Anobii

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Segnalo questo bel sito, chiamato Anobii. Esso permette di catalogate i propri libri, tenere traccia di quelli iniziati, letti, abbandonati, prestati, di scriverne recensioni e darne i voti.

Il database dei libri è sconfinato ed include anche pubblicazioni rare o prive di codice ISBN.

Uno strumento collaborativo grazie al quale si possono trovare letture di interesse e persone con le quali scambiarsi opinioni su di esse.

Ha il pregio di essere un social network che va dritto al sodo, senza orpelli inutili ed altri scopi che non siano la collaborazione fra gli utenti e la condivisione delle proprie conoscenze.

Questo è il link alla mia libreria: Masque – Anobii
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Due cadaverilli

Quando stanco canguri saltellando cittemmuorto percepisco me stesso dopodomani morto.

Fuffi gira la ruota tanto per condizionare l’usignolo turgido
non è detto forse sì che tutti esauriti siamo.
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Ossimori (della serie: campi di distorisione della realtà)

Come sarebbe bello se ogni cosa avesse il suo posto.
Ogni cosa dove deve stare, libera di essere scelta da chi la vuole, senza che una interferisca con l’altra e senza imposizioni. Separazione fra stato e religione. Questa è la corretta definizione di laicità (senza “positiva”, “negativa” o altre deformazioni del significato), che Bagnasco prima e Ratzinger poi, cercano di distorcere a loro favore.

Ancora una volta, citando Philip Dick, “chi controlla le parole, controlla le persone che devono usare quelle parole”.

L’insegnamento della religione cattolica in canonica, nelle ore di catechesi, solo per chi vuole parteciparvi. Libera a tutti, ma non imposta “di default”.
L’insegnamento della civiltà e dell’etica nella scuola pubblica, dove tutti partecipano.

È tanto difficile? (domanda retorica)
Risposta 1: Se le cose venissero fatte come andrebbero fatte, no. Molti paesi civili lo fanno già.
Risposta 2: Siamo in Italia e le cose non vengono mai fatte come andrebbero fatte. In Italia non si decide in base alla ricerca della migliore soluzione possibile. Ci sono i soliti giochi di potere e di favori fra gruppi potenti. Gli insegnanti di religione, ingiustamente privilegiati, pagati dallo stato, ma scelti dalla curia e con posto assicurato, al contrario degli altri insegnanti, sempre più precari. Il fatto che se le cose fossero come dovrebbero essere, meno della metà dei malleabili bambini parteciperebbe alle lezioni di religione, eccetera eccetera.

Benedetto XVI: insegnare religione cattolica è “laicità positiva”

Sulla scia delle dichiarazioni del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana (cfr. Ultimissima del 23 aprile), oggi anche Benedetto XVI ha detto la sua sull’insegnamento, in Italia, della religione cattolica. Ricevendo oggi in udienza i partecipanti all’incontro dei docenti di questa materia, il pontefice ha detto che l’IRC rappresenta un “valido esempio di quello spirito positivo di laicità che permette di promuovere una convivenza civile costruttiva, fondata sul rispetto reciproco e sul dialogo leale, valori di cui un paese ha sempre bisogno”. Rivolgendosi direttamente agli insegnanti, ha dichiarato: “voi contribuite, da una parte, a dare un’anima alla scuola e, dall’altra, ad assicurare alla fede cristiana piena cittadinanza nei luoghi dell’educazione e della cultura in generale”. Il discorso conteneva anche una critica alle tesi di Karl Marx: “la dimensione religiosa non è dunque una sovrastruttura; essa è parte integrante della persona, sin dalla primissima infanzia”.

da UAAR news

Il Papa difende l'ora di religione "Contribuisce ad una sana laicità" (Repubblica.it)

Bocciata l'ora di religione a Berlino (Repubblica.it)
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Ascolti recenti

Un po’ di gruppetti che ho scoperto o rispolverato recentemente. Raccolti in una comoda playlist.
Gogol Bordello: folk punkeggiante, molto divertenti
Aghora: metal ipertecnico con influenze fusion
Green Carnation: ex In the woods…, ex Green Carnation, dal metal al rock psichedelico
Cynic: il nuovo album Traced in Air è decisamente bello, anche se non ha più quel sapore di novità che aveva il loro primo album Focus. Metal con influenze jazz
Portal: sono il gruppo formato da alcuni membri dei Cynic dopo l’uscita di Focus. Rock psichedelico (Cynic, Portal e Aghora sono tutti progetti degli stessi musicisti)
Atheist: death metal con influenze jazz
Combo de la muerte: cover di gruppi metal suonate in stile “caraibico”

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Perché penso che gli dei siano poco probabili

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Quello che state per leggere è un articolo che cercherò di mantenere il più possibile leggibile e semplice.
Dal mio punto di vista, non c’è alcuna ragione per la quale quello che andrò a spiegare debba essere complesso o fuori dalla portata di qualcuno. Come cercherò di mostrare, si tratta di ragionamenti che in moltissimi ambiti vengono fatti quotidianamente da tutti, quasi senza doverci pensare, ma che in altri ambiti particolari, non vengono invece applicati. In quei particolari ambiti, vigono infatti regole speciali che richiedono di sospendere il giudizio su di essi.

