Altro ciclo

Quattro mesi neutri, sei mesi stupendi, altri due mesi (and counting) di merda…
Vediamo cosa ci riserva il prossimo ciclo…
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Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta

9788845907340g
Ho appena finito di leggere il libro di Robert Pirsig (Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta.). Non penso che ne farò una recensione e non spenderò una sola parola, se non per dire che è un libro da leggere assolutamente! Non fatevi ingannare dal titolo: non è un “libro per motociclisti”. Forse è un po’ un libro da filosofi e certamente ha dei passaggi impegnativi. Ma la sua caratteristica principale (quella che possiedono solo i migliori libri), e quella per la quale vale la pena di essere letto, è che cambia la realtà. Ti fornisce una visione diversa della realtà e ti spinge a capirla secondo il suo paradigma, ed a farti domande e a rimettere in discussione quello che fino ad ora hai sempre pensato.
In Italia è pubblicato dalla Adelphi ed è facilmente reperibile in qualunque libreria.
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The Gathering (rispolverescion!)

In questi ultimi giorni sono tornato in fissa per i The Gathering. Dopo aver rispolverato Nighttime Birds e Mandylion, mi sono procurato anche gli album successivi, che fino a questo momento avevo ingiustamente snobbato, scoprendo che sono tutti dei piccoli capolavori! Album attualmente favorito: if_then_else. Il gruppo è noto, per lo più, grazie alla voce straordinaria della cantante Anneke van Giersbergen, ma il merito della loro straordinaria qualità, va anche alle meravigliose composizioni ed alle sperimentazioni “space rock” di tutto il resto del gruppo, che si sa districare agilmente fra vari ambienti, passando dai soundscape alla Robert Fripp, al metal gotico maggiormente presente nei loro esordi, fino ad arrivare al pop elettronico alla Björk, tutto con una cura ed un senso musicale da veri maestri.
Ho recuperato dal solito YouTube, una serie di videoclip e concerti, ed ecco qua la playlist in ordine sparso:
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Che cosa si prova a essere un pipistrello? (riflessioni) – Douglas R. Hofstadter

Douglas Hofstadter - The Minds I Book Cover
Testo di riferimento: prima parte
Mi spiace di averci messo così tanto a trascriverlo per intero, ma il testo era parecchio lungo ed impegnativo. :-)
Per farmi perdonare (da quelle due tre persone al mondo che seguono questi sproloqui filosofici), trascrivo in un sol botto, tutte e sei le pagine delle riflessioni sul brano, ad opera di Douglas Hofstadter.
Dopo aver letto il testo di Thomas Nagel, averlo trovato plausibile, condiviso i suoi ragionamenti, leggete le riflessioni di Douglas Hofstadter, mentre analizza il testo di Nagel e lo disseziona. ;-)


Riflessioni

He does all the things that you
[would never do;
He loves me, too –
His love is true.
Why can’t he be you?
1
Hank Cochran, ca. 1955

Twinkle, twinkle, little bat,
How I wonder what you’re at,
Up above the world you fly,
Like a tea-tray in the sky.
2
Lewis Carrol, ca. 1865


C’è un famoso rompicapo che viene posto nei corsi di matematica e di fisica: “Perché lo specchio scambia la destra e la sinistra, ma non l’alto e il basso?”. Esso costringe molti a una pausa di riflessione; chi non vuole sentirsi dire subito la risposta, salti i due capoversi che seguono.
         La risposta è imperniata su quello che noi consideriamo un modo giusto di proiettare noi stessi sulle nostre immagini riflesse. La nostra prima impressione è che avanzando di qualche passo e poi girandoci sui tacchi, potremmo metterci al posto di “quella persona” là dentro lo specchio, dimenticandoci però che il cuore, l’appendice, eccetera, di “quella persona” sono dalla parte sbagliata. L’emisfero cerebrale che presiede al linguaggio non è, con ogni probabilità, dalla parte dove sta di solito. Da un punto di vista anatomico generale, tale immagine è in realtà una non-persona; a livello microscopico poi la situazione è ancora peggiore: le eliche delle molecole di DNA girano alla rovescia e la “persona” dello specchio non potrebbe accoppiarsi con una persona normale più di quanto potrebbe farlo un’anosrep!
         Un momento, però: possiamo tenere il cuore dal lato giusto se, invece di girarci, ci mettiamo a testa in giù (per esempio, ruotando su una sbarra orizzontale posta all’altezza della vita). Ora il nostro cuore è dalla stessa parte di quello della persona dello specchio, ma i piedi e la testa sono nella posizione sbagliata, e lo stomaco, benché più o meno all’altezza giusta, è capovolto. Pare dunque che si possa considerare lo specchio come un dispositivo che scambia l’alto e il basso purché noi siamo disposti e proiettarci su una creatura che ha i piedi in alto e la testa in basso. Tutto dipende da come ci si vuole proiettare su un’altra entità. Si può scegliere tra una piroetta intorno a una sbarra orizzontale e una piroetta intorno a una sbarra verticale, tra avere il cuore nella posizione giusta e la testa e i piedi scambiati, e avere a posto la testa e i piedi ma non il cuore. Il fatto è semplicemente che, a causa della simmetria verticale esterna del corpo umano, una piroetta intorno a una sbarra verticale fornisce una corrispondenza fra noi e l’immagine in apparenza più plausibile. Ma agli specchi in realtà non importa in che modo noi interpretiamo ciò che essi fanno. E in realtà ciò che essi scambiano sono solo il davanti e il di dietro!
         C’è qualcosa di molto ingannevole in questo concetto di proiezione, corrispondenza, identificazione, empatia o comunque lo si voglia chiamare. È un tratto umano fondamentale, al quale in pratica non si può resistere, eppure esso ci può condurre per sentieri concettuali molto strani. Il rompicapo appena visto ci mostra i pericoli di un’autoproiezione troppo facile, e il ritornello della canzonetta citato in epigrafe ci ricorda con maggior forza che è vano prendere troppo sul serio questa proiezione. Eppure non possiamo farne a meno, andiamo fino in fondo e abbandoniamoci a un’orgia di stravaganti variazioni sul tema proposto da Nagel col suo titolo.

Leggi il resto…
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Che cosa si prova a essere un pipistrello? (ultima parte) – Thomas Nagel

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Seguito della quinta parte.

