Il neurone si sposta di nuovo!
09 nov 2009 – 00:15 Archiviato in:
Blog
Attenzione attenzione!!
Il neurone proteso si sta spostando altrove.
La nuova locazione è sui server di wordpress.
All’indirizzo: http://neuroneproteso.wordpress.com/
Ho scelto di spostare tutto su una piattaforma online, perché a
differenza della gestione che ho ora (cioè tramite RapidWeaver per
MacOS X), non sarà legato ad un software proprietario e quindi non
avrò problemi nel caso volessi sostituire la mia macchina di casa,
con un altro sistema.
Mi è infatti apparso Richard Stallman in sogno, dicendomi
“Ragazzo! Non sono contento di te! Hai delle belle idee, sei una personcina apposto e ammodo, ma sai bene anche tu che stai usando dei software che rubano la libertà tua e di tutti. Rifletti!”… poi mi ha anche ordinato di organizzare un concerto megagalattico nel mio paesello, invitando centinaia di gruppi, ed ha concluso andandosene nel deserto, seguito da un indiano nudo… ma questa è un altra faccenda…
Appare le cacchiate, so che il mio iMac G5 non terrà il passo ancora a lungo, dato che la piattaforma sta venendo abbandonata sempre di più e la sua obsolescenza verrà accelerata dall’uscita di Snow Leopard, la nuova versione di OSX, che gira solo su processori Intel. Già da un po’, molti dei nuovi software vengono compilati per girare solo su macchine Intel.
Sto pensando quindi di tornare al caro vecchio Linux anche per la macchina di casa. Ma prima di fare questo, devo trasportare le cose che ora ho in formati e piattaforme proprietarie, su equivalenti liberi, e fra queste cose c’è anche il Neurone.
Sto ancora trasferendo a ritroso tutti i post. Attualmente sono arrivato a Luglio 2009.
Non ho idea di come farò per trasportare anche i vecchi commenti da haloscan a wordpress, mantenendo il collegamento agli articoli portati. Forse non riuscirò a trasportarli.
Il neurone proteso si sta spostando altrove.
La nuova locazione è sui server di wordpress.
All’indirizzo: http://neuroneproteso.wordpress.com/

Mi è infatti apparso Richard Stallman in sogno, dicendomi
“Ragazzo! Non sono contento di te! Hai delle belle idee, sei una personcina apposto e ammodo, ma sai bene anche tu che stai usando dei software che rubano la libertà tua e di tutti. Rifletti!”… poi mi ha anche ordinato di organizzare un concerto megagalattico nel mio paesello, invitando centinaia di gruppi, ed ha concluso andandosene nel deserto, seguito da un indiano nudo… ma questa è un altra faccenda…
Appare le cacchiate, so che il mio iMac G5 non terrà il passo ancora a lungo, dato che la piattaforma sta venendo abbandonata sempre di più e la sua obsolescenza verrà accelerata dall’uscita di Snow Leopard, la nuova versione di OSX, che gira solo su processori Intel. Già da un po’, molti dei nuovi software vengono compilati per girare solo su macchine Intel.
Sto pensando quindi di tornare al caro vecchio Linux anche per la macchina di casa. Ma prima di fare questo, devo trasportare le cose che ora ho in formati e piattaforme proprietarie, su equivalenti liberi, e fra queste cose c’è anche il Neurone.
Sto ancora trasferendo a ritroso tutti i post. Attualmente sono arrivato a Luglio 2009.
Non ho idea di come farò per trasportare anche i vecchi commenti da haloscan a wordpress, mantenendo il collegamento agli articoli portati. Forse non riuscirò a trasportarli.
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Da "La giustizia nella rivoluzione e nella Chiesa" – Pierre Joseph Proudhon
07 nov 2009 – 13:56 Archiviato in:
Idee

Mi sono venuti i mente i discorsi che solitamente faccio sul vedere il mondo come un sistema dinamico complesso, in contrapposizione ad un sistema governato da un programma centrale. Informaticamente parlando, è la preferenza di sistemi del tipo peer to peer (nei quali ogni individuo “dona” agli altri il proprio servizio e si coordina automaticamente con tutti per via della struttura che costituisce la rete, senza la necessità di un server centrale) e di calcolo distribuito, rispetto alla tipologia client-server (nel quale un server centrale fornisce le risorse richieste dai client).
Trasportando la cosa nell’ambito umano, si può dire che i governi siamo più simili ad insiemi di sistemi client-server (in modo maggiore quanto più si avvicinano al totalitarismo), mentre il metodo al quale sembra più naturale tendere è quello distribuito.
Leggendo il dossier, ho trovato questa parte, che mi ha molto colpito, specialmente in seguito a dei recenti fatti di cronaca. L’ho legato all’uccisione di Stefano Cucchi, nell’ottica dell’esperimento carcerario di Stanford, le cui conclusioni, sembra che fossero già state state intuite cent’anni prima in questo testo.
«[…]L’uomo di Stato, dicon gli adepti, obbedisce a due massime differenti, a due leggi, a due morali, secondo che applichi le regole ordinarie della Giustizia o che, innalzandosi ad una sfera più alta, consideri la ragion di Stato. Ma il suo animo non è affatto turbato: come nella scienza il generale passa davanti al particolare, così nella coscienza dell’uomo di Stato la morale politica, la grande morale, passa avanti alla morale volgare. Per esso, le distinzioni consuetudinarie del giusto e dell’ingiusto cambiano e si capovolgono quando è in causa la salute pubblica e la ragion di Stato. Ciò che è utile alla società, cioè alla gerarchia, alla nobiltà, al clero, al principe, passando in prima linea, è il vero bene; ciò che può loro nuocere è il male: tanto meglio per il cittadino il cui diritto è conforme, tanto peggio per colui il cui diritto è contrario. È un rischio che tutti coloro che vivono sotto la legge dello Stato si impegnano tacitamente a correre: la società non esiste che a questo prezzo. (...)»