Questo articolo non ha alcuno scopo di convincere nessuno alle mie idee, non a caso nel titolo ho scritto “Perché penso”. Si tratta quindi del mio punto di vista, condivisibile o meno. Ovvio che personalmente, questo mio punto di vista, lo condivido appieno! ;-)
Il mio scopo, in questo articolo, è cercare di essere il più possibile razionale ed analitico. Per forza di cose non potrò toccare tutte le diramazioni del discorso: il mio tempo è quello che è, e non voglio di certo scriverci un libro! :-D
Sono consapevole che quello che scriverò potrebbe (ma anche no, spero) infastidire le persone credenti ed irritarle, che potrà portare come conseguenza: incazzature, insulti e – peggio di tutto – provocare in loro un netto rifiuto di voler comprendere ciò che leggeranno.
La religiosità è una caratteristica che è più legata ad i sentimenti, che non alla ragione (non a caso si usa spesso il termine “sentimento religioso”), ed è per questo motivo che quando la si va a stuzzicare, spesso, si provocano emozioni negative e reazioni di difesa talvolta estremamente dure. Spero che tutto questo non succeda, ma sono consapevole che la possibilità c’è. :-)

Leggendo il titolo, sarà certamente saltata all’occhio quella parola: “probabilità”. Inizio con un esempio che vi sembrerà banale, per sminuzzarlo in piccoli pezzi e quindi ricomporlo.
Immaginatevi su una spiaggia in agosto con quaranta gradi di temperatura. Osservare le persone. Secondo voi, ci sono più persone abbronzate, oppure persone abbronzate che desiderano un gelato fresco?
Dopo l’attimo iniziale di sbigottimento (ma che razza di domanda è?), vi chiederete dove stia il tranello. Dopo averci pensato un po’, mi darete la risposta, che corrisponde a ciò che ritenete più probabile. E la risposta è, ve lo dico subito: persone abbronzate.
Perché questo? Ciò che la vostra mente, ha ritenuto come la risposta più probabile, spinta dall’intuito o dal ragionamento, deriva da una serie di fattori.
Come faccio a sapere che ci sono persone abbronzate? È molto semplice: si osserva. L’esistenza delle persone abbronzate è una caratteristica che è sufficiente constatare, per verificarla.
Sapere invece che ci sono delle persone abbronzate che desiderano un gelato fresco è invece parecchio più complicato. Quelli che alla domanda optano per questa scelta, lo fanno in base ad uno scenario mentale che si sono autocostruiti: cioè che con quella temperatura è molto facile che una persona voglia raffreddarsi un po’ la gola con un buon gelato.
Al contrario dell’altra opzione, non ci è possibile constatare che le persone desiderino un gelato. Dovremmo poter leggere loro nella mente, ma questo non si può fare. :-) Per sostenere questa ipotesi, bisogna dimostrarla, e per dimostrarla è necessario che vi siano delle evidenze, cioè delle prove. Vi verrà chiesto perché pensate che le persone abbronzate desiderino un gelato fresco ed a voi toccherà darvi da fare per fornire le prove necessarie. Cercherete di seguire con lo sguardo tutte le persone abbronzate per vedere se andranno a comprarsi un gelato, oppure lo pescheranno dalle proprie borse frigo. Chi vi avrà fatto la domanda, allora potrà alzare delle obiezioni. Vi chiederà come fate ad essere sicuri che le persone che hanno appena comprato un gelato lo desiderassero veramente, oppure se non l’hanno comprato per qualcun altro, e così via. Come vi ho detto, il compito di dimostrare che le persone abbronzate desiderano un gelato fresco non è affatto semplice, anzi: è molto frustrante! Dopo un po’, quando sarete veramente spazientiti, ci sarà una piccolissima possibilità che siate tentati di dire all’altro: “Beh… allora dimostrami tu che quelle persone NON desiderano un gelato fresco!”. A quel punto, l’altro vi risponderà “Eh no! Sei tu per primo che hai detto che desiderano un gelato. Sei tu a doverlo dimostrare! È così che funziona. Se nei tribunali si facesse come dici tu, cioè che non sia l’accusa – chi afferma – a dover portare le prove riguardo a ciò di cui sta accusando l’imputato, sarebbe il caos! Chiunque potrebbe accusare chiunque di qualunque cosa gli salti per la testa! E sarebbero giudicati colpevoli una marea di innocenti. Ed al contrario, potrebbero venire dichiarati innocenti una marea di colpevoli!”.
Oltre ai ragionamenti sul constatare, il dimostrare e l’onere della prova, c’è una caratteristica del problema posto, che non ho ancora toccato.
L’insieme persone abbronzate che desiderano un gelato fresco, è incluso nell’insieme persone abbronzate, perché le persone abbronzate che desiderano un gelato fresco sono, dopotutto, persone abbronzate! :-)
Si tratta infatti di un caso di classe-inclusione. Da questo segue che, la probabilità che sulla spiaggia ci siano persone abbronzate, è sempre maggiore o uguale (nel caso i due insieme coincidano) alla probabilità che ci siano persone abbronzate che desiderano un gelato fresco!
La cosa interessante è che, chiunque sia arrivato a questa soluzione, ha applicato, senza nemmeno saperlo, il principio del Rasoio di Occam!