Inizia da: prima parte

Donald Davidson ha sostenuto che gli eventi mentali, se hanno cause ed effetti fisici, devono possedere una descrizione fisica. Egli ritiene che abbiamo motivo di crederlo anche se non possediamo – anzi, anche se non potessimo possedere – una teoria psicofisica generale.1 Il suo ragionamento è riferito agli eventi mentali intenzionali, ma io penso che abbiamo anche motivo di credere che le sensazioni sono processi fisici, pur senza essere in grado di capire come. La posizione di Davidson è che certi eventi fisici hanno proprietà mentali irriducibili, e forse una concezione che si possa formulare in questi termini è giusta. Ma nulla di cui oggi ci possiamo formare un concetto corrisponde a essa; e non abbiamo neppure alcuna idea di come sarebbe una reoria che ci sonsentisse di concepire una cosa del genere.2
         Pochissimi sforzi sono stati dedicati al problema fondamentale (a proposito del quale non è assolutamente necessario parlare di cervello) se si possa attribuire significato all'ipotesi che le esperienze soggettive abbiano un qualche carattere oggettivo. In altre parole, ha senso che io mi chieda come sono realmente le mie esperienze, rispetto a come mi appaiono? Non ci è possibile avere una comprensione autentica dell'ipotesi che la loro natura possa essere rispecchiata in una descrizione fisica, se non comprendiamo l'idea più fondamentale che esse hanno una natura oggettiva (o che i processi oggettivi possono avere una natura soggettiva).3
         Vorrei concludere con una proposta speculativa. Può darsi che ci si possa accostare al divario tra soggettivo e oggettivo da un'altra direzione. Mettendo da parte per il momento il rapporto tra mente e cervello, possiamo cercare di raggiungere una comprensione più oggettiva del mentale di per sé. Al momento non abbiamo alcuno strumento per riflettere sul carattere soggettivo dell'esperienza senza ricorrere all'immaginazione, cioè senza assumere il punto di vista del soggetto dell'esperienza. Questo ci dovrebbe spingere a costruire concetti nuovi e a inventare un metodo nuovo, una fenomenologia oggettiva che non dipendesse dall'empatia o dall'immaginazione. Anche se presumibilmente essa non potrebbe dar conto di tutto, il suo scopo sarebbe quello di descrivere, almeno in parte, il carattere soggettivo delle esperienze in una forma che fosse comprensibile a essere incapaci di avere quelle esperienze.
         Dovremmo elaborare una fenomenologia siffatta per descrivere le esperienze sonar dei pipistrelli, ma si potrebbe anche cominciare dagli uomini: si potrebbe, per esempio, cercare di foggiare concetti che servano a spiegare a un cieco nato che cosa si prova a vedere. Prima o poi ci si troverebbe di fronte a un muro, ma dovrebbe essere possibile escogitare un metodo per esprimere in termini oggettivi molto più di quanto non possiamo esprimere oggi, e con una precisione molto maggiore. Le vaghe analogie intermodali (per esempio: “il rosso è come uno squillo di tromba”) che pullulano nelle discussioni su questo argomento servono a poco. Ciò dovrebbe essere chiaro a chiunque abbia udito una tromba e visto il rosso. Ma gli aspetti strutturali della percezione potrebbero essere più accessibili a una descrizione oggettiva, anche se qualche cosa ne verrebbe lasciato fuori. E concetti diversi da quelli che noi apprendiamo in prima persona ci possono consentire di arrivare a un tipo di comprensione anche della nostra stessa esperienza che ci è impedito proprio da quella facilità di descrizione e da quell'assenza di distanza che consentono i concetti soggettivi.
         A parte il suo interesse intrinseco, una fenomenologia che fosse oggettiva in questo senso consentirebbe di dare una forma più intelligibile alle domande a proposito della base fisica
4 dell'esperienza. Gli aspetti dell'esperienza soggettiva che ammettessero questo genere di descrizione oggettiva potrebbero prestarsi meglio di altri a fornire spiegazioni oggettive di tipo più concreto. Ma indipendentemente dal fatto che questa congettura sia giusta o no, sembra improbabile che si possa formulare una qualunque teoria fisica della mente finché non si sarà riflettuto più a fondo sul problema generale della soggettività e dell'oggettività. Altrimenti non si potrà neppure porre il problema mente-corpo senza con ciò stesso eluderlo.

(Continua…)

1. Si veda Davidson (1970); io tuttavia non comprendo l'argomento contro le leggi psicofisiche.
2. Osservazioni analoghe valgono per Nagel (1965).
3. Tale questione è anche al centro del problema delle altre menti, il cui stretto legame con il problema mente-corpo viene spesso trascurato. Se riuscissimo a capire come l'esperienza soggettiva possa avere una natura oggettiva, capiremmo anche l'esistenza di soggetti diversi da noi.
4. Non ho definito il termine “fisico”. È chiaro che esso non si riferisce solo a ciò che può essere descritto dai concetti della fisica contemporanea, poiché ci attendiamo sviluppi ulteriori. Alcuni possono ritenere che non ci sia nulla che impedisca di riconoscere prima o poi una natura fisica indipendente ai fenomeni mentali. Ma il fisico, qualunque altra cosa si possa dire su di esso deve comunque rimanere oggettivo. Quindi, se la nostra concezione di fisico si estenderà un giorno fino a comprendere i fenomeni mentali, dovrà ascrivere loro un carattere oggettivo, indipendentemente dal fatto che ciò avvenga o no mediante una loro analisi in termini di altri fenomeni già considerati come fisici. A me tuttavia sembra più probabile che i rapporti tra mentale e fisico finiranno per essere espressi da una teoria i cui termini fondamentali non potranno essere situati nettamente in nessuna delle due categorie.
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Nuovi video di Jeff Dunham

Mi sono appena accorto che sono usciti dei nuovi video di spettacoli del ventriloquo Jeff Dunham sottotitolati in italiano.
Eccoli qua raccolti in una playlist.


Se volete vedere anche gli altri che avevo precedentemente segnalato:
Peanut
Walter
Achmed
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Mac VS PC versione Transformers

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Ipotesi sparse delle 0:55 (premo invio)

cyberspace
Stavo leggendo un capitolo de Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta e senza accorgermene (non mi ricordo nemmeno cosa abbia scatenato questo flusso di pensiero), mi sono trovato con la mente alla deriva.
Partendo dall'assunto che c'è sempre una ragione alla base dei comportamenti umani e non volendo quindi scadere in un banale ragionamento accusatorio, mi sono trovato a riflettere sul perché la Chiesa Cattolica stia lottando contro moltissime idee ormai diventate di senso comune ed accettate dalla gente indipendentemente dalla propria fede. Su che cosa causi queste idee e su come la Chiesa stia cercando di combatterle e se la sua strategia di combattimento sia quella più efficace. Prendo in considerazione essa perché, da italiano, ne sono sempre costantemente immerso, ma credo che il discorso si possa applicare a qualunque religione dogmatica occidentale.

