Atene, 429 a.C. - La democrazia

pericles
Il nostro governo favorisce i molti, invece dei pochi: per questo è detto democrazia.
Le leggi, qui, assicurano una giustizia eguale per tutti1 nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.
Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo stato,
non come un atto di privilegio, ma come una ricompensa, al merito2, e la povertà non costituisce un impedimento.
La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e
non infastidiamo mai il nostro prossimo, se preferisce vivere a modo suo3.
Ci è stato insegnato di
rispettare i magistrati4 e le leggi, e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevano offesa.
E ci è stato anche insegnato di
rispettare quelle leggi non scritte la cui sanzione risiede solo nell’universale sentimento di ciò che é giusto e di buon senso5.
La nostra città è aperta al mondo; noi non cacciamo mai uno straniero
6.
Noi siamo liberi di vivere come ci piace, e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.
Un cittadino ateniese
non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private7.
Un uomo che non si interessa allo Stato non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benché soltanto pochi siano in grado di dar vita a una politica, noi tutti siamo in grado di giudicarla8.
N
on consideriamo la discussione come un ostacolo sulla strada dell’azione politica9.
Crediamo che la felicita sia il frutto della libertà e
la libertà sia il frutto del valore10.
Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in se una felice versatilità10, la prontezza a fronteggiare le situazioni e la fiducia in se stesso.

Pericle, citato da Tucidide in La guerra del Peloponneso II, 37-41

Atene, 429 a.C.

Ora osservate le parti evidenziate e fate un confronto, ad una ad una, con la nostra attuale situazione italiana:
  1. Immunità parlamentari di vario genere.
  2. Privilegi parlamentari e modo di scegliere i deputati ed i ministri.
  3. Discriminazioni verso gay, donne e persone di religione diversa o liberi pensatori (ossia atei ed agnostici).
  4. Mancanza di rispetto per i magistrati nelle dichiarazioni pubbliche dei nostri politici, azioni mirate a rendere difficile il lavoro della giustizia.
  5. L’uso della ragione e del buon senso come priorità rispetto ai dettami del proprio partito o delle gerarchie religiose, che a molti spesso manca.
  6. Leggi sull'immigrazione che non fanno distinzione fra immigrati con precedenti criminali, rifugiati politici, gente che fugge da paesi con governi violenti e repressivi, persone povere in cerca di una vita migliore.
  7. Conflitti d'interessi, leggi "ad personam".
  8. Il generale disinteresse dei cittadini verso le questioni politiche. Per molti il proprio interesse politico si riduce al solo gesto del voto, a semplici sentimenti di simpatia/antipatia verso tale politico o partito o a sentimenti di fede fanatica, che nascono per evitare il peso di doversi interessare ed informare, limitandosi invece a scegliere da un insieme di idee già pronte. Democrazia, non è la possibilità di scegliere fra l’opzione A, B o C, ma avere anche i mezzi per inventare una opzione D e poterla promuovere al pari di quelle già esistenti.
  9. Chiusura ed incapacità di dialogo e di ascoltare le opinioni opposte capendole. Rifiuto del dialogo.
  10. Incapacità di capire che la libertà non è data, non è un dono, ma una condizione che si sviluppa dal miglioramento di sé stessi e dalla conoscenza. Senza di questo non si può dire di essere liberi, perché se non si conoscono le molteplici sfaccettature del mondo non si è in grado di distinguere fra la vera libertà e ciò che altri ci dicono esserlo. Ed è questa la “felice versatilità” di cui parla. Essere sempre in grado di mettersi in discussione e mai dare nulla per scontato. Che sia la conoscenza, che siano gli insegnamenti della tradizione, che siano i dogmi ed i dettami religiosi.

Se questo discorso di Pericle, colui che ha “inventato” la democrazia, descrive il prototipo di una società democratica, ebbene, noi allora non stiamo vivendo in una democrazia.

NB: Per completezza, devo riportare anche che ad Atene, come praticamente ovunque allora, era ancora praticata la schiavitù, e che schiavi e donne non potevano partecipare alla democrazia. Questo non deve sminuire però l’idea, credo condivisa da tutti e riportata chiaramente nel discorso di Pericle, di cosa sia una democrazia. Per altre cose, la democrazia di Atene era addirittura superiore a qualunque democrazia contemporanea.
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In Viaggio

matsuo_basho2

Spettacolo di lettura recitata con musiche dal vivo.

Letture tratte da:
“L'angusto sentiero del Nord” di Matsuo Basho;
Racconti ispirati alle opere di Gialal al-Din Rumi.