Rendiamo ora il discorso un po’ più interessante…
Leggi il resto…
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Epicuro

epicuro
Due giorni fa c’è stato uno dei rarissimi casi in cui qualcosa di un programma di intrattenimento televisivo, è riuscito a dare dei buoni spunti di approfondimento. Un concorrente del soporifero quiz Chi vuol essere milionario?, dice di essere uno studioso di filosofia e di identificarsi con la dottrina dell’epicureismo, dal filosofo ateniese Epicuro (vissuto dal 341 a.C, al 271 a.C.).
Epicuro – spiega il concorrente – insegna che la filosofia non è solamente un esercizio mentale teorico, ma che la ricerca della conoscenza che essa porta, può e deve essere usato efficacemente per migliorare la propria condizione di vita, psicologica ed etica. La ricerca della felicità, può avvenire tramite lo studio filosofico.

Vogliamo fare un piccolo approfondimento? :-)
Secondo Epicuro, la vera felicità, identificata col piacere (in seguito spiegherò come), non è una qualità che vada ricercata di per se, quanto invece una qualità che nasce dalla mancanza del male e del dolore e quindi statica. Per eliminare questi, è necessario imparare a godersi ogni istante della vita. Al contrario, la ricerca del piacere in sé, porta ad una forma di esso che lui chiama cinetica, cioè dinamica, mutevole e sfuggente, che dura poco ed al suo termine lascia insoddisfatti. Quest’ultima affermazione, allontana di molto la sua filosofia dall’essere etichettata come edonistica.

Quello che egli propone, è un insegnamento, chiamato tetrafarmaco, che si occupa di eliminare le quattro paure principali dell’uomo. Eliminando quelle, si raggiunge la felicità.

  1. Paura degli dei e della vita dopo la morte. – Non si devono temere, perché gli dei non si interessano degli uomini.
  2. Paura della morte – Quando ci siamo noi non c’è la morte, quando c’è la morte non ci siamo noi.
  3. Mancanza del piacere – Esso è facilmente raggiungibile.
  4. Dolore fisico – Se il male è lieve, il dolore fisico è sopportabile, e non è mai tale da offuscare la gioia dell'animo; se è acuto, passa presto; se è acutissimo, conduce presto alla morte, la quale non è che assoluta insensibilità. E i mali dell'anima? Essi sono prodotti dalle opinioni fallaci e dagli errori della mente, contro i quali c'è la filosofia e la saggezza.

Il primo punto è la conclusione di Epicuro per questo ragionamento:
Noi sappiamo che gli dei sono onnipotenti, ossia hanno potere di fare qualunque cosa. Sappiamo anche, dalle tradizioni, che gli dei sono buoni e benevolenti, ovvero desiderano che prevalga il bene sul male. Tuttavia, è facile constatare l’esistenza del dolore e del male. Come si conciliano queste cose?

  • Se gli dei non vogliono il male (benevolenti), ma non possono evitarlo, significa che non sono onnipotenti.
  • Se gli dei possono evitare il male (onnipotenza) , ma non vogliono, significa che non sono benevolenti.
  • Se gli dei non possono evitare il male e non vogliono, significa che non sono né onnipotenti, né benevolenti.
  • Quindi, gli dei devono voler e poter evitare il male. Ma allora, perché il male esiste?

Epicuro arriva alla conclusione che gli dei non si occupano dell’uomo perché essi vivono negli intermundia, cioè gli spazi che esistono fra gli infiniti universi, inoltre, in virtù della loro perfezione, non hanno bisogno né di occuparsi dell’uomo, né di interessarsi alla vita terrena.
Infatti, il male deriva dai desideri non appagati, siano essi naturali o artificiali, e la felicità dall’assenza di timori e paure che condizionano negativamente la vita.
Da ciò, segue che gli dei non sono necessari all’uomo affinché esso raggiunga la felicità ed il bene.

Quando ci siamo noi, non c’è la morte, quando c’è la morte non ci siamo noi. Epicuro ritiene che la materia sia composta di atomi, così come l’anima. Con la differenza che gli atomi di quest’ultima hanno la caratteristica di essere molto più mobili degli altri. Di conseguenza, la verità e la felicità si possono raggiungere attraverso i sensi, la felicità corrisponde al senso del piacere e, essendo l’anima composta di atomi, la morte non ci deve spaventare perché essa corrisponde alla completa cessazione dei sensi. Quindi, quando ci siamo noi (e possiamo facilmente constatare l’esistenza di noi stessi) significa che siamo vivi, quando invece c’è la morte, noi non ci siamo più, perché ciò che ci costituisce è diventato inerte e con esso cessano anche i sensi (e la capacità di constatare la nostra esistenza).