Nel mio ragionamento mi sono chiesto cosa ci sia in comune fra tutte queste idee combattute dalla Chiesa e cosa le causi. Indubbiamente, buona parte di queste idee derivano dal periodo illuminista, ma le idee, da sole, non hanno capacità di diffondersi e di entrare nelle menti delle persone. Le idee derivano dal confronto con persone e culture diverse, questa frase implica che l'idea debba avere qualcosa che la veicoli.

Osservando la realtà, si capisce chiaramente quanto queste idee diventino sempre più diffuse e, al contempo, quanto le tradizioni e le dottrine religiose, siano sempre meno seguite. La maggior parte dei credenti, non segue più nessuna dottrina per intero (con dottrina, forse in modo improprio, intendo la parte sociale e politica di una religione, mentre con fede ne identifico la parte spirituale e soprannaturale): ne tengono per buona quella parte che coincide o conferma il proprio senso comune, lasciando magari inalterata la propria fede. Di questo ne danno conferma tutti i recenti sondaggi popolari riguardo ai recenti casi di Eluana Englaro, dell'introduzione della pillola abortiva ru486 o della proposta di depenalizzazione del reato di omosessualità. In tutti questi casi, la quasi totalità del campione, pur autodefinendosi cattolico, aveva un'opinione diametralmente opposta a quella espressa dai rappresentanti della Chiesa Cattolica. Nella maggior parte dei casi, questo non genera nel credente alcuna sensazione di contraddizione, tanto che non hanno problemi a definirsi cattolici, nonostante non seguano sia la fede cattolica, sia la dottrina. Solo pochi rarissimi individui possono dirsi cattolici a tutto tondo, conoscendo e seguendo sia la fede che la dottrina. Fede e dottrina infatti non hanno un legame strettissimo ed indissolubile, nascono per scopi diversi, tuttavia conservano dei rapporti.
I sacerdoti dovrebbero essere considerati seguaci sia della fede che della dottrina e sono loro infatti (i cui più alti rappresentanti vengono spesso interpellati dalla stampa), a scagliarsi contro tutto ciò che va contro la dottrina. Essendone i rappresentanti, costoro hanno il potere di condurre e correggere i pensieri di quei cattolici che sentono disagio nella propria coerenza, se non seguono sia la fede, sia la dottrina. Questi sono un buon bacino di persone indecise, che pur credendo in un dio, simile a quello insegnato dalla religione tradizionale del proprio paese, inconsciamente o razionalmente non ritengono giusta parte della dottrina, perché essa va in contrasto con i propri personali valori morali ed etici. Per lo stesso motivo, gli stessi non tengono in considerazione, ignorano, negano o cercano di razionalizzare i passaggi più controversi e cruenti del vecchio e del nuovo testamento.

I rappresentanti attualmente combattono varie lotte ideologiche, che vanno dalle questioni sull'aborto, la contraccezione, tutto ciò che riguarda la sessualità e sue sfaccettature ed in generale al controllo delle nascite, la famiglia, unioni e divorzi, fino alle questioni di fine vita come quella dell'eutanasia. Essi combattono i dettagli, le foglie dell'albero, mentre invece, per avere qualche possibilità di “vittoria”, dovrebbero andare a lavorare sulle radici. La loro strategia è quindi sbagliata, perché sul lungo periodo, non avranno mai la possibilità di continuare a dirigere, tramite la dottrina, il pensiero comune. I risultati di questa strategia sono evidenti a tutti: un continuo e costante allontanamento delle persone dalla dottrina (ma non sempre dalla fede, sempre per il discorso sulla sensazione di coerenza). Ciò che invece influenza il pensiero comune, è il confronto, il dialogo e lo scambio di idee. Questi meccanismi, innati nell'uomo per via della sua natura sociale, grazie al miglioramento delle condizioni di vita in seguito alla rivoluzione industriale, si sono potenziati sempre di più, passando dalla stampa, diventata poi sempre più a portata della gente comune, alla televisione, ed infine alla rete, attuale massima espressione delle possibilità di comunicazione globale. Mentre stampa e televisione sono unidirezionali, quindi preferiti nel caso si voglia essere sicuri che la propria idea venga veicolata senza possibilità di contraddittorio, la rete non ha questa caratteristica, ed è multidirezionale.

La comunicazione è dannosa per qualsiasi tradizione e dottrina. Mina alle radici sentimenti come il patriottismo ed il razzismo. Quando le persone hanno la possibilità di confrontarsi apertamente con altre persone di diverse idee e culture, vi è sempre una qualche forma di influenza reciproca. Spesso, è sufficiente la sola osservazione: non è necessario nemmeno il dialogo. Si viene a contatto con idee diverse, che prima ci era impossibile immaginare perché venivano escluse da altre idee che, al contrario, venivano date per scontate a tal punto da non rendersi nemmeno conto che non si trattava della realtà oggettiva, ma appunto, un'idea essa stessa. Se pensate che sia impossibile dare così per scontate le idee della religione e della tradizione del proprio paese, chiedetevi in che anno siamo, e quando vi risponderete “2008”, pensate a cosa significa quel “2008” e a quante volte pensate all'anno attuale senza pensare anche al suo significato. E questo è solo uno dei più banali e visibili esempi.

Quindi è il venire a conoscenza di idee diverse a mettere in pericolo la tradizione e la dottrina. La gente scopre punti di vista differenti, che ritiene corretti e sensati, e si domanda perché questi punti di vista non gli erano mai stati mostrati prima. Il modo sereno di concepire la realtà di un buddista, a confronto con il proprio senso di oppressione e colpa derivato dalle idee sul peccato e la minaccia di una punizione eterna, ad esempio. Ciò incrina sempre più la propria fiducia verso la tradizione e la dottrina. Questo è un processo di “meticciato culturale e idealistico” inevitabile e impossibile da fermare. Tuttavia, se le religioni dogmatiche volessero preservare le loro dottrine, dovrebbero contrastare in primo luogo la capacità di comunicazione ed osservazione delle persone. Questo sarebbe il metodo migliore per avere successo. Ciò, si sa, è già accaduto. La storia moderna, ad esempio, racconta delle alleanze fra le grandi religioni occidentali ed i più svariati regimi totalitari quali il fascismo, il nazismo ed il franchismo.

Ragionando su tutto questo, mi sono sorpreso, infatti, che i rappresentanti della chiesa non si siano ancora schierati contro uno dei mezzi attualmente più potenti per la comunicazione fra individui diversi di tutto il mondo, cioè la rete.
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Spirito sportivo!