(da “La giustizia nella Rivoluzione e nella Chiesa”, 1858)
Un simbolo per le origini culturali dell'Italia
04 nov 2009 – 18:52 Archiviato in:
Random

Per questo, io propongo che in ogni classe, ufficio pubblico, tribunale e seggio, venga messa in bella mostra una statua di Prometeo.
La cui figura positiva ed il mito, esistevano ed erano diffusi molti secoli prima che emergesse quel patchwork di enorme successo, ottenuto mescolando miti orfici, neoplatonismo ed ebraismo e chiamato cristianesimo.
«Dell'amicizia che prova per gli uomini dà testimonianza fin dalla prima volta in cui se ne deve occupare: quando riceve da Atena e dagli altri dei un numero limitato di "buone qualità" da distribuire saggiamente fra tutti gli esseri viventi. Epimeteo («colui che riflette dopo»), senza pensarci troppo, cominciò a distribuire le qualità agli animali ma si dimenticò degli uomini; Prometeo rimediò rubando dalla casa di Atena uno scrigno in cui erano riposte l'intelligenza e la memoria, e le donò alla specie umana.» (fonte: Wikipedia)
Evidentemente questo dono è stato smarrito da molte persone, nascosto in un cassetto dai politici e gettato nella spazzatura dalle gerarchie ecclesiastiche.
Franti
30 ott 2009 – 22:03 Archiviato in:
Musica
da Wikipedia:
Nascono come Guerrilla's Band a scuola a Torino. Si esibiscono anche come Luna Nera. Diventano i Franti nel 1982. Fulcro della band sono Stefano Giaccone (sax, chitarra, voce), Vanni Picciuolo (chitarra) e Lalli (voce).
Prendono il nome dal protagonista eponimo di Cuore di Edmondo De Amicis. Quello che tira i sassi ai vetri e ride quando muore il re (Uno solo poteva ridere mentre Derossi diceva dei funerali del Re. E Franti rise).
Adottano una politica di autogestione e autoproduzione quando in Italia non erano in molti a farlo. Un primo tape con due brani, poi un'altra cassetta, Luna Nera, in 500 copie, che sarà ristampata in vinile.
Per loro il copyright è una forma di fascismo. Non sono mai stati iscritti alla SIAE.
Li ho scoperti ascoltando una vecchia puntata del podcast di gomma.tv, ed è stata una folgorazione!
Il brano era “Acqua di luna”, ed è il primo di questa playlist, che include anche pezzi di Lalli solista e di due progetti paralleli al gruppo: Environs e Ishi.
Sono in attesa del triplo cd “Non classificato”, ordinato pochi giorni fa dal sito della Editrice A: Franti - «Non classificato».
Due recensioni dell’album:
da http://digilander.libero.it/gianni61dgl/franti.htm
“... La storia dei Franti prende avvio nell'ultimo anno di liceo, nel '79, e inizialmente coinvolge tre compagni di classe. Abbiamo incontrato subito qualche difficoltà, perchè i primi anni '80 sono stati anni duri per gente come noi che eravamo direttamente coinvolti nel movimento politico di allora, poi siamo riusciti a continuare e abbiamo registrato una prima cassetta, A/B, nella quale cantava il cantante dei Defear, gruppo imparentato con i Blind Alley, coinvolgendo poi altre persone, tra le quali Lalli, Vanni e Paolo Regis, scomparso negli ultimi anni, e tra l'82 e l'83 il gruppo ha assunto una pianta stabile di cinque persone, anche se in realtà ci sono sempre state molte persone intorno a noi che ci davano una mano soprattutto in studio....”. (Stefano Giaccone)
I Franti erano un gruppo di amici che condividevano sia gusti musicali che ideali politici: Stefano Giaccone, Lalli Ollino, Massimo D'Ambrosio, Vanni Picciuolo, Marco Ciari, ma anche Luca "Lux" Colarelli, Paolo "Plinio" Regis, Toni Ciavarra, Giancarlo Biula Biolatti, Renato Striglia. Nati come Guerrilla's Band, cambiarono il loro nome in Franti (lo studente "cattivo" del libro "Cuore") nel 1982. In anni difficili per la musica italiana alternativa i Franti portarono avanti un discorso di autogestione e di auto-produzione, quando in Italia non erano in molti a farlo, scelta che li portò ad esibirsi nei pochi centri sociali e nelle feste anarchiche in giro per tutta la penisola. Nel 1982 uscì il loro primo demo al quale seguì l'anno successivo Luna Nera, incisa poi anche su vinile che venne stampato in migliaia di copie e diventò un punto di riferimento del mondo del rock alternativo. Il loro genere musicale risultò da subito non classificabile. Tante e tali erano le influenze musicali del gruppo che era facile passare nei loro brani dal punk, al folk, all' improvvisazione jazz. La definizione più vicina a esprimere il loro stile è hardcore folk. Continuarono poi le auto-produzioni, in collaborazione con etichette e distribuzioni del mondo dell'autogestione ma sempre curate totalmente dai componenti del gruppo. Dal vivo i Franti furono sempre energetici e diretti, riuscendo sempre a creare atmosfere profonde e coinvolgenti. Attraverso un impegno politico costante e diversi concerti i Franti attraversarono quasi tutti gli anni '80, pubblicando altri due album (Franti/Contrazione, split album con il gruppo punk dei Contrazione, e Il giardino delle 15 pietre) e affermandosi come gruppo di culto, con una grande notorietà sotterranea, molto influente per la musica italiana degli anni successivi. Il gruppo si sciolse nella seconda metà degli anni '80, ma le schegge di Franti non smisero di farsi sentire attraverso una miriade di progetti figli (tra i quali vanno ricordati Environs, Orsi Lucille, Howth Castle e Ishi), le varie band del batterista Marco Ciari (Blind Alley, Party Kidz e Fratelli di Soledad) e le carriere soliste di Lalli e Stefano Giaccone.