Visto a cosa si potrebbe arrivare, se su quel maledetto arnese chiamato televisione, fornissero, talvolta, spunti interessanti, e se la gente non li lasciasse scivolare sul piano inclinato della propria indifferenza? ;-)

Per approfondire un po’ di più le cose che ho tralasciato:
Epicuro (Wikipedia)
Epicureismo (Wikipedia)
Epicuro.org
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Star Trek e la religione

Completo l’opera, riportando questo testo trovato in rete, del quale non sono riuscito a risalire all’autore originale.
L’argomento è il rapporto fra Star Trek e la religione. Si parlerà inoltre, del rapporto fra essa ed il suo autore originale, Gene Roddenberry, facendo anche paragoni con la serie “rivale” di sempre, Star Wars.

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Da qualche tempo a questa parte mi trovo impelagato in un affascinante, per quanto interminabile e probabilmente senza via d’uscita, dibattito filosofico con un estimatore di lunga data della Repubblica lucasiana e annessa mitologia. Cominciato vis à vis nelle pieghe dell’ultima sessione della Cricca, proseguito via email e tuttora in corso, l’argomento del contendere verte sulla visione religiosa proposta in Star Trek e la presunta superiorità del background che sottenderebbe l’universo di Star Wars. Premesso il mio tiepido interesse per la complessa creatura di George Lucas, in passato ho tentato di liquidare il più velocemente possibile questo argomento ogni qualvolta mi è stato proposto, non già per disinteresse, quanto per la consapevolezza di dover mettere piede in un campo minato. Finora mi era riuscito di starne alla larga, ma doveva accadere presto o tardi che io abboccassi all’amo ingoiando tutta la lenza. Riassumo qui il mio punto di vista, nella speranza che valga a dissuadere altri dal tirare in ballo sotto il mio naso la vexata quaestio in futuro. Chi non mastica nulla di Star Trek passi tranquillamente oltre senza voltarsi indietro: sono un lieutenant commander della Flotta Stellare e sarò costretto a dare fondo a tutto il mio addestramento per cavarmi d’impiccio.

Gene Roddenberry ricevette un’educazione religiosa e frequentò regolarmente le funzioni della Chiesa Battista fino all’adolescenza, prima di manifestare un radicale rigetto per la religione. Traduco una sua dichiarazione così come citata da Graham Kennedy, Daystrom Institute, ripresa testualmente da Bernd Schneider, Ex Astris Scientia:

Condanno i falsi profeti, condanno il tentativo di minare il potere della decisione razionale, di prosciugare il libero arbitrio della gente e una dannata quantità di denaro nell’affare. Le religioni variano nel relativo livello di idiozia, ma le rifiuto tutte. Per la maggior parte delle persone, la religione non è nulla più che un surrogato per un cervello malfunzionante.

E ancora:

Dobbiamo mettere in discussione la logica storica di avere un Dio onniscente e onnipotente, che crea esseri umani imperfetti per poi biasimarli in virtù dei Suoi stessi errori.

Una posizione oltremodo chiara, tale da riflettersi nell’adesione del 1986 alla American
Humanist Association, che non più tardi del 1991 gli riconoscerà il prestigioso Humanist Arts Award. Il Movimento Panteista tenterà a sua volta ripetutamente di tirarlo per la giacca, senza invero argomenti convincenti. Di sè stessa l’Associazione Umanista dice:

L’Umanesimo è una filosofia di vita progressista che, prescindendo dal soprannaturale, afferma la nostra capacità e responsabilità di condurre un’esistenza etica di realizzazione personale, che aspira al maggior bene per l’umanità.