Qualche mese fa s'era persa il motorino di avviamento per strada, da sempre decide da sola quando andare a 4, 3 o 2 cilindri (molto comodo specialmente quando decide "2" ed io devo uscire dalla rampa del garage a sfrizzionate), fa esplodere le lampade degli anabbaglianti a frequenza trimestrale, il tergi lunotto va quando vuole lui, fra il momento in cui premo l'acceleratore e quando il motore inizia ad aumentare di giri passa sempre un ritardo di un secondo, consuma come una Ferrari ma non va un tubo (chissà dove se li perde i 103 cavalli che dovrebbe avere), mentre da oggi fino a quando non mi arriva il pezzo di ricambio, devo portarmi in macchina un cacciavite e tenere la leva del cambio scoperta, in modo da rimettere al volo un perno a posto, nel caso esca da solo. …Altrimenti la leva scappa via e non aggancia le marce superiori alla 1° e 2°…
Non ha ancora fatto nemmeno 90.000km.

Viva le Alfa!

La prossima volta, mi prendo una fottuta macchina taiwanese!
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The Great Giana Requiem

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Questo pezzo si intitola “Hope Overture” ed è preso dalla colonna sonora di Requiem for a Dream, composta da Clint Mansell.

Ascoltatela.




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Scommettiamo che da giovane, Clint Mansell, giocava assiduamente a The Great Giana Sisters su Commodore 64? ;-)





Il tema è semplice, ma bisogna ammettere che qualche somiglianza c'è. Un po' come fra il tema di Monkey Island e Mirror Mirror dei Blind Guardian.
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Il social network

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Ma che razza di paese sta diventando questo?

Riporto due successive dal blog di Metilparaben:

bolla
Tentativi disperati

Roma, 17 DIC (Velino) - "Le iniziative del governo per bloccare la commercializzazione della pillola Ru486 e per continuare a negare ad Eluana Englaro i suoi diritti (peraltro, in questo caso, ignorando addirittura una sentenza della Corte di Cassazione) hanno tutta l'aria di essere dei tentativi disperati a fronte di altrettante cocenti sconfitte". Lo dichiara Alessandro Capriccioli, membro della giunta dell'Associazione Luca Coscioni e del comitato nazionale di Radicali italiani."Pur di non garantire ai cittadini il diritto all'autodeterminazione, il governo si rende quindi disponibile a provvedimenti come quelli del ministro Sacconi, di stampo letteralmente eversivo dell'ordine costituito e quindi completamente assurdo in un paese che possa dirsi, sia pure vagamente, uno stato di diritto. Piuttosto che arrampicarsi sugli specchi, rendendosi promotori di simili iniziative, i rappresentanti del governo dovrebbero rassegnarsi ad una semplice considerazione: in uno stato laico i diritti delle persone non possono essere negati sine die, anche a costo di indisporre il Vaticano, il cui ruolo negli accadimenti degli ultimi giorni è tanto evidente quanto goffo è il continuo tentativo di compiacerlo ad ogni costo".


Partito Pneumatico, ovvero Vuoto Democratico

Vengo informato del provvedimento del Ministro Sacconi sulla vicenda di Eluana Englaro ieri pomeriggio, quando Simona Nazzaro, responsabile dell'ufficio stampa dell'Associazione Coscioni, mi incolla su Skype il testo dell'agenzia appena sfornata.
Leggo, trasecolo, chiedo se è il caso che scriva una dichiarazione; ci sta già pensando Cappato, mi dice Simona, per cui non è il caso di sovrapporsi. Così, mentre metto insieme per il blog lo straccio di post che avete letto ieri, prendo il telefonino e mando a Cappato un sms di questo tenore:

Secondo me bisognerebbe parlare di atto eversivo che annulla decisione Cassazione.

Proprio mentre il messaggio parte dal mio cellulare, però, Simona mi informa che Marco è a Strasburgo e al momento non ha il portatile con sé: tuttavia, aggiunge, ha appreso la notizia, sulla quale sta già scrivendo un comunicato stampa.
La dichiarazione di Cappato arriva dopo qualche minuto, e recita testualmente così:

Il cosiddetto atto di indirizzo del ministro Sacconi é in realtà un tentativo malriuscito di eversione della Costituzione italiana e di incitazione a violare le sentenze di tribunali italiani.

Sorrido, anche se sul provvedimento del Governo da sorridere c'è ben poco. Dopo un'oretta il buon Cappato si riappropria del suo cellulare e ha modo di leggere il messaggio che gli avevo mandato; mi arriva un suo sms che recita:

Non avevo il cell con me. Sintonia politica allo stato puro. :-)

Già, penso, sintonia politica allo stato puro, mentre decido di farmi un giretto sui blog per vedere come hanno commentato la vicenda i miei colleghi grafomani. Il primo che consulto, come mi capita spesso, è quello di Lalli & Regalzi, sul quale trovo un puntualissimo post di quest'ultimo che è intitolato, guarda caso, nel modo che segue:

Un atto eversivo.

Direi che sarebbe il caso di ricapitolare.
Succede che un Ministro della Repubblica adotti un provvedimento.
Succede che detto Ministro appartenga allo schieramento di centro-destra, e quindi, almeno teoricamente, al partito di coloro che dovrebbero dirsi conservatori.
Succede però che tre persone tra quelle che stimo di più (una sono io, una -oltre ad essere un mio amico- è il segretario dell'associazione in cui milito, l'altra è Giuseppe Regalzi, dei cui interventi ammiro da sempre la chiarezza e l'appropriatezza), ciascuna indipendentemente dall'altra, utilizzino la stessa parola per commentare quel provvedimento.
Eversione.
Ebbene, evidentemente viviamo in un paese nel quale l'eversione spetta a pieno titolo ai conservatori; e nel quale l'eversione stessa, probabilmente l'unica possibile in un posto disgraziato come questo, consiste in un tentativo di reazione senza precedenti, messo in atto da qualcuno che se ne strafotte allegramente della separazione dei poteri, della Costituzione e di altre menate del genere pur di leccare il culo al Vaticano, non tanto in omaggio a chissà quali precetti morali, quanto perché, a quanto pare, è l'unico soggetto che abbia ancora voglia di dire delle cose.
Il resto, a parte i disperati come Capriccioli, Cappato e Regalzi (e pochi altri, per la verità), è un vuoto pneumatico che definire imbarazzante sarebbe un eufemismo degno della peggiore moderazione democristiana.
C'è n'è abbastanza, questo è pacifico, per poter affermare che qualcosa non funziona: è sulla dimensione di quel qualcosa, tuttavia, che si dovrebbero aprire gli occhi; perché quel qualcosa, a volerla guardare con una certa oggettività, è una proprio cosa grossa assai.
Almeno quanto un'altra cosa che si chiama Partito Democratico, a occhio e croce.
Rifletteteci, se avete un paio di minuti liberi.
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Nuovi cadaveri

Composti freschi freschi ieri sera. :-)
Buona lettura!