Musiche originali del progetto “L'inchiostro nel pozzo”:
- Nicola Pandini (laptop, percussioni elettroniche e loops, Dan-Bau)
- Stefano Pegoretti (laptop, chitarra, keyboard, loops e samples)

Narrazione: Io Me

Ospite: Francesco Ghilardi

Lo spettacolo affronta il tema del viaggio, geografico ed interiore, attraverso una selezione di brani tratti dalle opere di Matsuo Basho e Gialal al-Din Rumi.
Probabilmente il massimo maestro giapponese della poesia haiku, Matsuo Basho viaggiava per ampliare gli orizzonti della sua poesia e avere una visione più profonda della realtà attraverso la rappresentazione della natura e l'identificazione dell'uomo con essa. Da Edo (l'attuale Tokyo), sua città natale, compì tre pellegrinaggi poetici. Tra questi, quello più lungo e creativo fu compiuto nella primavera del 1689, quando Basho partì per il suo viaggio di poesia nelle zone del Giappone settentrionale.
Percorse 2.500 chilometri in 156 giorni. Dal viaggio nacquero alcuni dei suoi haiku più belli raccolti nell’Oku-no-hosomichi (Lo stretto sentiero nel profondo del paese, che viene tradotto in: L’angusto sentiero del Nord).
La struttura dello spettacolo ricalca quella di quest'opera: il racconto è diviso in “stazioni”, ognuna delle quali contiene un resoconto in forma di diario di viaggio, ed uno o più Haiku che “fotografano” paesaggi, momenti ed emozioni nello stile inconfondibile di questa suggestiva forma poetica.
Ad intervallare questo viaggio, un'altro viaggiatore, questa volta “dell'anima”: Gialal al-Din Rumi, considerato il massimo poeta mistico della letteratura persiana e fondatore della confraternita sufi dei "dervisci rotanti”. I suoi brevi racconti creano una perfetta coesione filosofica con i brani tratti dall'opera di Basho.
La narrazione del testo da parte dell'attore in scena viene accompagnata dalle musiche originali del progetto “L'inchiostro nel pozzo” che creano le atmosfere adatte a sottolineare i vari momenti dello spettacolo.

Data: mercoledì 22 luglio 2009 alle 21.00
Luogo: Cortesela Bontadi, vicino a Piazza Cesare Battisti (Piazza delle Oche), Rovereto (TN)

Chiunque verrà, sarà il benvenuto. :-)
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Every bloody emperor

Questa la voglio dedicare all’impunito “Papi”, bugiardo ed amico di mafiosi, criminali ed eversivi. …Ed a tutti quelli che gli succederanno.



Leggete bene il testo. Meriterebbe di essere scritto come introduzione a tutti i libri di storia.

By this we are all sustained: a belief in human nature
and in justice and parity...all we have is the faith to carry on.

Imperceptible the change as our votes become mere gestures
and our lords and masters determine to cast us
in the roles of serfs and slaves
in the new empire's name.

Yes and every bloody emperor claims that freedom is his cause
as he buffs up on his common touch as a get-out clause.

Unto nations nations speak in the language of the gutter;
trading primetime insults the imperial impulse
extends across the screen.
Truth's been beaten to its knees; the lies embed ad infinitum
till their repetition becomes a dictum
we're traitors to disbelieve.
With what impotence we grieve for the democratic process
as our glorious leaders conspire to feed us
the last dregs of imperious disdain
in the new empire's name.

Yes and every bloody emperor's got his hands up history's skirt
as he poses for posterity over the fresh-dug dirt.
Yes and every bloody emperor with his sickly rictus grin
talks his way out of nearly anything but the lie within
because every bloody emperor thinks his right to rule divine
so he'll go spinning and spinning and spinning into his own decline.

Imperceptible the change as one by one our voices falter
and the double standards of propaganda
still all our righteous rage.

By this we are all sustained: our belief in human nature.
But our faith diminishes - close to the finish,
we're only serfs and slaves
as the empire decays.
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Il capo e quello che può fare

GengisKhan2
Riporto un intervento molto interessante da it.discussioni.psicologia.
La discussione parte dalle note vicende recenti di cronaca che coinvolgono il presidente del consiglio italiano.

M.S.
Non so se seguite quello che sta accadendo a Berlusconi, le inchieste su Noemi Letizia, Villa Certosa e sulle ragazze di Bari. Pensavo inizialmente che anche queste, come tutte quelle prima, finissero nel dimenticatoio, liquidate come "faccenda privata" anche se non è vero, e ricordate solo da chi, come me, ancora si incavola per le porcate.

