mag 2009
Zeitgeist
28 mag 2009 – 20:14 Archiviato in:
Segnalazioni
Aggiornamento
(28/05/2009): Pubblico in fondo all’articolo il link
(grazie a Niccolò per la segnalazione) ad un sito che, esaminando
i due film in oggetto, ne confuta buona parte delle
affermazioni.
È da un po’ di tempo che ho sentito parlare di questo film. Ora l’ho visto, e sono spaventato… molto!
Temi: Religioni teistiche; Terrorismo e 11/9; Guerra; Il sistema bancario mondiale, I media.
Zeitgeist, The movie
The Zeitgeist Movement
Il file .torrent per scaricare il film: Official Zeitgeist, The movie torrent
Il file .srt dei sottotitoli italiani: Zeitgeist, The movie italian subs
Il file .torrent per scaricare l’addendum: Official Zeitgeist Addendum torrent
Il file .srt dei sottotitoli italiani: Zeitgeist Addendum italian subs
I file .srt vanno rinominati con lo stesso nome del filmato e messi nella stessa cartella che li contiene.
Per chi ha già visto il film, sono convinto che sia molto importante leggere ciò che è scritto nelle pagine al link che seguirà. Se quello che ci interessa è la verità, dobbiamo valutare ed essere critici su ogni ipotesi che ci giunge, comprese quelle che “ci piacciono”. Perché anche la loro confutazione, ci fornisce importanti informazioni. Zeitgeist, the movie Debunked – Conspiracy Science
È da un po’ di tempo che ho sentito parlare di questo film. Ora l’ho visto, e sono spaventato… molto!
Temi: Religioni teistiche; Terrorismo e 11/9; Guerra; Il sistema bancario mondiale, I media.
Zeitgeist, The movie
The Zeitgeist Movement
Il file .torrent per scaricare il film: Official Zeitgeist, The movie torrent
Il file .srt dei sottotitoli italiani: Zeitgeist, The movie italian subs
Il file .torrent per scaricare l’addendum: Official Zeitgeist Addendum torrent
Il file .srt dei sottotitoli italiani: Zeitgeist Addendum italian subs
I file .srt vanno rinominati con lo stesso nome del filmato e messi nella stessa cartella che li contiene.
Per chi ha già visto il film, sono convinto che sia molto importante leggere ciò che è scritto nelle pagine al link che seguirà. Se quello che ci interessa è la verità, dobbiamo valutare ed essere critici su ogni ipotesi che ci giunge, comprese quelle che “ci piacciono”. Perché anche la loro confutazione, ci fornisce importanti informazioni. Zeitgeist, the movie Debunked – Conspiracy Science
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Aretè
23 mag 2009 – 11:17 Archiviato in:
Idee
Aggiornato: 23 maggio
2009
Ciò che mi piace di più dell'idea dell'aretè, è la sua dinamicità:
che sia un ideale in continuo mutamento. Lo scopo non è
semplicemente portare a compimento una particolare azione, oppure
arrivare in una determinata situazione, ma il continuare a
perseverare per mantenersi eccellenti. Perché il semplice
compimento di un'azione o l'arrivo in una data situazione, sono
delle cose che non hanno valore assoluto nel tempo.
Tutto muta in continuazione, quindi, qualsiasi cosa rimanga statica, è destinata a perdere di valore.
Al contrario, ciò che segue il continuo mutamento, ha maggiori probabilità di mantenersi eccellente.
Talmente semplice ed evidente da sembrare banale. Basti pensare al processo di evoluzione naturale.
Allo stesso modo è la società: se estremamente tradizionalista, quando le sue tradizioni insegnano a non mettere nulla in discussione e a non cambiare mai, è destinata a degradarsi.
Al contrario, una società le cui regole si basano su principi dinamici, ha più possibilità di portarsi avanti nel tempo e di rispondere alle esigenze delle persone che la compongono, fintanto che essa muta con loro.
da Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta, di Robert M. Pirsig.
…«Ciò che spinge il guerriero greco a compiere imprese eroiche» osserva Kitto «non è un senso del dovere come noi oggi lo intendiamo, dovere cioè nei confronti degli altri: è piuttosto dovere nei confronti di se stesso. L’eroe greco non aspira a ciò che noi traduciamo con la parola “virtù” ma a ciò che in Grecia si chiama aretè, “eccellenza” … Dell’aretè dovremo parlare ancora e a lungo, perché nella vita greca la si incontra dappertutto».