Comincio io che mangio nani bolliti e lucertole ingrifate senza pensare ad apostrofi rossi, sempiterno mestruo bolscevico.

Mediceo antico personaggio scureggiante di sofoclee perturbazioni infiocchettandola.

Ciccio, l'hai detto dopo avermi guardato
sognando ad occhi aperti
Scroto senza indugio zompetta eucalipti
panda felice orsacchiotto pirletta is dying in flames!

Peti musicali echeggiano in rapida sequenza
scandendo endocrinologi istruiti
pomposi colpi che svelano cicliche intestinali.

Ohibò, venni baroccamente obsoleto or ora davanti
e dietro cinguettii lubrificati body body poty poty
il dolore ciuf ciuf stantuffando piselli giganti
grandiosi e naturali inside by me mamma.

Tende e pende a est.

Premurosi peti verso me
sussurrano lussuriose semolate e zuccherate nozioni appiccicose
venute copiosamente topine truccate alè!

Quando ero verde, puttana!
Varie giuggiole provavano libidine gargantuesca
biancastra barba folta
sprizza da tutti i pori inguinali.

YouTubero rigetta spumeggiante una quantità di bollicine olezzose e madrelungua sassone rotoloso brivido felino-suino mel magno col Carlo.

Mina sotto zero! BRRR le mille bolle BRRR!

Simpatia serpeggiosa lunga e coinvolgente penetra ani mali atroci umidi.

Elastico emostatico dinamico interviene sciabordando free villi intestinali
birilli sexy en zità moscia se ne va emettendo piripiripiripà
rumori stomachevoli che sorgevano montagne verdi intestinali là.
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Leggere la mente

Riporto da Repubblica.it

I pensieri sullo schermo
"Così leggiamo la mente"

L'esperimento di un gruppo di ricercatori giapponesi. "Per la prima volta abbiamo rappresentato graficamente le immagini pensate"
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Un ricercatore studia l'attività cerebrale
QUANDO si dice "ti leggo nel pensiero". Un gruppo di scienziati giapponesi ha preso la sfida sul serio e, stando ai risultati delle ricerche, è riuscito a proiettare le immagini della mente su uno schermo. L'esperimento condotto dai ricercatori dei Laboratori di neuroscienza computazionale ATR di Kyoto, ha dimostrato la possibilità di ricostruire varie immagini viste da una persona analizzando il suo flusso sanguigno cerebrale.

L'esperimento. Attraverso una macchina di risonanza magnetica (fMRI) sono state mappati i cambiamenti del flusso al variare delle immagini percepite dal soggetto in un periodo di tempo di 12 secondi, mentre un computer analizzava i dati e associava le variazioni. In un secondo tempo al soggetto è stata sottoposta una nuova serie di immagini, come le lettere che compongono la parola "neuron", e il computer è stato in grado di ricostruire e mostrare ciò che la persona stava vedendo basandosi unicamente sulla sua attività cerebrale. Finora la ricerca è stata condotta con 400 immagini in bianco e nero di 10 x 10 pixel, ma gli scienziati assicurano che in futuro potrà essere applicata a situazioni più complesse, fino a rappresentare le immagini del pensiero e persino i sogni.

Il futuro. I risultati di questo studio, pubblicati sulla rivista statunitense Neuron, potrebbero trovare applicazione anche nel campo delle arti visive e del design. Secondo gli scienziati infatti, sarà possibile ad esempio leggere quanto passa nella testa di un artista quando crea. Ma non è tutto, la scoperta potrebbe aprire la strada a ulteriori sviluppi anche nel campo degli altri sensi e suggerire nuovi trattamenti nella psichiatria, risolvendo ad esempio i problemi legati alle allucinazioni. "Questa tecnologia - ha spiegato il capo dell'ATR Yukiyasu Kamitani - potrebbe essere estesa anche agli altri sensi". "Sarà possibile - ha aggiunto - leggere i sentimenti e gli stati emozionali complessi di una persona". "E' una grande scoperta per la comprensione dell'attività cerebrale - ha affermato Kang Cheng, ricercatore del Riken Brain Science Institute - in soli dieci anni i progressi in questo campo renderanno possibile leggere i pensieri di una persona con un certo grado di precisione".
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Costituzione

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Perché molti credono e danno fiducia ad ideologie totalitarie e dittature?

Come avevo preannunciato nel precedente articolo, trascrivo ciò che è scaturito dalla discussione sul gruppo it.discussioni.psicologia.
Riporto solo le risposte più significative e gli autori, se non identificati da uno pseudonimo, abbreviati.
L'"esperimento" secondo me è riuscito bene e probabilmente in futuro lo ripeterò con altri argomenti.

Masque:
Conosco molte persone che dichiarano apertamente che desidererebbero essere governati da sistemi molto rigidi, totalitari e violenti. Mi riferisco a molti nostalgici del ventennio che, recentemente sembrano sbucati come funghi dopo una giornata di pioggia.

Perche` queste persone desiderano una situazione simile? Perche` non pensano che sarebbe pericolosa anche per loro e che, una volta attuata, sarebbe difficilissimo liberarsene?
Io mi sono fatto un paio di idee. Penso che la violenza e la "forza" che mostrano queste ideologie, li faccia sentire piu` al sicuro, oppure che, dichiarandosi alleati ad esse, acquisiscano quella forza che nella loro simbologia ed ideali appare costantemente.
A questo probabilmente si aggiunge un desiderio di conservare o migliorare la propria posizione sociale ed economica. Mi spiego meglio: solitamente chi e` molto benestante vota partiti conservatori (o di destra se preferiamo) perche` sembrano garantire loro la protezione dei propri beni, al contrario dei partiti progressisti (o di sinistra) che tipicamente tendono a voler distribuire le ricchezze. Con i partiti progressisti, i benestanti sentono minacciati i propri averi, mentre i "poveri" vedono in loro la speranza di potersi risollevare. Dipende molto dall'idea di cosa minacci la propria posizione sociale ed economica, infatti, nelle ultime elezioni si e` notato quanto buona parte dei lavoratori operai abbia spostato il proprio voto da quello di partiti che li difendevano dai "ricchi", a quelli che dicono di difenderli dalla nuova minaccia percepita: "gli immigrati".

