importanti informazioni. Zeitgeist, the movie Debunked – Conspiracy Science
È da un po’ di tempo che ho sentito parlare di questo film. Ora l’ho visto, e sono spaventato… molto!
Temi: Religioni teistiche; Terrorismo e 11/9; Guerra; Il sistema bancario mondiale, I media.
Zeitgeist, The movie
The Zeitgeist Movement
Il file .torrent per scaricare il film: Official Zeitgeist, The movie torrent
Il file .srt dei sottotitoli italiani: Zeitgeist, The movie italian subs
Il file .torrent per scaricare l’addendum: Official Zeitgeist Addendum torrent
Il file .srt dei sottotitoli italiani: Zeitgeist Addendum italian subs
I file .srt vanno rinominati con lo stesso nome del filmato e messi nella stessa cartella che li contiene.
Per chi ha già visto il film, sono convinto che sia molto importante leggere ciò che è scritto nelle pagine al link che seguirà. Se quello che ci interessa è la verità, dobbiamo valutare ed essere critici su ogni ipotesi che ci giunge, comprese quelle che “ci piacciono”. Perché anche la loro confutazione, ci fornisce importanti informazioni. Zeitgeist, the movie Debunked – Conspiracy Science
Aretè
23 mag 2009 – 11:17 Archiviato in:
Idee
Aggiornato: 23 maggio
2009
Ciò che mi piace di più dell'idea dell'aretè, è la sua dinamicità:
che sia un ideale in continuo mutamento. Lo scopo non è
semplicemente portare a compimento una particolare azione, oppure
arrivare in una determinata situazione, ma il continuare a
perseverare per mantenersi eccellenti. Perché il semplice
compimento di un'azione o l'arrivo in una data situazione, sono
delle cose che non hanno valore assoluto nel tempo.
Tutto muta in continuazione, quindi, qualsiasi cosa rimanga statica, è destinata a perdere di valore.
Al contrario, ciò che segue il continuo mutamento, ha maggiori probabilità di mantenersi eccellente.
Talmente semplice ed evidente da sembrare banale. Basti pensare al processo di evoluzione naturale.
Allo stesso modo è la società: se estremamente tradizionalista, quando le sue tradizioni insegnano a non mettere nulla in discussione e a non cambiare mai, è destinata a degradarsi.
Al contrario, una società le cui regole si basano su principi dinamici, ha più possibilità di portarsi avanti nel tempo e di rispondere alle esigenze delle persone che la compongono, fintanto che essa muta con loro.
da Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta, di Robert M. Pirsig.
…«Ciò che spinge il guerriero greco a compiere imprese eroiche» osserva Kitto «non è un senso del dovere come noi oggi lo intendiamo, dovere cioè nei confronti degli altri: è piuttosto dovere nei confronti di se stesso. L’eroe greco non aspira a ciò che noi traduciamo con la parola “virtù” ma a ciò che in Grecia si chiama aretè, “eccellenza” … Dell’aretè dovremo parlare ancora e a lungo, perché nella vita greca la si incontra dappertutto».
Ecco, pensa Fedro, una definizione della Qualità che esisteva mille anni prima che i dialettici avessero cercato di catturarla coi loro tranelli verbali. Se qualcuno non ne afferra il significato senza bisogno di definiens, definendum e differentia, o mente, oppure il suo distacco dall’umanità è tale che non vale la pena di rispondergli. Fedro è affascinato anche dal concetto di «dovere nei confronti di se stessi», che è la traduzione pressoché esatta del termine sanscrito dharma, e che, a volte, è descritto come l’«uno» degli indù. È possibile che il dharma degli indù e la «virtù» degli antichi greci siano identici?
Qualità! Virtù! Dharma! Ecco che cosa insegnavano i sofisti! Non la relatività della morale. Non la «virtù» ideale, ma l’aretè. L’eccellenza. Il dharma! Prima della Chiesa della Ragione. Prima della sostanza. Prima della forma. Prima dello spirito e della materia. Prima della stessa dialettica. La Qualità era assoluta. Quei primi maestri del mondo occidentale insegnavano la Qualità, e il mezzo che avevano scelto a questo scopo era la Retorica. Fedro era sulla buona strada fin dall’inizio.