Nascono come Guerrilla's Band a scuola a Torino. Si esibiscono anche come Luna Nera. Diventano i Franti nel 1982. Fulcro della band sono Stefano Giaccone (sax, chitarra, voce), Vanni Picciuolo (chitarra) e Lalli (voce).
Prendono il nome dal protagonista eponimo di Cuore di Edmondo De Amicis. Quello che tira i sassi ai vetri e ride quando muore il re (Uno solo poteva ridere mentre Derossi diceva dei funerali del Re. E Franti rise).
Adottano una politica di autogestione e autoproduzione quando in Italia non erano in molti a farlo. Un primo tape con due brani, poi un'altra cassetta, Luna Nera, in 500 copie, che sarà ristampata in vinile.
Per loro il copyright è una forma di fascismo. Non sono mai stati iscritti alla SIAE.
Li ho scoperti ascoltando una vecchia puntata del podcast di gomma.tv, ed è stata una folgorazione!
Il brano era “Acqua di luna”, ed è il primo di questa playlist, che include anche pezzi di Lalli solista e di due progetti paralleli al gruppo: Environs e Ishi.
Sono in attesa del triplo cd “Non classificato”, ordinato pochi giorni fa dal sito della Editrice A: Franti - «Non classificato».
Due recensioni dell’album:
da http://digilander.libero.it/gianni61dgl/franti.htm
“... La storia dei Franti prende avvio nell'ultimo anno di liceo, nel '79, e inizialmente coinvolge tre compagni di classe. Abbiamo incontrato subito qualche difficoltà, perchè i primi anni '80 sono stati anni duri per gente come noi che eravamo direttamente coinvolti nel movimento politico di allora, poi siamo riusciti a continuare e abbiamo registrato una prima cassetta, A/B, nella quale cantava il cantante dei Defear, gruppo imparentato con i Blind Alley, coinvolgendo poi altre persone, tra le quali Lalli, Vanni e Paolo Regis, scomparso negli ultimi anni, e tra l'82 e l'83 il gruppo ha assunto una pianta stabile di cinque persone, anche se in realtà ci sono sempre state molte persone intorno a noi che ci davano una mano soprattutto in studio....”. (Stefano Giaccone)
I Franti erano un gruppo di amici che condividevano sia gusti musicali che ideali politici: Stefano Giaccone, Lalli Ollino, Massimo D'Ambrosio, Vanni Picciuolo, Marco Ciari, ma anche Luca "Lux" Colarelli, Paolo "Plinio" Regis, Toni Ciavarra, Giancarlo Biula Biolatti, Renato Striglia. Nati come Guerrilla's Band, cambiarono il loro nome in Franti (lo studente "cattivo" del libro "Cuore") nel 1982. In anni difficili per la musica italiana alternativa i Franti portarono avanti un discorso di autogestione e di auto-produzione, quando in Italia non erano in molti a farlo, scelta che li portò ad esibirsi nei pochi centri sociali e nelle feste anarchiche in giro per tutta la penisola. Nel 1982 uscì il loro primo demo al quale seguì l'anno successivo Luna Nera, incisa poi anche su vinile che venne stampato in migliaia di copie e diventò un punto di riferimento del mondo del rock alternativo. Il loro genere musicale risultò da subito non classificabile. Tante e tali erano le influenze musicali del gruppo che era facile passare nei loro brani dal punk, al folk, all' improvvisazione jazz. La definizione più vicina a esprimere il loro stile è hardcore folk. Continuarono poi le auto-produzioni, in collaborazione con etichette e distribuzioni del mondo dell'autogestione ma sempre curate totalmente dai componenti del gruppo. Dal vivo i Franti furono sempre energetici e diretti, riuscendo sempre a creare atmosfere profonde e coinvolgenti. Attraverso un impegno politico costante e diversi concerti i Franti attraversarono quasi tutti gli anni '80, pubblicando altri due album (Franti/Contrazione, split album con il gruppo punk dei Contrazione, e Il giardino delle 15 pietre) e affermandosi come gruppo di culto, con una grande notorietà sotterranea, molto influente per la musica italiana degli anni successivi. Il gruppo si sciolse nella seconda metà degli anni '80, ma le schegge di Franti non smisero di farsi sentire attraverso una miriade di progetti figli (tra i quali vanno ricordati Environs, Orsi Lucille, Howth Castle e Ishi), le varie band del batterista Marco Ciari (Blind Alley, Party Kidz e Fratelli di Soledad) e le carriere soliste di Lalli e Stefano Giaccone.
Janara
29 ott 2009 – 20:54 Archiviato in:
Film
Questo cortometraggio di genere surreale mi è stato segnalato dall’autore stesso. L’ho trovato molto efficace, come impatto emotivo. L’impressione onirica tipica dei filmati di genere surreale viene resa grazie ai tagli, alla musica, la mancanza di dialoghi ed alle ossessive ripetizioni delle scene, che danno l’impressione di un incubo dal quale si fatica ad uscire.
Il titolo, Janara, in dialetto campano significa “strega” e quello infatti è il tema su cui è stato sviluppato il cortometraggio.
L’ambiente in cui si svolge è il palazzo ducale di Mondragone (provincia di Caserta). Per questo palazzo era prevista, nel 2005, una restaurazione, ma con tipico modus operandi italiano, “alcuni politicanti hanno fatto aprire un mutuo alla città (8 milioni di euro) per restaurare il palazzo, si sono intascati i soldi, hanno dato una mano di pittura alla facciata, hanno sparato i fuochi d'artificio una settimana prima delle elezioni provinciali, ed il giorno dopo hanno chiuso lo stabile perchè inagibile.”