Tornando al discorso iniziale: cosa passa per la mente di chi desidera per il proprio paese un ritorno ad un regime totalitario e violento?
Quali vantaggi ritiene maggiori degli svantaggi che inevitabilmente porterebbe?
Leggi il resto…
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Celtic Frost (e due)

Rispolvero nuovamente questo fondamentale gruppo di metal estremo, che ha influenzato innumerevoli gruppi moderni dei filoni death, thrash e black metal. Mi è appunto capitato per le mani il loro ultimo album (del 2006), pubblicato dopo ben sedici anni dal precedente.
Solitamente, per questo genere di reunion non ci si aspetta molto, quindi la mia sorpresa nell'ascoltarlo è stata enorme. Non solo quest'album regge benissimo il paragone con le loro pietre miliari, quali “Morbid Tales”, “To Mega Therion” e “Into the Pandemonium”, ma per certi versi porta ancora oltre la loro proposta. Infatti, non si sono limitati a ripetere ciò che avevano già fatto e che aveva avuto successo, ma hanno voluto cambiare forma, proponendo questa volta un album di oscurissimo, glaciale e pesante doom metal, che talvolta si avvicina al suono dello storico gruppo gothic rock dei “Bauhaus”, ma composto con la loro solita vena sperimentale.

L'album si intitola Montheist e questo è un estratto delle tracce. Nella playlist ci sono quasi tutte. Inizio con la terza, perché è l'unica da avere un vero e proprio videoclip.
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La domanda del giorno

pedata
D: Come vedi queste recenti, sempre più numerose, sfacciate ed audaci prese di posizione dei poteri forti tradizionalisti e di estrema destra?
R: È il Grande Sedere, che si protende sempre più e si espone, in modo da venire colpito con più facilità dal Grande Inevitabile Stivale del Progresso. :-D

Aggiornamento: Al di là di questa burla, ieri ho sottoposto al gruppo di discussione it.discussioni.psicologia il seguente quesito e ne stanno uscendo delle belle risposte. Appena la discussione sarà finita, la pubblicherò per intero.
Il quesito era questo:
Conosco molte persone che dichiarano apertamente che desidererebbero essere governati da sistemi molto rigidi, totalitari e violenti. Mi riferisco a molti nostalgici del ventennio che, recentemente sembrano sbucati come funghi dopo una giornata di pioggia.

Perche` queste persone desiderano una situazione simile? Perche` non pensano che sarebbe pericolosa anche per loro e che una volta attuata, sarebbe difficilissimo liberarsene?

[...]cosa passa per la mente di chi desidera per il proprio paese un ritorno ad un regime totalitario e violento?
Quali vantaggi ritiene maggiori degli svantaggi che inevitabilmente porterebbe?

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Controcorrente, io??

pace
A quanto pare, non sono io quello bastian contrario, alternativo e controcorrente. Le idee che spesso scrivo su questo blog, sembra che siano condivise dalla maggior parte della gente. A questo punto, mi vien da pensare che tacciano per pudore o per paura del giudizio della società (credendola, erroneamente, ostile). Non abbiate più paura, quindi, liberi pensatori che mettete i diritti umani e l'eguaglianza delle persone davanti alle tradizioni. Uscite pure allo scoperto, che non siete soli.

I dati dell’ultimo Eurobarometro, il periodico sondaggio condotto per conto della Commissione Europea nei paesi che fanno parte dell’Unione Europea, sono decisamente eloquenti: la religione, per i cittadini del vecchio continente, è un fenomeno ormai marginale. Un risultato particolarmente bruciante soprattutto per quelle confessioni, come la Chiesa cattolica, che hanno rivendicato per i ‘valori cristiani’ l’inserimento nel testo costituzionale.
Alla domanda su quali ritengono siano i tre valori che personalmente ritengono più importanti, gli europei hanno risposto, nell’ordine: la pace, i diritti umani, il rispetto per la vita umana, la democrazia, la supremazia della legge, la libertà individuale, l’eguaglianza, la tolleranza, la solidarietà, l’autorelizzazione, il rispetto per le altre culture e infine, al dodicesimo e ultimo posto, la religione, inserita nei tre valori più importanti da soltanto il 7 per cento del campione. Sui valori che meglio dovrebbero rappresentare l’Unione Europea il risultato è stato addirittura peggiore: solo il 3 per cento ha citato la religione. E, a sorpresa, gli italiani si sono mostrati più secolarizzati della media europea: solo il 2 per cento ha inserito la religione tra i valori che meglio rappresenterebbero l’UE, solo il 5 per cento ha inserito la religione tra i valori più importanti personalmente coltivati.

(da UAAR ultimissime)
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Comunicare / Ascoltare

Riporto questo interessante articolo dall'ufficio relazioni col pubblico dell'Emilia Romagna.

L'ascolto
Il buon comunicatore è colui che sa ascoltare
L'ascolto è una delle fasi essenziali e principali dell'evento comunicativo, in quanto permette di comprendere il proprio interlocutore e l'evento in quanto tale, adeguando di conseguenza il proprio stile relazionale, metodi e strumenti della comunicazione. A tal fine, è bene considerare alcuni degli elementi distintivi la fase dell'ascolto, quali:

•  osservare, raccogliere e captare tutte le informazioni possibile dalla situazione contingente. In questa prima fase, sarebbe opportuno attuare un ascolto neutro ed empatico, ovvero sospendere la propria capacità selettiva di giudizio e il proprio dialogo interiore, per abbracciare l'interpretazione e il punto di vista del nostro interlocutore;

•  sospendere l'urgenza classificatoria, abilità umana che permette di ridurre la complessità del mondo circostante, attraverso generalizzazioni concettuali che riconducono ogni evento ignoto a classificazioni note. Da tale atteggiamento mentale deriva un fenomeno definito profezia autoavverante, atto ad esplicitare come i nostri stessi pensieri riescano a condizionare i nostri comportamenti e la nostra percezione della realtà circostante.

La profezia autoavverante si distingue in due fasi: la prima, detta cognitiva, in cui viene creata una propria rappresentazione della realtà secondo convinzioni e chiavi di lettura arbitrarie e differenti da soggetto a soggetto; la seconda fase, invece, è detta comportamentale poiché prevede un adeguamento degli atteggiamenti del singolo all'interpretazione della realtà che lo stesso ha precedentemente prodotto.   Questo processo, una volta innescato, produce una lettura distorta della realtà ma conforme alle urgenze classificatorie del singolo, il quale proietta la propria attenzione solo su quegli aspetti dell'evento comunicativo precedentemente generalizzati. (Ad esempio, se giudichiamo una persona nervosa e irritabile, il suo frenetico tamburellare delle dita sul tavolo sarà una conferma della nostra urgenza classificatoria, che escluderà ogni differente ipotetica valutazione legata ad usi, costumi, e atteggiamenti dell'altro diversi rispetto alla nostra interpretazione della realtà.) La profezia autoavverante è un processo psicologico naturale ed ineliminabile, è però opportuno gestirne l'applicazione con consapevolezza per ridurre gli effetti di distorsione provocati da pregiudizi e preconcetti a cui spesso rischiano di approdare generalizzazioni troppo "audaci"!