[…]
Kitto ha alcune cose da dire riguardo all’aretè. «Quando in Platone incontriamo la parola aretè,» scrive «la traduciamo con “virtù”, e di conseguenza veniamo a perderne tutto il sapore. “Virtù”, almeno ai nostri tempi, ha un senso quasi esclusivamente morale; aretè, invece, viene utilizzata indifferentemente in ogni ambito e significa semplicemente eccellenza. Quindi l’eroe dell’Odissea è un grande combattente, un astuto intrigante, un ottimo parlatore, un uomo dal cuore saldo e di grande saggezza che sa di dover sopportare senza lamentarsi troppo di quel che gli dèi gli mandano; ed è capace di costruire e di guidare una barca, di tracciare un solco più dritto di chiunque altro, di lanciare il disco meglio di un giovane fanfarone, di sfidare i giovani feaci al pugilato, alla lotta o alla corsa. Sa uccidere, scuoiare, macellare e cuocere un bue e una canzone lo può commuovere fino alle lacrime. In realtà, è abile in tutto; la sua aretè è insuperabile. L’aretè implica il rispetto per la totalità e l’unicità della vita e, di conseguenza, il rifiuto della specializzazione. Implica il disprezzo per l’efficienza, che esiste non in un solo settore della vita, ma nella vita stessa»…
Leggi il resto…

Tutto muta in continuazione, quindi, qualsiasi cosa rimanga statica, è destinata a perdere di valore.
Al contrario, ciò che segue il continuo mutamento, ha maggiori probabilità di mantenersi eccellente.
Talmente semplice ed evidente da sembrare banale. Basti pensare al processo di evoluzione naturale.
Allo stesso modo è la società: se estremamente tradizionalista, quando le sue tradizioni insegnano a non mettere nulla in discussione e a non cambiare mai, è destinata a degradarsi.
Al contrario, una società le cui regole si basano su principi dinamici, ha più possibilità di portarsi avanti nel tempo e di rispondere alle esigenze delle persone che la compongono, fintanto che essa muta con loro.
da Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta, di Robert M. Pirsig.
…«Ciò che spinge il guerriero greco a compiere imprese eroiche» osserva Kitto «non è un senso del dovere come noi oggi lo intendiamo, dovere cioè nei confronti degli altri: è piuttosto dovere nei confronti di se stesso. L’eroe greco non aspira a ciò che noi traduciamo con la parola “virtù” ma a ciò che in Grecia si chiama aretè, “eccellenza” … Dell’aretè dovremo parlare ancora e a lungo, perché nella vita greca la si incontra dappertutto».
Ecco, pensa Fedro, una definizione della Qualità che esisteva mille anni prima che i dialettici avessero cercato di catturarla coi loro tranelli verbali. Se qualcuno non ne afferra il significato senza bisogno di definiens, definendum e differentia, o mente, oppure il suo distacco dall’umanità è tale che non vale la pena di rispondergli. Fedro è affascinato anche dal concetto di «dovere nei confronti di se stessi», che è la traduzione pressoché esatta del termine sanscrito dharma, e che, a volte, è descritto come l’«uno» degli indù. È possibile che il dharma degli indù e la «virtù» degli antichi greci siano identici?
Qualità! Virtù! Dharma! Ecco che cosa insegnavano i sofisti! Non la relatività della morale. Non la «virtù» ideale, ma l’aretè. L’eccellenza. Il dharma! Prima della Chiesa della Ragione. Prima della sostanza. Prima della forma. Prima dello spirito e della materia. Prima della stessa dialettica. La Qualità era assoluta. Quei primi maestri del mondo occidentale insegnavano la Qualità, e il mezzo che avevano scelto a questo scopo era la Retorica. Fedro era sulla buona strada fin dall’inizio.
[…]
Kitto ha alcune cose da dire riguardo all’aretè. «Quando in Platone incontriamo la parola aretè,» scrive «la traduciamo con “virtù”, e di conseguenza veniamo a perderne tutto il sapore. “Virtù”, almeno ai nostri tempi, ha un senso quasi esclusivamente morale; aretè, invece, viene utilizzata indifferentemente in ogni ambito e significa semplicemente eccellenza. Quindi l’eroe dell’Odissea è un grande combattente, un astuto intrigante, un ottimo parlatore, un uomo dal cuore saldo e di grande saggezza che sa di dover sopportare senza lamentarsi troppo di quel che gli dèi gli mandano; ed è capace di costruire e di guidare una barca, di tracciare un solco più dritto di chiunque altro, di lanciare il disco meglio di un giovane fanfarone, di sfidare i giovani feaci al pugilato, alla lotta o alla corsa. Sa uccidere, scuoiare, macellare e cuocere un bue e una canzone lo può commuovere fino alle lacrime. In realtà, è abile in tutto; la sua aretè è insuperabile. L’aretè implica il rispetto per la totalità e l’unicità della vita e, di conseguenza, il rifiuto della specializzazione. Implica il disprezzo per l’efficienza, che esiste non in un solo settore della vita, ma nella vita stessa»…
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Perché sono vegetariano
17 mag 2009 – 21:05 Archiviato in:
Idee

È sempre un po’ imbarazzante rispondere a questa domanda, perché essa arriva puntualmente ad ore pasti, e ciò mi impedisce di spiegare le mie motivazioni come vorrei.