In politica, specialmente quando supportata dai media, sembra che ci sia una certa credenza nell'onnipotenza della parola. Lo stesso politico tipo, sembra avere questa convinzione riguardo ad essa, come se fosse uno stregone al quale è sufficiente declamare l'esistenza di un fatto o di una cosa, perché essi diventino veri.
Nel corso di una rassegna, il corto è stato proiettato in una chiesa. Il pubblico rimase scandalizzato, non per i soldi rubati e per lo scempio, ma per il fatto che sia stato proiettato un video “profano” all’interno di una chiesa.
Il bel frammento musicale che si sente è dei Mascina, un gruppo musicale di Casoria, amici di Emiliano, autore del filmato, ora residente in Belgio, che spiega:

Se questi potenti poi sono in grado di spacciare per "eseguiti" lavori pubblici che mai hanno avuto luogo, vedrai che tra la stregoneria e la politica dell'illusione c'è davvero poca distanza.
La strega del corto tratta una bambola inanimata come se fosse una bambina sua, ma questa è in realtà una cosa senza vita che si esprime solo tramite un dischetto preregistrato, e in effetti, la bambola non è altro che un simbolo per la società di Mondragone, attivata solo da uno stimolo esterno, inerme, incapace di aprire gli occhi e capire che altri si prendono gioco di lei.
La strega del corto è una bella donna, ma è solo illusoria, in quanto le streghe non esistono, cosi' come non esistono politici realmente interessati alla promozione sociale del sud; forse qualcuno interessato a fare del bene c'è, ma è accerchiato in un meccanismo, è ipnotizzato da un gioco di potere che non gli permette di muoversi liberamente, non gli permette di sottrarsi ai giochi di forza e di scambi di favori che ormai fanno dell'Italia un paese in decadenza.
Lo sai che, su wikipedia, sulla pagina di Mondragone si dice che ultimamente è stato restaurato un palazzo ducale? Ho persino segnalato la notizia come falsa, ma c'è ancora!
L'informazione manipolata (come anche il montaggio manipola immagini realmente esistenti davanti alla macchina da presa al momento delle riprese) esiste, non rispetta il vero ma esiste.
Il cortometraggio è surreale, ermetico, come purtroppo anche le azioni politiche, che invece di fare riferimento al popolo, fanno riferimento a sé stesse.»
Negazione
24 ott 2009 – 12:34 Archiviato in:
Musica
Ultimamente mi
sto appassionando parecchio al genere punk hardcore. Sono molto
contento di questo perché, probabilmente a causa del mio passato
metallaro, ho sempre un po’ snobbato questo genere di gruppi.
Tuttavia, molti gruppi metal che apprezzo, citavano come fonte
d’ispirazione o apprezzavano gruppi punk hardcore, e questo mi dava
un po’ di dispiacere per il fatto di non essere capace di farmi
piacere il genere.
Devo ringraziare la riscoperta tardiva dei Negazione, se ora, finalmente, posso godere anche di questo tipo di musica. :-)
Devo ringraziare la riscoperta tardiva dei Negazione, se ora, finalmente, posso godere anche di questo tipo di musica. :-)
Lega propone il carcere per chi indossa il burqa, Bonino d’accordo
07 ott 2009 – 21:18 Archiviato in:
Random
riporto da UAAR News:
Una proposta di legge della Lega Nord, primo firmatario il
capogruppo alla Camera Roberto Cota, propone di punire fino a due
anni di carcere chi, “in ragione della propria affiliazione
religiosa”, si mostra in pubblico indossando indumenti che rendono
“impossibile o difficoltoso il riconoscimento”. Contrario il PD,
favorevole Emma Bonino (radicali): “È da tempo immemore che ritengo
che indossare il burqa o il niqab integrale in pubblico violi le
leggi dello Stato e il concetto della piena assunzione della
responsabilità individuale”.
So già che pochi saranno d’accordo con quanto sto per scrivere. È un argomento molto controverso, ed è normale che non tutti si sia d’accordo.
Questa posizione, dalla liberalista Emma Bonino non me la sarei aspettata.
Sono convinto che non si possano combattere le costrizioni di un integralismo religioso, con altre costrizioni (religiose o di stato che siano).
È giusto che le donne islamiche possano decidere di non mettere il burqa se vogliono e credo che un'imposizione, qualunque essa sia, sia sbagliata. Togliere il burqa deve essere una scelta consapevole e volontaria.
L’imposizione del burqa alle donne, è una violenza, ma non è con una violenza contraria che si risolve il problema. Lo si risolve invece con l’aiuto e l’informazione. Se ci deve essere un qualcosa che porti le donne islamiche a rifiutare un’imposizione, dev’essere un movimento dall’interno, nato dalla consapevolezza e dalla volontà.
Quello che deve fare lo stato, è informare e proteggere le persone che decidono di allontanarsi da una religione integralista, non imporre quello che ritiene più giusto. Che differenza ci sarebbe, altrimenti (con le debite proporzioni), fra noi e gli statunitensi “portatori di democrazia” in medioriente?
Geniale poi, l’idea leghista di combattere l’imposizione del burqa incarcerando proprio le persone che la subiscono!
Sulla questione degli «indumenti che rendono “impossibile o difficoltoso il riconoscimento”», mi piacerebbe che mi si spiegasse il motivo per il quale è tollerato che io (come a qualunque altro “europeo”) giri con il cappuccio della felpa alzato (oppure con un berretto o un cappello) e gli occhiali da sole inforcati, oppure in tuta da moto e casco, oppure in passamontagna se vado a sciare, tanto fare alcuni esempi.