•  domandare, formulare domande aperte e/o chiuse, a seconda dell'evenienza e dello scopo, per agevolare l'esposizione altrui ai fini di una miglior comprensione. Le domande aperte sono utili ad un arricchimento dell'esposizione, laddove questa è carente di particolari significativi, e generalmente permettono all'interlocutore di sentirsi maggiormente a proprio agio, poiché svincolato da impostazioni rigide e schematiche. Le domande chiuse, al contrario, servono per focalizzare passaggi salienti, per ribadire e sottolineare concetti chiave della conversazione e per diminuire le possibilità interpretative. A tal fine, vengono spesso utilizzate in associazione a parafrasi e riformulazioni (del tipo: "…se ho ben capito, Lei intende dire che…..", "…mi aiuti a capire: stando a quello che dice….."), così come a proiezioni volte ad esplicitare le conseguenze deducibili delle indicazioni suggerite ("…se Lei consegna questa richiesta entro la data prevista potrà ottenere il risarcimento…", "….con questo modulo, Lei potrà accedere ai servizi indicati nella brochure….").

•  logistica, curare il contesto fisico-spaziale dell'ambiente in cui si svolge la comunicazione per agevolare l'interlocutore, creando un dialogo basato su posizioni relazionali paritarie e simmetriche. (E' nota l'influenza che l'arredo esercita sulla relazione: ad esempio un tavolo circolare agevola fortemente lo scambio di idee rispetto ad uno rettangolare.) La prossemica permette infatti di definire ambiti più "intimi" della comunicazione, in base alle distanze fisiche degli interlocutori, agevolando, se opportunamente applicata, uno scambio più amichevole e salvaguardando la riservatezza e la privacy del dialogo. In effetti, predisporre il luogo dello scambio comunicativo considerando l'evento comunicazionale in quanto tale, permette di prestare attenzione non solo all'aspetto informativo della situazione, bensì anche a quello relazionale che consente al nostro interlocutore di sentirsi a proprio agio.
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Quiz inutili

Quanto tempo sopravviverei nel vuoto dello spazio?
How long could you survive in the vacuum of space?

Quanti cannibali sfamerebbe il mio corpo?
How many cannibals could your body feed?

Probabilità che mangerei i miei amici se stessi morendo di fame.
20%

Indovina il linguaggio di programmazione.
Name That Code

Riconosci il robot.
Name That Robot
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Berlusconi vuole regolamentare Internet nel mondo

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Articolo originale: Berlusconi vuole regolamentare Internet nel mondo

Servono nuove leggi per Internet? Soprattutto: conviene davvero puntare ad armonizzare le leggi in vigore nei diversi paesi? E si può davvero farlo in barba alle Nazioni Unite e al processo di analisi partito ormai da anni? Queste e molte altre sono le domande che da ieri rimbalzano sulla rete italiana dopoché il premier italiano Silvio Berlusconi ha annunciato l'intenzione di portare al prossimo G8 "una proposta di una regolamentazione internazionale del sistema di Internet", "in tutto il mondo, essendo internet un forum aperto a tutto il mondo".

Poche parole, nessun dettaglio, dette a margine di un giro tra i server delle Poste, ma sufficienti a fare il giro della rete, viste anche le tante pessime prove del mondo politico italiano rispetto ad Internet: è altissimo il timore di nuove regole imposte dall'alto prodotte da chi di rete ne sa poco e senza il contributo della rete stessa. Ma a cosa si riferisce esattamente il premier?



…ed ecco come si svolgerà la scena al G8

Berlusconi: “Voglio regolamentare internet! Inoltre, come mi suggerisce Maroni, ogni utente dovrà avere un proprio IP fisso! In tutto il mondo, perché internet è un forum aperto a tutto il mondo!”
Stati uniti: WTF?! N00B!
Germania: :-DDDDDDDD
Giappone: O_o; =^_^= LOL!!
Francia: ROTFL!
Canada: ROTFLASTC!
Russia: OMG! OMFG!!PEBKAC… (-:
Regno Unito: STFU!!

(per i non-geek: seguite i link)
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Venghino, venghino

Io avrei 'sta mezza idea di andare a vedermi lo spettacolo del tour Decameron di Luttazzi, in una delle date più vicine, che sarebbero:
BOLOGNA: 23 gennaio ( Paladozza )
MESTRE (VE): 13-14 marzo

A chi piace la satira cattiva cattiva senza compromessi ed è interessato a venire, me lo faccia sapere, che magari facciamo gruppetto!
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Plastica

Simpatico gruppetto che per diletto suona canzoni con strumenti giocattolo.


Nella playlist: Erotomania dei Dream Theater, YYZ dei Rush e Master of puppets dei Metallica.
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Manifestazioni, scioperi e nonviolenza