Ecco, pensa Fedro, una definizione della Qualità che esisteva mille anni prima che i dialettici avessero cercato di catturarla coi loro tranelli verbali. Se qualcuno non ne afferra il significato senza bisogno di definiens, definendum e differentia, o mente, oppure il suo distacco dall’umanità è tale che non vale la pena di rispondergli. Fedro è affascinato anche dal concetto di «dovere nei confronti di se stessi», che è la traduzione pressoché esatta del termine sanscrito dharma, e che, a volte, è descritto come l’«uno» degli indù. È possibile che il dharma degli indù e la «virtù» degli antichi greci siano identici?
Qualità! Virtù! Dharma! Ecco che cosa insegnavano i sofisti! Non la relatività della morale. Non la «virtù» ideale, ma l’aretè. L’eccellenza. Il dharma! Prima della Chiesa della Ragione. Prima della sostanza. Prima della forma. Prima dello spirito e della materia. Prima della stessa dialettica. La Qualità era assoluta. Quei primi maestri del mondo occidentale insegnavano la Qualità, e il mezzo che avevano scelto a questo scopo era la Retorica. Fedro era sulla buona strada fin dall’inizio.
[…]
Kitto ha alcune cose da dire riguardo all’aretè. «Quando in Platone incontriamo la parola aretè,» scrive «la traduciamo con “virtù”, e di conseguenza veniamo a perderne tutto il sapore. “Virtù”, almeno ai nostri tempi, ha un senso quasi esclusivamente morale; aretè, invece, viene utilizzata indifferentemente in ogni ambito e significa semplicemente eccellenza. Quindi l’eroe dell’Odissea è un grande combattente, un astuto intrigante, un ottimo parlatore, un uomo dal cuore saldo e di grande saggezza che sa di dover sopportare senza lamentarsi troppo di quel che gli dèi gli mandano; ed è capace di costruire e di guidare una barca, di tracciare un solco più dritto di chiunque altro, di lanciare il disco meglio di un giovane fanfarone, di sfidare i giovani feaci al pugilato, alla lotta o alla corsa. Sa uccidere, scuoiare, macellare e cuocere un bue e una canzone lo può commuovere fino alle lacrime. In realtà, è abile in tutto; la sua aretè è insuperabile. L’aretè implica il rispetto per la totalità e l’unicità della vita e, di conseguenza, il rifiuto della specializzazione. Implica il disprezzo per l’efficienza, che esiste non in un solo settore della vita, ma nella vita stessa»…
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Tutto muta in continuazione, quindi, qualsiasi cosa rimanga statica, è destinata a perdere di valore.
Al contrario, ciò che segue il continuo mutamento, ha maggiori probabilità di mantenersi eccellente.
Talmente semplice ed evidente da sembrare banale. Basti pensare al processo di evoluzione naturale.
Allo stesso modo è la società: se estremamente tradizionalista, quando le sue tradizioni insegnano a non mettere nulla in discussione e a non cambiare mai, è destinata a degradarsi.
Al contrario, una società le cui regole si basano su principi dinamici, ha più possibilità di portarsi avanti nel tempo e di rispondere alle esigenze delle persone che la compongono, fintanto che essa muta con loro.
da Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta, di Robert M. Pirsig.
…«Ciò che spinge il guerriero greco a compiere imprese eroiche» osserva Kitto «non è un senso del dovere come noi oggi lo intendiamo, dovere cioè nei confronti degli altri: è piuttosto dovere nei confronti di se stesso. L’eroe greco non aspira a ciò che noi traduciamo con la parola “virtù” ma a ciò che in Grecia si chiama aretè, “eccellenza” … Dell’aretè dovremo parlare ancora e a lungo, perché nella vita greca la si incontra dappertutto».
Ecco, pensa Fedro, una definizione della Qualità che esisteva mille anni prima che i dialettici avessero cercato di catturarla coi loro tranelli verbali. Se qualcuno non ne afferra il significato senza bisogno di definiens, definendum e differentia, o mente, oppure il suo distacco dall’umanità è tale che non vale la pena di rispondergli. Fedro è affascinato anche dal concetto di «dovere nei confronti di se stessi», che è la traduzione pressoché esatta del termine sanscrito dharma, e che, a volte, è descritto come l’«uno» degli indù. È possibile che il dharma degli indù e la «virtù» degli antichi greci siano identici?
Qualità! Virtù! Dharma! Ecco che cosa insegnavano i sofisti! Non la relatività della morale. Non la «virtù» ideale, ma l’aretè. L’eccellenza. Il dharma! Prima della Chiesa della Ragione. Prima della sostanza. Prima della forma. Prima dello spirito e della materia. Prima della stessa dialettica. La Qualità era assoluta. Quei primi maestri del mondo occidentale insegnavano la Qualità, e il mezzo che avevano scelto a questo scopo era la Retorica. Fedro era sulla buona strada fin dall’inizio.