Le stesse persone che si preoccupano per la scarsa riconoscibilità di una persona col burqa, si lamenterebbero altrettanto se vedessero delle suore cristiane indossare degli occhiali da sole? Eppure anch’esse “in ragione della propria affiliazione religiosa”, si mostrerebbero in pubblico indossando indumenti che rendono “impossibile o difficoltoso il riconoscimento”.
Non sto parlando della legge in materia, che sull’argomento è molto chiara, ma dell’opinione di tutte quelle persone che diventano inspiegabilmente sensibili sull’argomento della riconoscibilità in pubblico, solo quando sono un burqa od un velo a coprire un volto.
Poi, sul fatto che una legge sia ragionevole o meno, se ne può sempre discutere.
PS. Fermo restando che tutto il parlare dei leghisti contro al burqa e quant'altro, dubito sia dovuto a questioni di diritti delle donne o di legalità, quanto piuttosto un pretesto per sfogare, come al solito, il proprio astio verso le culture diverse.

So già che pochi saranno d’accordo con quanto sto per scrivere. È un argomento molto controverso, ed è normale che non tutti si sia d’accordo.
Questa posizione, dalla liberalista Emma Bonino non me la sarei aspettata.
Sono convinto che non si possano combattere le costrizioni di un integralismo religioso, con altre costrizioni (religiose o di stato che siano).
È giusto che le donne islamiche possano decidere di non mettere il burqa se vogliono e credo che un'imposizione, qualunque essa sia, sia sbagliata. Togliere il burqa deve essere una scelta consapevole e volontaria.
L’imposizione del burqa alle donne, è una violenza, ma non è con una violenza contraria che si risolve il problema. Lo si risolve invece con l’aiuto e l’informazione. Se ci deve essere un qualcosa che porti le donne islamiche a rifiutare un’imposizione, dev’essere un movimento dall’interno, nato dalla consapevolezza e dalla volontà.
Quello che deve fare lo stato, è informare e proteggere le persone che decidono di allontanarsi da una religione integralista, non imporre quello che ritiene più giusto. Che differenza ci sarebbe, altrimenti (con le debite proporzioni), fra noi e gli statunitensi “portatori di democrazia” in medioriente?
Geniale poi, l’idea leghista di combattere l’imposizione del burqa incarcerando proprio le persone che la subiscono!
Sulla questione degli «indumenti che rendono “impossibile o difficoltoso il riconoscimento”», mi piacerebbe che mi si spiegasse il motivo per il quale è tollerato che io (come a qualunque altro “europeo”) giri con il cappuccio della felpa alzato (oppure con un berretto o un cappello) e gli occhiali da sole inforcati, oppure in tuta da moto e casco, oppure in passamontagna se vado a sciare, tanto fare alcuni esempi.
Le stesse persone che si preoccupano per la scarsa riconoscibilità di una persona col burqa, si lamenterebbero altrettanto se vedessero delle suore cristiane indossare degli occhiali da sole? Eppure anch’esse “in ragione della propria affiliazione religiosa”, si mostrerebbero in pubblico indossando indumenti che rendono “impossibile o difficoltoso il riconoscimento”.
Non sto parlando della legge in materia, che sull’argomento è molto chiara, ma dell’opinione di tutte quelle persone che diventano inspiegabilmente sensibili sull’argomento della riconoscibilità in pubblico, solo quando sono un burqa od un velo a coprire un volto.
Poi, sul fatto che una legge sia ragionevole o meno, se ne può sempre discutere.
PS. Fermo restando che tutto il parlare dei leghisti contro al burqa e quant'altro, dubito sia dovuto a questioni di diritti delle donne o di legalità, quanto piuttosto un pretesto per sfogare, come al solito, il proprio astio verso le culture diverse.
Sulla manifestazione per la libertà d'informazione
04 ott 2009 – 22:44 Archiviato in:
Diario

È stata la tipica manifestazione dove vanno persone che sanno già cosa ascolteranno e che quando lo riporteranno ad altri che non lo sanno, si sentiranno rispondere tanti bei "ma va lààààà. ma non è veroooooo". :-)
Gli interventi sono stati, tuttavia, interessanti.
Prima di iniziare con le critiche, ci tengo a dire che una manifestazione simile può essere utile e la ritengo necessaria. Purtroppo, sono portato a pensare che una buona parte delle persone, anche fra i presenti, non capisca davvero cosa significhi libertà e libertà di informazione. In seguito spiegherò i motivi per cui scrivo questo.
Riguardo alla manifestazione, mi accontento che passi il messaggio che molta gente è consapevole che ci sia qualcosa che non funziona come dovrebbe. Indipendente dal fatto che ne abbiano o meno capito il motivo.
Attualmente, l’informazione in Italia non è libera, non lo è mai stata in tutti gli anni dacché io sono nato, ed è andata via via peggiorando fino al picco che abbiamo ora, aggravato da un evidente e mai risolto conflitto di interessi, del quale l’opposizione si ricorda solo quando è in cerca di consensi.
Ci sono sempre state e ci sono ancora correnti di pensiero che vengono sistematicamente escluse dal circolo informativo dei quotidiani e dei notiziari televisivi (quelle dei Radicali ad esempio, ed in generale ogni corrente di pensiero che appare troppo progressista, troppo laica o in generale, troppo “diversa”), ed il media televisivo è particolarmente importante, visto che contribuisce per il 70% all’informazione che cittadini acquisiscono.
L’informazione in Italia è sempre stata succube e controllata dai partiti. Ciò è un errore, perché l’informazione deve essere qualcosa che va al di là di queste organizzazioni autoconservanti! Deve essere un servizio per ogni singolo cittadino, diretto e senza mandanti o filtri intermediari.