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In una società democratica, il diritto di manifestare e scioperare è garantito dalla costituzione. Si ha necessità di scioperare o manifestare quando si vuole rendere evidente all'opinione pubblica il proprio punto di vista riguardo ad una situazione che si è creata o che si teme verrà a crearsi e che creerà disagi o sofferenza nelle persone che intendono manifestare o coloro che sono rappresentati da esse.
Questo è un metodo di protesta comunemente accettato e solitamente praticato dagli schieramenti politici progressisti e di sinistra. Casi comuni di scioperi e manifestazioni, sono quelli contro leggi varate (o in fase di approvazione) dal governo, leggi sul lavoro o in generale che influenzino in modo sensibile la vita dei cittadini, queste sono manifestazioni che nascono allo scopo di proteggere o migliorare la propria situazione, altri casi sono le manifestazioni, diciamo, altruiste, ovvero quelle che si attuano in difesa di altri, ed in questi casi rientrano ad esempio le manifestazioni contro le varie guerre estere o contro le discriminazioni. Tutte queste forme di manifestazione, dovrebbero essere in linea di massima, pacifiche, questo almeno nelle migliori intenzioni dei manifestanti.
Andando ad analizzare in profondità però, si può arrivare a capire quanto questo genere di manifestazioni abbiano una insita, seppur spesso non vista, connotazione violenta. La cosa viene curiosamente evidenziata, anche se spesso in termini più semplicistici, dai sostenitori delle destre ed in generale da chi è contrario a tale manifestazione. Non può esistere manifestazione o sciopero che non porti con se una discreta dose di prepotenza: la prepotenza di bloccare il lavoro anche di chi non è a favore della protesta, di disturbare la giusta volontà allo studio negli studenti che preferiscono rimanere in aula invece di uscire in corteo, di impedire o rendere difficile la circolazione pubblica sulle strade coperte dal corteo. Infatti, uno dei mezzi che permettono l'efficacia di una manifestazione o di uno sciopero, è proprio il creare dei disagi. Certamente, chi manifesta ha tutte le proprie ragioni per farlo: mettendo sulla bilancia il proprio bisogno attuale di lavorare o il proprio desiderio di studio e dall'altra il proprio futuro che vede minacciato, preferisce sacrificare ciò che ha oggi, nella prospettiva di ciò che avrà domani. Ma non si può pretendere che chiunque abbia le stesse vedute o la stessa lungimiranza. Tutto questo, al di la dei frequenti casi di vandalismo e violenza fisica. È doveroso ammettere che, portando in grembo questi "semi di violenza", questo genere di manifestazioni sono frequentemente a rischio di degenerare verso gli estremi appena detti. L'atmosfera quasi ritualistica scaturita da slogan e canzoni ed il senso del branco che si instaura naturalmente, contribuiscono a favorire comportamenti violenti e dannosi. La stessa violenza intrinseca, può essere la causa scatenante della violenza che potrebbero manifestare gli oppositori: fazioni opposte, forze dell'ordine (che hanno il dovere di mantenere controllata la situazione per evitare che degeneri, ma tuttavia, come tutti, sono soggetti alle dinamiche di gruppo).
Con questo non voglio dire che le manifestazioni non vadano fatte. Sono favorevole ad esse, ma sono abbastanza realista da comprendere quali pericoli esse portino, ed il piccolo lato ipocrita che nascondono.
D'altro canto, esistono forme di manifestazione in grado di mettere in evidenza le ingiustizie che i manifestanti denunciano, pur rispettando comunque le più basilari regole di nonviolenza, che meglio si addicono alla filosofia a cui dovrebbero appartenere a coloro che le attuano.
Purtroppo, queste forme di manifestazioni vengono spesso ridicolizzate, in primis dai media e, come conseguenza, dall'opinione pubblica. Vengono ritenute risibili ed inutili. Sono quindi quindi poco considerate, al contrario di generi di manifestazioni che appaiono più virtuosi, coraggiosi, eroici, ma purtroppo violenti.
Le forme di manifestazione nonviolenta più note, sono lo sciopero della fame e la disobbedienza civile.

Riporto da Wikipedia:

Sciopero della fame
Uno sciopero della fame è una forma di protesta non violenta caratterizzata dal digiuno degli scioperanti.

Storia antica
Il digiuno fu usato come metodo di protesta già nell'Irlanda pre-cristiana, dove fu conosciuto come Troscad o Cealachanìì. È descritto dettagliatamente nei codici civili contemporanei, e ha regole specifiche secondo cui debba essere usato. Lo sciopero della fame è spesso svolto vicino agli obiettivi contro cui si lotta, anche per dare visibilità all'operazione.
In India, la pratica del dharna, una forma di sciopero della fame dove il manifestante digiuna di fronte alla porta dell'obiettivo, fu abolita nel 1861 dal governo; questo indica l'esistenza del fenomeno già da prima di questa data.

Gandhi
Il Mahatma Gandhi fu incarcerato nel 1922, nel 1930, nel 1933 e nel 1942. A causa dell'importanza acquisita da Gandhi attorno al mondo, è chiaro che le autorità britanniche non desideravano permettergli di morire durante la loro custodia carceraria. Gandhi partecipò a due famosi scioperi della fame. Col primo protestò alle regole inglesi in India, col secondo protestò alle regole autocratiche della nuova India indipendente.

Continua sulla pagina della Wikipedia.

Disobbedienza civile
La disobbedienza civile è una forma di lotta politica, attuata da un singolo individuo o più spesso da un gruppo di pressione, che comporta la consapevole violazione di una precisa norma di legge, considerata particolarmente ingiusta, violazione che però si svolge pubblicamente in modo da rendere evidenti a tutti e immediatamente operative le sanzioni previste dalla legge stessa.
L'obiettivo di chi attua questo tipo di strategia di lotta è quello di evidenziare, mediante la propria disobbedienza, l'ingiustizia a suo avviso palese della norma di legge e le conseguenze che essa comporta. In seguito a un atto di disobbedienza civile, come per ogni violazione di legge, segue il relativo accertamento in sede penale; nell'ambito del processo, gli esponenti di questo tipo di lotta possono perciò proseguire la propria azione politica, denunciando pubblicamente i motivi per cui ritengono errata la legge che contestano. In ogni caso la disobbedienza civile non può considerarsi una motivazione attenuante o esimente rispetto alla sanzione penale, che deve necessariamente seguire l'avvenuta violazione di legge, fino all'eventuale cambiamento della legge stessa; ma cio' solo se si considera la "ragion di stato" come istanza superiore a quella della coscienza dell'individuo. se invece si parte dal presupposto che lo stato e' una costruzione umana, che non e' infallibile, e che e' diritto dovere dei cittadini di vigilare affinche esso non abusi del suo potere, allora, in questa prospettiva la disobbedienza civile appare salvifica e meritoria.

Continua sulla pagina della Wikipedia.

Nonviolenza
Il termine nonviolenza è la traduzione letterale del termine sanscrito ahimsa, composto da a privativa e himsa: danno, violenza. La parola ahimsa implica una sfumatura intenzionale che si potrebbe rendere con "assenza del desiderio di nuocere, di uccidere". Altre proposte, per esempio "innocenza", sembrano perdere qualcosa del significato originario. In Italia è stato Aldo Capitini a proporre di scrivere la parola senza il trattino separatore, per sottolineare come la nonviolenza non sia semplice negazione della violenza bensì un valore autonomo e positivo. Il Mahatma Gandhi sottolineava proprio questo elemento negativo: «In effetti la stessa espressione “non-violenza”, un'espressione negativa, sta ad indicare uno sforzo diretto ad eliminare la violenza che è inevitabile nella vita.» (Gandhi, Teoria e pratica della non-violenza, p.77). Chi segue la nonviolenza viene spesso definito nonviolento, ma molti preferiscono utilizzare l'espressione amico della nonviolenza per sottolineare che nessuno puo' avere la pretesa di eliminare dalla propria vita la violenza che fa parte integrante della natura umana, ma tutti possiamo avvicinarci alla pratica nonviolenta da amici seguendo un percorso che non puo' mai dirsi concluso.

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