[…]
Kitto ha alcune cose da dire riguardo all’aretè. «Quando in Platone incontriamo la parola aretè,» scrive «la traduciamo con “virtù”, e di conseguenza veniamo a perderne tutto il sapore. “Virtù”, almeno ai nostri tempi, ha un senso quasi esclusivamente morale; aretè, invece, viene utilizzata indifferentemente in ogni ambito e significa semplicemente eccellenza. Quindi l’eroe dell’Odissea è un grande combattente, un astuto intrigante, un ottimo parlatore, un uomo dal cuore saldo e di grande saggezza che sa di dover sopportare senza lamentarsi troppo di quel che gli dèi gli mandano; ed è capace di costruire e di guidare una barca, di tracciare un solco più dritto di chiunque altro, di lanciare il disco meglio di un giovane fanfarone, di sfidare i giovani feaci al pugilato, alla lotta o alla corsa. Sa uccidere, scuoiare, macellare e cuocere un bue e una canzone lo può commuovere fino alle lacrime. In realtà, è abile in tutto; la sua aretè è insuperabile. L’aretè implica il rispetto per la totalità e l’unicità della vita e, di conseguenza, il rifiuto della specializzazione. Implica il disprezzo per l’efficienza, che esiste non in un solo settore della vita, ma nella vita stessa»…
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Perché sono vegetariano
17 mag 2009 – 21:05 Archiviato in:
Idee

È sempre un po’ imbarazzante rispondere a questa domanda, perché essa arriva puntualmente ad ore pasti, e ciò mi impedisce di spiegare le mie motivazioni come vorrei.
Prima di tutto, perché non me la sento, in un momento spensierato, di iniziare un discorsone sull’etica e la natura. In secondo luogo, perché l’esperienza mi ha insegnato che le reazioni di chi ascolta, rischiano di diventare presto sgradevoli ed autodifensive, nonostante io non abbia alcuna intenzione accusatoria.
I motivi di queste reazioni sono facilmente spiegabili: è sgradevole quando viene messo in evidenza che un comportamento diffuso causa del male (ben pochi provano piacere nell’uccisione). Quello che lo rende così sgradevole, perché inaspettato, è che tutto ciò che circonda questo comportamento diffuso, ha il preciso scopo di nascondere ciò che permette di attuare quel comportamento. Si usano infatti termini appositi per nascondere la natura di ciò che si mangia: “Fettine”, “Cotolette”, “Fiorentina”, “Tagliata”, sono nomi che nascondono l’origine di ciò che si ingerisce. Chiaramente, chiunque sa benissimo che la bistecca che sta mangiando, prima di diventare tale, era parte di un animale vivo. Quello che la mente cerca di escludere, è tutto ciò che ha trasformato quell’animale nell’alimento che si sta ingerendo. Ben poche persone, infatti, non proverebbero disagio nell’assistere all’uccisione, alla “preparazione” (altra parola mascheratrice) ed alla macellazione di un animale.
Fino al momento in cui viene fatto notare, le persone non pensano neppure che l'alimentazione possa essere una questione. Si da per scontato il comportamento più diffuso, senza porsi domande. È talmente diffuso, che difficilmente si immagina possa esserci qualcosa di diverso.
Non si ha la sensazione di essere complici di un uccisione quando si mangia una cotoletta (perché, non esiste alcun modo oltre all’uccisione dell’animale originale, per potersene cibare… almeno fino a quando non saremo in grado di sintetizzare il singolo muscolo o organo, oppure inventeremo qualcosa di simile ai replicatori di materia di Star Trek ;-) ), fintanto che la cotoletta appare spersonalizzata, come un semplice alimento. Non appena l'alimento lascia trapelare in modo più esplicito la sua origine, la percezione di esso cambia. Basti pensare agli alimenti che ricordano maggiormente le interiora, o la forma originale dell’animale: talvolta fanno impressione anche a chi invece mangia “affettati” e “bistecche” in quantità. Non si ha nemmeno la sensazione di concorrere ad un degrado ambientale, che potrebbe causare problemi a tutti nel lungo periodo.
La prima reazione è di mettersi in difesa, come si fosse stati accusati, ed eventualmente contrattaccare, sdrammatizzando o ridicolizzando l’opinione opposta. In questo modo, si difende il proprio attuale sistema di valori. Se la difesa funziona, non diventa necessario modificarlo, inoltre, si continuerà ad avere un opinione positiva di se stessi.