Parlando di partiti, devo dirmi deluso dall’enorme selva di bandiere che ho visto. Possibile che non si voglia capire che l’informazione è un bene di tutti ed il fondamento della libertà, e non una torta a disposizione dei partiti per la spartizione? Questa è una delle cose che molta gente non riesce a capire.
Non sarebbe stato molto più bello se in piazza ci fossero state solo persone, semplici persone senza alcuno stemma?
Quante di queste persone di partito che erano in piazza, ci sarebbero state se il controllo dell’informazione non fosse ora enormemente sbilanciato in favore degli avversari, ma proprio? Molte certamente sì, ma credo notevolmente meno di quelle viste ieri.
Penso che la maggior parte delle persone non abbia ancora capito che democrazia e libertà, non significano poter scegliere fra le opzioni A, B o C, ma poter proporre infinite altre opzioni e che queste siano accessibili, visibili e sostenibili al pari di tutte le altre.
Così abbiamo avuto questa manifestazione che, seppur utile nei suoi intenti formali, mostra il fianco a notevoli incongruenze.
Come quella degli esponenti di Famiglia Cristiana ed Avvenire, ora sul palco della manifestazione, pronti ad interpretare la parte delle vittime dell'influenza dei partiti, del governo e dei giornalisti ad essi asserviti che fanno “killeraggio mediatico” contro il “povero” Dino Boffo, ex Direttore di Avvenire. Il quale però, quando era in carica, non si risparmiava affatto (e permetteva i suoi giornalisti) di dare dell'assassino al padre di Eluana Englaro, attaccare con ferocia chi chiede la contraccezione d’emergenza o sostiene l’introduzione della pillola abortiva, oppure equiparare omosessualità a pedofilia e spargendo disinformazione mirata su tutte queste cose. Come d’altronde continuano a fare tuttora.
Ed il pubblico? Ovviamente ad applaudire anche i loro interventi, fintanto che erano contro Berlusconi ed i suoi aiutanti. Quando invece sarebbe stato più coerente, intelligente ed etico, un glaciale silenzio. Ed eccolo invece di nuovo, il pubblico, a fischiare quando stimolato da parole chiave come Mediaset e “Il Giornale” e ad esplodere in un boato d’approvazione quando vengono nominati Marco Travaglio e Roberto Saviano.
La questione della libertà è ridotta ad una tifoseria, e tutto è offuscato da un diffuso e pervadente velo di ipocrisia.
Tutti a cercare chi siano i cattivi e chi gli eroi, a seguire fedelmente i secondi ed approvare potenzialmente chiunque disapprovi i primi. Questo è quello che sembra interessare le persone. Alla maggior parte della gente non interessa la libertà, non interessa capire, non interessa rendersi indipendenti ed autonomi, ma solo cercare qualcuno da seguire. Eppure chiunque potrebbe avere le virtù dell’eroe e chiunque potrebbe contribuire ed aiutare tutti. Tutti hanno le capacità mentali di capire, di imparare e di essere autonomi.
Con questo articolo, non voglio togliere nessun merito a persone coraggiose ed informate come Travaglio, Saviano e molti altri giornalisti e scrittori, che stanno facendo un lavoro notevole e, secondo me, importantissimo. Ma cari amici ( cit. ;-) ), se il criterio con cui giudicate una persona e le sue azioni è quello che ho visto, non imparerete mai nulla di cosa significhino libertà e democrazia; vi infilerete sempre fra le braccia della personalità di turno e ogni volta spererete che ci sia un eroe a salvarvi quando sentirete che quelle braccia iniziano a stritolarvi.
Machiavelli
01 ott 2009 – 19:04 Archiviato in:
Idee

Capitolo 3 (Rinascimento), parte prima, primo libro. Leggete e ditemi se non vi fa venire in mente nulla.
Anche se sono tentato, non evidenzierò nessuna parte, perché sono sicuro che le persone intelligenti sapranno capire correttamente tutto quello che c’è scritto e trarre le logiche conclusioni.
[…] Tentiamo di fare una sintesi (che Machiavelli non fece) tra le parti «morali» e quelle «immorali» della sua dottrina. In ciò che segue, non esprimerò mie opinioni, ma, esplicitamente o implicitamente, le sue.
Esistono determinati beni politici, tre dei quali sono particolarmente importanti: indipendenza nazionale, sicurezza, e costituzione ben ordinata. La miglior costituzione è quella che ripartisce i diritti legali tra principe, nobili e popolo in proporzione con il loro reale potere, perché sotto una simile costituzione è difficile che le rivoluzioni riescano, e quindi è possibile la stabilità; ma appunto per la stabilità, sarebbe saggio dare un maggior potere al popolo. Questo riguardo ai fini.
Ma c’è anche, in politica, la questione dei mezzi. È perfettamente inutile perseguire uno scopo politico con metodi destinati a fallire; se riteniamo buono un certo fine, dobbiamo scegliere i mezzi adeguati al suo raggiungimento. La questione dei mezzi può esser trattata in maniera puramente scientifica, senza tenere in considerazione la bontà o l’iniquità degli scopi. «Successo» significa raggiungimento dei nostri obiettivi, quali che possano essere. Se esiste una scienza del successo, questa può essere studiata altrettanto bene attraverso i successi dei malvagi che attraverso quelli dei buoni; meglio, anzi, dato che gli esempi dei cattivi che hanno avuto successo sono molto più numerosi di quelli dei santi. Ma la scienza del successo, una volta codificata, sarà utile al santo come al peccatore. Infatti il santo, se si occupa di politica, deve desiderare, proprio come fa il peccatore, di raggiungere il successo.