Roddenberry si considerò quindi un Umanista per tutta la durata della propria vita adulta, trasponendo in qualche modo questa visione ideale nell’universo di Star Trek. Ad una prima superficiale analisi sembra infatti evidente l’assenza di substrato religioso laddove egli tratteggia invece con precisione le peculiarità filosofiche e tecnologiche proprie della società del futuro. Fatte salve alcune significative eccezioni, i personaggi dei serial televisivi e dei lungometraggi eviteranno accuratamente di compromettersi con affermazioni di carattere religioso nel corso dell’intera storia della saga, fino ai giorni nostri. Si parla di eccezioni laddove l’ambientazione di un episodio, una battuta, un dialogo o parti della sceneggiatura abbiano introdotto elementi di più o meno marcata pertinenza religiosa. In Balance of Terror (La navicella invisibile) durante una cerimonia nuziale officiata da James T. Kirk, in quella che con ogni evidenza è la cappella della nave, alle spalle del Capitano sono chiaramente visibili una croce e un ulteriore simbolo religioso, non identificabile. Se accadrà ancora che un ufficiale al comando celebri un matrimonio (a titolo di esempio, lo faranno sia Picard che Janeway), non ci sarà invece altra occasione per notare simboli religiosi riferibili alla cerimonia. Nulla anche nei funerali, che pure saranno numerosi. In That Which Survives (Un pianeta ostile) il tenente Rhada sfoggia sulla fronte un classico simbolo induista. Basterebbero questi indizi da soli a confermare che la popolazione umana della Federazione attribuisce ancora un qualche valore alle tradizioni religiose, così come le conosciamo oggi, sia pure con una punta di ecumenismo e verosimilmente tracce di nuovi culti. Ancora in The Empath (Il diritto di sopravvivere) il dottor Ozaba cita un passo dalla Bibbia, come farà più tardi anche Joseph Sisko dalle pagine della sceneggiatura di Far Beyond the Stars (Lontano, oltre le stelle). Star Trek V: The Final Frontier vede l’eretico vulcaniano Sybok raccogliere un codazzo di seguaci alla volta di Sha Ka Ree, il pianeta di Dio, proponendo loro una sorta di terapia religiosa che richiama grosso modo l’auditing di Scientology: condividi con me il tuo dolore, abbandonalo e da esso trarrai forza. L’idea che Dio soggiorni su un pianeta specifico è dottrina nota fra i Mormoni, e anche i Raeliani collocano fisicamente i propri Dei su un pianeta. Kirk rifiuterà recisamente di condividere con Sybok le proprie esperienze dolorose e di permettere che vengano cancellate, affermando che esse fanno parte di lui e lo definiscono in quanto individuo. Il dottore della Voyager calcherà le assi del ponte ologrammi vestito da sacerdote cattolico in Spirit Folk (Gli spiriti) e il suo omologo alieno Phlox sull’Enterprise del ventiduesimo secolo dirà in Cold Front (Guerra temporale) di aver assistito ad una messa in Piazza San Pietro, avvalorando senz’ombra di dubbio la sopravvivenza di religioni mainstream dietro le quinte della struttura sociale umana integrata nella Federazione Unita dei Pianeti.
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L'etica di Star Trek (Partick Stewart) - Valentina Piattelli

Con questo discorso di Patrick Stewart al Panoma College, si conclude il bellissimo saggio di Valentina Piattelli sull’etica di Star Trek.
Gli argomenti sono il progresso e la pena di morte.

Capitoli precedenti:
  1. Star Trek è cultura? Una cultura pluralista e policentrica. La ricerca come valore fondante e rispetto per il futuro.
  2. La Prima Direttiva
  3. Significati profondi della Kobayashi Maru.
  4. La società di Star Trek: la via della semplicità.
  5. La Flotta Stellare: un modello autoritario in una società libertaria.
  6. Violenza e non violenza in Star Trek.
  7. Quando Star Trek non è all'altezza dei suoi principi: i rapporti con i Borg
  8. Appendice: Relativismo Trek


Patrick Stewart sul progresso e la pena di morte.

Estratti del discorso che Patrick Stewart ha tenuto il 14 maggio 1995 al Pomona College, in occasione del conferimento del titolo di 'dottore in Letteratura' Honoris Causas.