Prima di tutto, perché non me la sento, in un momento spensierato, di iniziare un discorsone sull’etica e la natura. In secondo luogo, perché l’esperienza mi ha insegnato che le reazioni di chi ascolta, rischiano di diventare presto sgradevoli ed autodifensive, nonostante io non abbia alcuna intenzione accusatoria.
I motivi di queste reazioni sono facilmente spiegabili: è sgradevole quando viene messo in evidenza che un comportamento diffuso causa del male (ben pochi provano piacere nell’uccisione). Quello che lo rende così sgradevole, perché inaspettato, è che tutto ciò che circonda questo comportamento diffuso, ha il preciso scopo di nascondere ciò che permette di attuare quel comportamento. Si usano infatti termini appositi per nascondere la natura di ciò che si mangia: “Fettine”, “Cotolette”, “Fiorentina”, “Tagliata”, sono nomi che nascondono l’origine di ciò che si ingerisce. Chiaramente, chiunque sa benissimo che la bistecca che sta mangiando, prima di diventare tale, era parte di un animale vivo. Quello che la mente cerca di escludere, è tutto ciò che ha trasformato quell’animale nell’alimento che si sta ingerendo. Ben poche persone, infatti, non proverebbero disagio nell’assistere all’uccisione, alla “preparazione” (altra parola mascheratrice) ed alla macellazione di un animale.
Fino al momento in cui viene fatto notare, le persone non pensano neppure che l'alimentazione possa essere una questione. Si da per scontato il comportamento più diffuso, senza porsi domande. È talmente diffuso, che difficilmente si immagina possa esserci qualcosa di diverso.
Non si ha la sensazione di essere complici di un uccisione quando si mangia una cotoletta (perché, non esiste alcun modo oltre all’uccisione dell’animale originale, per potersene cibare… almeno fino a quando non saremo in grado di sintetizzare il singolo muscolo o organo, oppure inventeremo qualcosa di simile ai replicatori di materia di Star Trek ;-) ), fintanto che la cotoletta appare spersonalizzata, come un semplice alimento. Non appena l'alimento lascia trapelare in modo più esplicito la sua origine, la percezione di esso cambia. Basti pensare agli alimenti che ricordano maggiormente le interiora, o la forma originale dell’animale: talvolta fanno impressione anche a chi invece mangia “affettati” e “bistecche” in quantità. Non si ha nemmeno la sensazione di concorrere ad un degrado ambientale, che potrebbe causare problemi a tutti nel lungo periodo.
La prima reazione è di mettersi in difesa, come si fosse stati accusati, ed eventualmente contrattaccare, sdrammatizzando o ridicolizzando l’opinione opposta. In questo modo, si difende il proprio attuale sistema di valori. Se la difesa funziona, non diventa necessario modificarlo, inoltre, si continuerà ad avere un opinione positiva di se stessi.
Questa non vuole essere un’accusa nei confronti dei non vegetariani, ma un’osservazione per rendere comprensibile la loro reazione. Un vegetariano ed un carnivoro, vedono in modo diverso lo stesso oggetto, nonostante ciò che lo costituisce non cambi. Uno da maggior peso alla sua origine ed a ciò che implica, l’altro da maggior peso a quella che comunemente viene considerata la sua funzione. Allo stesso modo, un pittore ed un comune osservatore, vedono in modo diverso un dipinto. :-)
Durante le discussioni fra vegetariani e non, ci sono alcuni argomenti che i non vegetariani sollevano molto frequentemente.
Uno degli argomenti riguarda la naturalità del comportamento onnivoro del genere umano, facendo spesso paragoni con altre specie viventi. Viene detto che esiste una legge naturale, che determina il comportamento degli individui di una specie, i quali devono seguirla in virtù del fatto che la natura li ha fatti in quel preciso modo. Un secondo argomento, solitamente usato per ridicolizzare le tesi dei vegetariani, riguarda il non poter essere certi di cosa abbia una coscienza e provi dolore. Spesso, a fare le spese di questo argomento, sono dei poveri ciuffi di lattuga, o qualche altro comune vegetale, a cui viene sfortunatamente attribuita la capacità di soffrire. :-)
Un’altra ipotesi curiosa, ma radicata negli individui, è l’idea che un vegetariano ideologico, lo sia per questioni spirituali, solitamente legate a filosofie orientali. Ciò, in effetti, è abbastanza frequente, ma non si tratta di una relazione bidirezionale. Ossia: è molto probabile che chi segue una filosofia orientale, diventi anche vegetariano, ma esistono vegetariani ideologici che hanno fatto la propria scelta per motivi completamente razionali, che esulano dalla spiritualità. Cercherò di spiegarvi alcuni di questi motivi. :-) Leggi il resto…