Si tratta in ultima analisi d’una questione di forza. Per raggiungere un certo obiettivo politico è necessaria, in un modo o nell’altro, la forza. Questo semplice fatto è occultato da slogan come «il diritto prevarrà» o «il trionfo del male è di breve durata». Se prevale il partito che tu pensi abbia ragione, ciò accade perché ha una forza superiore. È vero però che la forza dipende spesso dall’opinione pubblica, e l’opinione pubblica dalla propaganda; ed è vero anche che nella propaganda è un vantaggio sembrare più virtuoso dell’avversario, e che uno dei modi di sembrar virtuoso è di essere virtuoso. Per questa ragione può accadere talvolta che la vittoria vada a quel partito che maggiormente pratica quella che il pubblico chiama «virtù». Dobbiamo concedere a Machiavelli che quest’elemento ebbe il suo peso nell’incremento del potere papale durante i secoli XI, XII e XIII, nonché il successo della Riforma nel XVI secolo. Ma ci sono importanti limitazioni. In primo luogo, coloro che hanno raggiunto il potere possono, controllando la propaganda, far sì che il loro partito appaia virtuoso; nessuno, per esempio, potrebbe denunciare le colpe di Alessandro IV in una scuola pubblica di New York o di Boston. In secondo luogo, ci sono dei periodi caotici, in cui spesso ha successo anche un’evidente impostura; il periodo di Machiavelli era uno di questi. In tempi simili, il cinismo si diffonde rapidamente, e fa sì che gli uomini dimentichino tutto purché vi trovino un tornaconto. Anche in periodi del genere, come dice Machiavelli stesso, è opportuno mostrare un’apparenza virtuosa davanti al pubblico ignorante.
Si può fare un altro passo innanzi. Machiavelli è d’opinione che gli uomini civili siano, quasi senza eccezione, degli egoisti senza scrupoli. Se uno desiderasse costituire una repubblica, egli dice, gli riuscirebbe più facile con dei montanari che con degli abitanti d’una grande città, dato che questi ultimi sono già corrotti.1 Se uno è un egoista senza scrupoli, la scelta della più saggia linea di condotta dipenderà, per lui, dalla popolazione con cui ha a che fare. La Chiesa del Rinascimento scandalizzò tutti, ma fu solo a nord delle Alpi che scandalizzò tanto da provocare la Riforma. Al tempo in cui Lutero cominciò la sua rivolta, le entrate del Papato erano probabilmente maggiori di quel che sarebbero state se Alessandro IV e Giulio II fossero stati più virtuosi, e, se questo è vero, lo è a causa del cinismo regnante nell’Italia rinascimentale. Ne consegue che i politici si comporteranno meglio quando si appoggeranno su una popolazione virtuosa che non quando si appoggeranno su gente indifferente a qualsiasi considerazione morale; essi si comporteranno anche meglio in una comunità in cui i loro crimini (se ce ne sono) possano venir resi noti a tutti, che non in una comunità in cui esista una rigorosa censura sottoposta al loro controllo. Un certo margine, s’intende, bisognerà lasciarlo all’ipocrisia, ma tale margine può essere di molto diminuito con opportune istituzioni.
Il pensiero politico di Machiavelli, come quello della maggior parte degli antichi, è, sotto certi aspetti, alquanto superficiale. Si occupa dei grandi legislatori, come Licurgo e Solone, quasi che essi avessero creato una comunità tutto d’un tratto, senza tenere conto di ciò che era successo prima. La concezione di una comunità come di qualcosa d’organico che va sviluppandosi e su cui gli statisti possono influire solo entro certi limiti, è per lo più moderna ed è stata grandemente rafforzata dalla teoria evoluzionistica. Questa concezione non si trova in Machiavelli più che in Platone.
Si potrebbe sostenere, però, che il punto di vista evoluzionistico intorno alla società, vero in passato, non sia più auspicabile, e debba per il presente e per il futuro esser sostituito da un punto di vista più meccanicistico. In Russia e in Germania sono state create nuove società, in maniera del tutto analoga a quella in cui si suppone che il mitico Licurgo abbia creato la costituzione spartana. L’antico legislatore è un mito felice; il legislatore moderno è una terrificante realtà. Il mondo è divenuto più simile a quello di Machiavelli di quanto non lo fosse in passato, e l’uomo moderno, prima di rifiutare la sua filosofia, deve pensarci meglio che nel XIX secolo.
- Curiosa questa anticipazione di Rousseau. Sarebbe divertente, e non del tutto assurdo, interpretare Machiavelli come un romantico disilluso.
“NonCredo”: una nuova rivista illuminista
26 set 2009 – 16:34 Archiviato in:
Segnalazioni
È in uscita una
nuova rivista, che si propone di promuovere il pensiero laico,
illuminista e noncredente.
Si chiama NonCredo, è prodotta dalla fondazione “Religions Free”, ed è già possibile ricevere la propria prima copia gratuitamente.

Negli ultimi mesi sono diventato collaboratore di questa nuova rivista, ed i miei articoli inizieranno ad apparire dal secondo numero. Alcuni di quelli che ho consegnato, sono rielaborazioni di articoli che avevo già scritto per questo blog, altri invece saranno inediti.
Ho accettato la proposta perché volevo provare l’esperienza di scrivere per una rivista, quindi con particolari regole e dovendo rispettare certi standard di qualità.
Vedere le mie parole scribacchiate, apparire a fianco degli articoli di persone molto più autorevoli ed acculturate di me, mi emoziona parecchio ed un po’ m’intimorisce, ma cercherò di fare del mio meglio per produrre dei begli articoli. :-)
Questo non significa che abbandonerò questo blog, ma è probabile che gli aggiornamenti saranno un po’ più incostanti. …beh, come in questi ultimi mesi, d’altronde. ;-)
Per far capire meglio di cosa si tratta, riporto l’introduzione del primo numero, scritto dall’editore Paolo Bancale.