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"Preside Stanley, onorevoli professori e assistenti, colleghi dottorati, signore e signori, ragazzi e ragazze [risate], e laureati della classe. Con questo non voglio dire che non siate 'signore e signori', e neanche che non siate 'ragazzi e ragazze'. Ecco, prima che l'emozione e l'agitazione per questo evento abbiano la meglio su di me, e come Calibano nel "La Tempesta", mi scordi quello che voglio dire e finisca con il balbettare, devo dire alcune parole specificatamente e direttamente a tutti voi che vi laureate, perché siete stati voi a proporre di invitarmi qui oggi. E mi rendo conto solo oggi che questo è stato il risultato di un'attiva campagna di raccolta firme. [...] Mi state dando - veramente - un giorno da ricordare, e un onore del quale sarò sempre fiero. Claremont e il Pomona College avranno sempre un posto nel mio cuore.
E adesso, data la solennità dell'occasione, devo essere onesto. Ho una confessione da fare. [...] Questa è soltanto la mia seconda cerimonia di laurea, e quando dico 'mia', non intendo dire 'mia', perché in realtà questa è l'unica di cui io sia stato il protagonista. E per quelli fra voi che in questo momento sono stupiti, lasciatemi ricordare che non sono mai stato all'Accademia della Flotta Stellare, che non mi sono mai seduto sotto l'olmo di Boothby, e non saprei riconoscere il continuum spazio-temporale o la velocità Warp se me le trovassi nel letto [risate].
La mia prima cerimonia di laurea è stata quando mio figlio si è laureato tre anni fa. [...] Mio figlio, come simbolo della trasformazione da alunno inglese in giacchetta a laureato californiano, si era vestito con una maglietta hawaiana e bermuda. [...].
È stato un giorno memorabile nella mia famiglia quando Daniel si è laureato. "Maestro d'Arte", è il primo membro della famiglia a ricevere un laurea. È stato per me così significativo come lo sarebbe, in altre circostanze, se fosse il stato il primo a imparare a leggere e scrivere. Ero terribilmente orgoglioso e un po' in soggezione. E non vi meravigliate se vi racconto che io, suo padre, ho completato la mia educazione scolastica all'età di quindici anni e due giorni, l'età minima richiesta in Inghilterra per poter smettere di studiare. Senza saperlo, io ero già un progresso nello sviluppo intellettuale della mia famiglia.
Anni dopo, quando ho cominciato ad interessarmi di genealogia e a cercare notizie dei miei antenati, ho scoperto all'anagrafe [...], il certificato di matrimonio dei miei bisnonni, e nella casella dove mia bisnonna Elizabeth Mountain doveva mettere la sua firma, c'era una croce, una X. Elizabeth Mountain era analfabeta e non sapeva fare neanche la propria firma. Sullo stesso documento c'era scritto il suo mestiere: 'lavoratrice domestica'. Ah si, posso già sentire i mormori alle mie spalle [riferendosi ai professori seduti dietro di lui]. Che storia è questa? Stiamo forse premiando una persona non qualificata? Forse non se lo merita? Be', in realtà avete ragione [Risate]. Conferendomi questo onore unico, mi state convincendo del fatto che io sono un minuscolo dettaglio nel progresso della civiltà. E lo siete anche voi.
Ma per voi è importante quello che farete da questo momento in avanti; sarà questo che farà progredire la nostra civiltà ancora, oppure, ignorando la maggior parte dei successi che abbiamo raggiunto, le farà iniziare la retrocessione. Ed è qui che io comincio a non sentirmi più a mio agio. Sono un attore. Sono una persona che di lavoro intrattiene le altre e voi mi avete invitato qui come intrattenitore in un'occasione che solo all'apparenza è il conferimento del laurea a Patrick Stewart. Io sono l'intrattenitore e voi il pubblico e c'è una certa aspettativa. Sbaglio forse? E se questa aspettativa non venisse soddisfatta, io, l'intrattenitore, comincerei ad accorgermene. Il pubblico spesso sottostima quanto noi, gli intrattenitori, ci accorgiamo di cosa accade in platea. [...]
Recentemente un mio amico recitava il dramma scozzese "Macbeth" in un teatro di provincia il Mercoledì e - quando arrivò la scena in cui Macbeth viene a sapere che la moglie è morta e comincia il suo discorso "Avrebbe dovuto morire più in là, domani, domani e domani" - ha sentito una voce dagli spalti dire: "vediamo, così si andrebbe avanti fino a Sabato" [risate]. Confesso che durante le prove de "La Tempesta" di Shakespeare per il festival di New York, meglio noto come Shakespeare al parco, qualcuno degli attori più esperti mi aveva preparato per le reazioni imprevedibili che la platea poteva avere. È meraviglioso provare Shakespeare di nuovo. Erano dieci anni che non lo facevo. Cimentarsi in tale opera mancando di una formale educazione scolastica, ha significato per me cominciare un nuovo tipo di scuola il giorno stesso in cui sono entrato a far parte della Royal Shakespeare Company e ciò è continuato per 15 anni, insegnandomi saggezza, poesia e dandomi una visione del mondo che è entrata a far parte della mia vita. Vedete "La Tempesta" è soprattutto, ma non solo, una commedia della vendetta. Prospero passa la maggior parte dei quattro atti usando tutto il suo intelletto, energia e poteri magici per arrivare al momento in cui i suoi nemici [...] sono alla fine in suo potere e alla sua mercé. [...] Ma a quel punto Prospero replica [...]: "La più rara azione sta nella virtù, non nella vendetta".