Questa non vuole essere un’accusa nei confronti dei non vegetariani, ma un’osservazione per rendere comprensibile la loro reazione. Un vegetariano ed un carnivoro, vedono in modo diverso lo stesso oggetto, nonostante ciò che lo costituisce non cambi. Uno da maggior peso alla sua origine ed a ciò che implica, l’altro da maggior peso a quella che comunemente viene considerata la sua funzione. Allo stesso modo, un pittore ed un comune osservatore, vedono in modo diverso un dipinto. :-)
Durante le discussioni fra vegetariani e non, ci sono alcuni argomenti che i non vegetariani sollevano molto frequentemente.
Uno degli argomenti riguarda la naturalità del comportamento onnivoro del genere umano, facendo spesso paragoni con altre specie viventi. Viene detto che esiste una legge naturale, che determina il comportamento degli individui di una specie, i quali devono seguirla in virtù del fatto che la natura li ha fatti in quel preciso modo. Un secondo argomento, solitamente usato per ridicolizzare le tesi dei vegetariani, riguarda il non poter essere certi di cosa abbia una coscienza e provi dolore. Spesso, a fare le spese di questo argomento, sono dei poveri ciuffi di lattuga, o qualche altro comune vegetale, a cui viene sfortunatamente attribuita la capacità di soffrire. :-)
Un’altra ipotesi curiosa, ma radicata negli individui, è l’idea che un vegetariano ideologico, lo sia per questioni spirituali, solitamente legate a filosofie orientali. Ciò, in effetti, è abbastanza frequente, ma non si tratta di una relazione bidirezionale. Ossia: è molto probabile che chi segue una filosofia orientale, diventi anche vegetariano, ma esistono vegetariani ideologici che hanno fatto la propria scelta per motivi completamente razionali, che esulano dalla spiritualità. Cercherò di spiegarvi alcuni di questi motivi. :-) Leggi il resto…
Oggettività e realtà
05 mag 2009 – 19:59 Archiviato in:
Idee

Entrambe queste ipotesi mi hanno attirato, ad intermittenza, seppur si escludessero a vicenda. Ho voluto quindi capirne il motivo. L’articolo che segue, sono gli appunti, ancora in sviluppo (chiamiamolo Step 1), della mia ricerca di esso.
Come prima cosa, mi sono chiesto cosa intendessimo con il termine oggettività, se esso corrisponda davvero al suo significato e se possa invece essere frutto di ambiguità.
og|get|ti|vi|tà
s.f.inv.
1 TS filos., carattere intrinseco di ciò che è oggetto, che appartiene al mondo del reale e si distingue dal soggetto pensante
2 CO obiettività, imparzialità: giudicare con o.
(dal De Mauro)
Alla fine del mio ragionamento, arrivai alla conclusione che il termine viene normalmente utilizzato in modo ambiguo.
L’oggettivo al quale si pensa di tendere, non è l’oggettivo intrinseco di ciò che è oggetto, ma un qualcosa che appare oggettivo perché condiviso, quindi appartenente non solo al soggetto pensante. Usando il termine oggettivo, come contrapposizione a soggettivo, solitamente si inferisce che l’oggettività alla quale si tende, coincida con l’oggettività intrinseca. Io ritengo che sia una falsa inferenza e che l’uso comune del termine, rendendola “scontata”, ci crei difficoltà nell’accorgerci dell’ambiguità.
Il non riconoscere questa ambiguità, ritenendo che ciò che consideriamo oggettivo coincida con la realtà, potrebbe crearci problemi ogniqualvolta si cerchi di studiarla.
In questo articolo cercherò di spiegarne il motivo, supponendo una separazione fra le due oggettività. Utilizzerò il termine “oggettività” quando vorrò intendere ciò che si distingue dal soggetto pensante in contrapposizione al termine “soggettività”, e “realtà” per riferirmi al carattere intrinseco della stessa, cioè l’oggettività in senso assoluto del termine, in mancanza di qualsivoglia soggetto o punto di vista. Leggi il resto…
Il ritorno
Ed ecco la mia piccola moto, rimessa
in sesto, dopo l’incidente di ottobre scorso.
Le foto non sono un granché, ma la poca luce del garage non mi permetteva di più. :-)

Per le foto dei dettagli… Leggi il resto…
Le foto non sono un granché, ma la poca luce del garage non mi permetteva di più. :-)

Per le foto dei dettagli… Leggi il resto…