“Il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me”
- Immanuel Kant -
PER I LETTORI
Con questo fascicolo vede la luce la rivista NONCREDO che offriamo alla valutazione dei lettori quale prima pubblicazione, nello scenario editoriale italiano, totalmente dedicata alle esigenze culturali, di documentazione e di informazione di quel 18 per cento della popolazione italiana, pari ad 11 milioni di cittadini, che nel totale rispetto delle leggi, dell’etica condivisa e della più rispettosa tolleranza per le idee altrui, non si riconosce in alcuna delle tante religioni istituzionalizzate, dogmatiche e gerarchiche esistenti: parliamo dei noncredenti, e tali a qualsiasi titolo e per qualsiasi motivazione interiore, culturale o politico-sociale essi lo siano.
È bene che si sappia che noi noncredenti siamo un quinto della popolazione nazionale, sparsi trasversalmente sui due sessi, in tutto l’arco politico, in tutte le attività e professioni, presenti ovunque sul territorio nazionale, dalle città alle campagne, ed in tutte le gamme di età. Siamo una forza che crede negli ideali di laicità, aconfessionalità, autonomia della coscienza e libertà di pensiero, senza l’intermediazione di cleri di qualsiasi denominazione, o di metafisiche o di mitologie. Siamo una forza che, potenzialmente, se trova un valido polo aggregante, può contribuire a realizzare nella legislazione e nei costumi italiani quei traguardi etico-culturali che ci motivano.
Questo vuole essere il traguardo di NONCREDO, che si rivolge parimenti anche ai tiepidi, ai non convinti, ai dubbiosi.
Essi troveranno in queste pagine molto rispetto sia per i loro dubbi che per le loro fedi in crisi. Noi li inviteremo soltanto a riflettere, a pensare razionalmente, eticamente e soprattutto autonomamente, a coniugare nel proprio intimo coscienza, conoscenza e libertà. Essi troveranno nelle nostre pagine più domande che risposte, e tanti dubbi su cui meditare piuttosto che pseudocertezze o comodi placebi in cui credere.
Lettore, in questo nostro difficile momento iniziale, se ci condividi, o anche se soltanto ritieni che sia culturalmente utile ed informativo leggerci, dimostraci consenso, diffondici, dacci sostegno e fiducia col tuo abbonamento, aiuta NONCREDO a divenire presto mensile ed essere presente nelle edicole nazionali, come un autorevole e rappresentativo veicolo per i noncredenti in Italia.
Si chiama NonCredo, è prodotta dalla fondazione “Religions Free”, ed è già possibile ricevere la propria prima copia gratuitamente.

Negli ultimi mesi sono diventato collaboratore di questa nuova rivista, ed i miei articoli inizieranno ad apparire dal secondo numero. Alcuni di quelli che ho consegnato, sono rielaborazioni di articoli che avevo già scritto per questo blog, altri invece saranno inediti.
Ho accettato la proposta perché volevo provare l’esperienza di scrivere per una rivista, quindi con particolari regole e dovendo rispettare certi standard di qualità.
Vedere le mie parole scribacchiate, apparire a fianco degli articoli di persone molto più autorevoli ed acculturate di me, mi emoziona parecchio ed un po’ m’intimorisce, ma cercherò di fare del mio meglio per produrre dei begli articoli. :-)
Questo non significa che abbandonerò questo blog, ma è probabile che gli aggiornamenti saranno un po’ più incostanti. …beh, come in questi ultimi mesi, d’altronde. ;-)
Per far capire meglio di cosa si tratta, riporto l’introduzione del primo numero, scritto dall’editore Paolo Bancale.
“Il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me”
- Immanuel Kant -
PER I LETTORI
Con questo fascicolo vede la luce la rivista NONCREDO che offriamo alla valutazione dei lettori quale prima pubblicazione, nello scenario editoriale italiano, totalmente dedicata alle esigenze culturali, di documentazione e di informazione di quel 18 per cento della popolazione italiana, pari ad 11 milioni di cittadini, che nel totale rispetto delle leggi, dell’etica condivisa e della più rispettosa tolleranza per le idee altrui, non si riconosce in alcuna delle tante religioni istituzionalizzate, dogmatiche e gerarchiche esistenti: parliamo dei noncredenti, e tali a qualsiasi titolo e per qualsiasi motivazione interiore, culturale o politico-sociale essi lo siano.
È bene che si sappia che noi noncredenti siamo un quinto della popolazione nazionale, sparsi trasversalmente sui due sessi, in tutto l’arco politico, in tutte le attività e professioni, presenti ovunque sul territorio nazionale, dalle città alle campagne, ed in tutte le gamme di età. Siamo una forza che crede negli ideali di laicità, aconfessionalità, autonomia della coscienza e libertà di pensiero, senza l’intermediazione di cleri di qualsiasi denominazione, o di metafisiche o di mitologie. Siamo una forza che, potenzialmente, se trova un valido polo aggregante, può contribuire a realizzare nella legislazione e nei costumi italiani quei traguardi etico-culturali che ci motivano.
Questo vuole essere il traguardo di NONCREDO, che si rivolge parimenti anche ai tiepidi, ai non convinti, ai dubbiosi.
Essi troveranno in queste pagine molto rispetto sia per i loro dubbi che per le loro fedi in crisi. Noi li inviteremo soltanto a riflettere, a pensare razionalmente, eticamente e soprattutto autonomamente, a coniugare nel proprio intimo coscienza, conoscenza e libertà. Essi troveranno nelle nostre pagine più domande che risposte, e tanti dubbi su cui meditare piuttosto che pseudocertezze o comodi placebi in cui credere.
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