Io ho vissuto e lavorato negli Stati Uniti per oltre 8 anni. Questo paese mi ha cambiato in molti modi. Ha trasformato la mia carriera, mi ha dato la sicurezza materiale, mi ha reso più sano, e penso migliore. Ma forse, ed è la cosa più importante, mi ha fatto divertire e ridere più che in tutti e 45 gli anni precedenti. [...] Io amo questo paese, gli Stati Uniti, e il suo popolo. Siete ammirevoli, ottimisti e suscettibili, divertenti e furiosi. E certe volte, per un europeo, sembrato così insicuri e abbastanza ... persi.
"La più rara azione sta nella virtù, non nella vendetta" e qui negli Stati Uniti durante questi ultimi 20 anni, non c'è mai stato un momento in cui i principi non abbiano avuto bisogno di essere proclamati di nuovo e di nuovo, finché c'è di mezzo un certo argomento. È una questione fondamentale con al quale le future generazioni ci giudicheranno come una società civile: il nostro rispetto per la sacralità della vita umana. Insieme con la povertà, la salute, l'educazione, le pari opportunità, l'ambiente e la tutela della legge per tutti, è l'esistenza o meno di esecuzioni capitali da parte dello stato che indicherà nel modo più evidente le basi profonde della nostra responsabilità, della nostra evoluzione e compassione.
Nel 1976, quando in tutta Europa la pena di morte veniva abolita, gli Stati Uniti l'hanno ripristinata, e vi sono al momento 38 stati in cui avvengono esecuzioni in varie forme. 38 stati, fra cui la California, in cui i cittadini americani, uomini e donne, vengono legalmente gassati, folgorati, avvelenati, impiccati o fucilati. Negli ultimi 19 anni, 272 vite sono state terminate in questo paese con uno di questi metodi barbarici e grotteschi. 272 volte gli stati, nel nostro nome, si sono presi l'autorità non soltanto del giudice, ma anche l'autorità di Dio. E perché? Perché la pena capitale è giusta? Una vita per una vita? Allora dovremo stuprare gli stupratori, picchiare i mariti violenti, castrare i pedofili, tagliare le mani ai ladri. Anche quello sarebbe giusto. Perché è un deterrente? In tutto il paese, ogni tipo di statistica, ogni prova conferma che la pena capitale non è un deterrente. E ora, nello stato di New York, assistiamo all'incomprensibile reintroduzione della pena di morte, proprio quando negli ultimi anni vari reati capitali, fra cui gli omicidi, erano in continua diminuzione. Perché? Forse perché eccita l'idea di uccidere? È vero: se la materia fosse messa vi voti, se fosse fatto un referendum nazionale, la maggioranza sarebbe a favore della pena capitale. Eccita anche noi questo? C'è forse un desiderio primitivo di annusare il sangue? Forse si. Ma se diamo seguito a questo desiderio animalesco, chi finiamo con l'essere e dove finiremo con l'andare? Certamente non verso il futuro. Se la vita umana è sacra, è sacra sempre. Non ci sono eccezioni o clausole. Non ci sono se o ma. Non ci sono casi speciali. Quando tutte le vite umane saranno sacre, cominceremo a capire e a rispettare veramente il suo valore, perché allora capiremo che non possiamo nasconderci dietro i voti, dietro i nostri ambiti istituzionali e chiedere agli altri, ai gassatori, ai folgoratori, agli avvelenatori, ai boia, di uccidere in nostro nome. Noi li degradiamo usandoli e siamo degradati dalle loro azioni, e il circolo della violenza continua ininterrotto. [applausi]
Ci sono altri argomenti. Innocenti a volte vengono uccisi, almeno 23 volte in questo secolo, e 40 altri sono stati rilasciati dal braccio della morte. Il costo: la pena di morte costa novanta milioni di dollari l'anno, oltre al costo ordinario del sistema giudiziario. Nel Texas, ogni caso di pena di morte costa in media 2,3 milioni di dollari, circa tre volte il costo di un detenuto in cella di altissima sicurezza per quaranta anni. A livello nazionale, a queste cifre va aggiunto il costo extra di mezzo bilione di dollari fin dal 1976. E poi c'è la questione delle esecuzioni pasticciate, troppe e troppo orribili per parlarne, ma che senza dubbio sono un reato costituendo una punizione crudele.
Circa un mese fa, una persona della vostra facoltà suggeriva che io potessi prendere come spunto per questo discorso le parole del Capitano Jean-Luc Picard nel recente film "Generazioni" riguardo a come fare la differenza nel mondo in cui viviamo. Il giorno dopo una bomba è esplosa a Oklahoma City. La domenica successiva, quando il paese era ancora scioccato per l'orrore incomprensibile di tale atto, il Presidente Clinton, durante una cerimonia di lutto nazionale, ha condannato la barbarie e la crudeltà dell'uccidere vite innocenti e ha promesso al contempo che i responsabili di tale crudeltà sarebbero stati catturati e che sarebbe stata richiesta la pena capitale. E nel sentire queste parole, un grido è nato nel mio petto: "No! Basta! Signor presidente, superi tutto questo!". Da qualche parte bisogna stabilire un confine, ma non fra la vita e la morte. La funzione del leader è quella di guidare, guidare verso il futuro, non verso il passato. So che ci sono molti fan di Star Trek qui. Alcuni di voi probabilmente conoscono la Prima Direttiva meglio di me. Anche se si tratta di una finzione, ritengo che sia un codice di condotta ammirevole per qualsiasi società. La Federazione dei Pianeti ha abolito la pena di morte. La visione di Gene Roddenberry del XXIV secolo non è soltanto utopistica. Può essere per noi come una indicazione, un progetto per come vorremmo vivere e per come dobbiamo vivere adesso. Domani voi comincerete la vostra vita, con un'educazione, una formazione, con esperienze e soprattutto facendo delle scelte. Fate la differenza! Vi ringrazio per avere invitato me e Wendy a condividere con voi questo giorno. Congratulazioni e buona fortuna."