Invece sembra che stavolta B sia più in difficoltà del solito. Addirittura ci sono voci di un governo Draghi (perché? boh).

Ho capito, anche se i "destri" che conosco guardano e tacciono, che anche loro sono colpiti da queste faccende, e mi sembra (sembra!) che non siano disposti a passarci sopra come hanno fatto con la corruzione e tutte le accuse giudiziarie.

Ma PERCHE'?

Avrei pensato che una cosa del genere venisse ignorata facilmente da chi è passato sopra a ben altro, invece questo fatto sta incrinando l'immagine di B in un modo che nessun giudice e nessun giornalista è mai riuscito a fare, per quante prove e testimonianze abbiano raccolto. I giornali ci scrivono sopra da un mesetto, pure quelli "di destra", anche se meno, e non accennano a smettere. Insomma questa è una notizia "che non passa di moda" come invece passavano rapidamente di moda le inchieste giudiziarie.

So che ci sono regole, che c'è un patto sottinteso, tacito, che lega "il Capo" (non B in particolare, ma proprio ogni capo in ogni ambiente) e chi lo segue. E che quindi ci sono cose che il Capo può fare, cose che il Capo non può fare e cose che il Capo *non deve mai* fare.

E pare proprio che il patto fra B e "i suoi", incredibilmente almeno per me, comprende il comandamento "non trombare con le veline"...???

Qualcuno ha una spiegazione un pò meno grezza di questa cosa? Perché questo fatto è così importante per i "destri"?
1) Moralismo veterocattolico?
2) Invidia? (non ci va che tu trombi chi ti pare e noi no?)
3) Nostalgia per l'italia anni '40-'50?

boh...


Riporto ora questo intervento, che mi è particolarmente piaciuto.

V.D.P.
> [cut]
> So che ci sono regole, che c'è un patto sottinteso, tacito, che lega "il Capo" e chi lo segue.


Proprio così: è ciò che tu hai sintetizzato nel subject con le parole <<Il capo e quello che può fare>>.

> E che quindi ci sono cose che il Capo può fare, cose che il Capo non può fare e cose che il Capo *non deve mai* fare.

Proprio così: ciò, perchè (imho????) il Capo *deve* incarnare le qualità etiche del gruppo che conduce; ciò, persino indipendentemente dalla eventuale opinabilità delle "qualità" di quella Etica da parte di chi abbia un'Etica diversa .
Ciò significa -"per es."- che il Capo dei "barbari Mongoli del Sec.XII" *doveva necessariamente* essere come fu Gengis Kan: sanguinario, vendicativo, spietato, predatorio, "efficientissimo" nelle guerre di conquista.
[ ... che -voglio dire *se* posso- è quasi la stessa Etica di un certo <<iper-liberismo>> attuale ... ma naturalmente "non c'entra"! ]

Se Gengis Kan non si fosse dimostrato alla "altezza" di tali esigenze (che erano la Etica dei Mongoli del XII Secolo ...) ... "avrebbe perso la faccia".
Leggi il resto…
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Il saggio Bertrand Russell

bertrand-russell-war-quote
«Nello studiare un filosofo l’atteggiamento giusto non è né di reverenza né di disprezzo, bensì prima una specie di ipotetica adesione perché sia possibile capire ciò che egli sente, e credere nelle sue teorie, e dopo un risveglio dell’atteggiamento critico il più possibile simile allo stato d’animo d’una persona che sta abbandonando le opinioni che fino allora ha sostenuto. Il disprezzo ostacola la prima parte di questo processo e la reverenza la seconda. Due cose bisogna ricordare: che un uomo, le cui opinioni e teorie son degne di essere studiate, si può presumere abbia posseduto una certa intelligenza; e che d’altra parte è probabile che nessuno sia mai arrivato alla verità completa e definitiva su un soggetto qualsiasi. Quando un uomo intelligente esprime un punto di vista che ci sembra evidentemente assurdo, non dobbiamo tentare di dimostrare che in qualche modo la cosa è vera, ma dovremo provare a capire come mai sia successo che a lui sia sembrata vera. Questo esercizio della fantasia storica e psicologica allarga subito il campo del nostro pensiero, e ci aiuta a comprendere quanto sciocchi sembreranno molti dei nostri pregiudizi che ci sono cari ad un’età di diversa forma mentis

da Storia della filosofia occidentale
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Middletown Dreams



Uno dei miei pezzi preferiti dei Rush. Da Power Windows. È raro vederlo suonato dal vivo.
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