Patrick Stewart

P.S. Patrick Stewart è un attivista di Amnesty International

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Non credo, dunque, esisto

Riporto l’inizio di un ottimo articolo apparso oggi su Fantascienza.com che, partendo dal caso dello slogan della UAAR la cui pubblicazione è stata impedita dalla concessionaria di pubblicità genovese, sotto forti pressioni esterne, fa una panoramica del rapporto fra fantascienza e fede, nelle opere più significative.

«Non c’è nulla di male nel nutrire un sentimento religioso, ma se la libertà di culto è un diritto, questo non può comunque tradursi in una limitazione del diritto altrui di non credere ad altri se non in sé stessi e nel prossimo, poiché anche l’ideale ateo risponde al bisogno di dare un senso al vivere che vada oltre la semplice sopravvivenza. Se il pensiero razionale ha però una freccia in più, questa freccia la scaglia nella direzione della maggior inclusione possibile; infatti, solitamente, chi è ateo non impedisce a chi è religioso di esprimersi. Raramente invece accade il contrario, almeno nel nostro paese.»

Non credo, dunque, esisto
di Maurizio Del Santo

Una riflessione sull'esistenza di Dio e l'essere laici o credenti, a partire da una campagna pubblicitaria. Fantascienza? Forse, ma non troppo.

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Dio non esiste. Anzi sì. Beh, insomma, dipende dalla concessionaria di pubblicità. Si potrebbe provocatoriamente raccontare così la vicenda accaduta a Genova nelle scorse settimane. La UAAR - Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti — decide di affittare uno spazio pubblicitario su due autobus dell’Azienda Municipalizzata Trasporti genovese per far circolare uno slogan: “La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno.” L’iniziativa segue quelle analoghe già sperimentate con successo a Londra e Barcellona, anche se lì gli slogan erano leggermente più edulcorati.
La reazione è più che scontata, in uno Stato come quello italiano la cui compenetrazione con quello Vaticano somiglia sempre di più a una vera e propria simbiosi. Dopo un primo ok della IGP Decaux, la società concessionaria, le gigantesche polemiche — che hanno visto scendere in campo tutti, addirittura a livello nazionale - hanno costretto la suddetta società a un rapido dietrofront. Alla fine si è arrivati a un accordo sul messaggio che poi è stato effettivamente pubblicato, e cioè: “La buona notizia è che in Italia ci sono milioni di atei. L’ottima è che credono nella libertà d’espressione.”
 
Lo slogan iniziale, oggettivamente provocatorio in una realtà come quella italiana e genovese, ha comunque centrato in pieno l'obiettivo di attirare l’attenzione, visto che l’UAAR ha raggiunto in pochi giorni notorietà nazionale e un cospicuo aumento delle donazioni. Proprio in questi giorni, inoltre, tale slogan è riapparso su dieci grandi cartelloni affissi per le strade del capoluogo ligure. Resta desolante il fatto che si sia costretti, nell’anno 2009, a fare scandalo per parlare di un tema, certamente sensibile, ma serenamente affrontabile in un qualsiasi paese civile.
Mentre la realtà italiana è rimasta indietro anche su questo punto, la realtà fantascientifica ha già da decenni sviscerato l’argomento con passione e intelligenza. In effetti il confronto con il trascendente è uno dei temi più elevati della letteratura, soprattutto di quella di fantascienza, la cui base positivista non può che porsi, prima o poi, il dilemma su dove (e se) termina la razionalità e dove invece inizia l’irrazionale. Non a caso due tra le opere sci-fi più importanti della storia, 2001: Odissea nello spazio (1968) e Solaris (1961), affrontano proprio questo tema. Sempre non per caso i due artefici di queste opere, Stanley Kubrick e Stanislaw Lem, sono due personalità complesse e articolate, certamente per nulla inclini al fideismo ma che non si sono sottratti al confronto, e neanche si sognavano di farlo.

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L'etica di Star Trek (Appendice) - Valentina Piattelli

Di Valentina Piattelli.

(Immagine: Relative di Thomas Stark)

Capitoli precedenti:
  1. Star Trek è cultura? Una cultura pluralista e policentrica. La ricerca come valore fondante e rispetto per il futuro.
  2. La Prima Direttiva
  3. Significati profondi della Kobayashi Maru.
  4. La società di Star Trek: la via della semplicità.
  5. La Flotta Stellare: un modello autoritario in una società libertaria.
  6. Violenza e non violenza in Star Trek.
  7. Quando Star Trek non è all'altezza dei suoi principi: i rapporti con i Borg


Relativismo Trek

Relative_by_Thomas_Stark
(Tratto da un mio articolo pubblicato su “STIM - Star Trek Italia Magazine” in risposta all’articolo di Chiara Salvioni, “Il trekker relativista”).

Il dibattito sul relativismo culturale può essere fatto risalire alla filosofia greca ed ha sempre affascinato filosofi e antropologi, che in tutti questi secoli non hanno - per fortuna! - trovato una risposta univoca. Dico "fortunatamente" perché non penso che esista una riposta univoca, ma che piuttosto il valore del dibattito non stia nella riposta, ma nel fatto stesso che ci poniamo simili questioni.
Nel XIV secolo gli equipaggi della Federazione sembrano essere vincolati da un principio relativista quale quello della "Prima direttiva". Però ad una più attenta osservazione, quando viene citata la Prima Direttiva in Star Trek, sappiamo tutti bene che nel proseguio della puntata questa "direttiva" sarà sicuramente violata! Allora qual è il valore che la Prima Direttiva assume in Star Trek? Forse proprio la necessità di doverla violare ogni tanto, per principi non scritti più importanti.

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I Promessi sposi in 10 minuti

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