Le braci

2004-12-09-3
Libro davvero straordinario questo, dello scrittore ungherese Sándor Márai, che ho finito di leggere ormai un mese fa. La storia è narrata con maestria e capacità di tenerti sempre sul filo, facendoti scoprire gli eventi accaduti poco alla volta in un continuo crescendo durante il quale si percepisce la tensione salire continuamente. Mi ha ricordato parecchio, come situazione e sensazioni, il film Sinfonia d'autunno di Ingmar Bergman. Non voglio aggiungere altro per non rovinare il gusto della lettura. Mi limito a riportare la quarta di copertina.

Dopo quarantun anni, due uomini, che da giovani sono stati inseparabili, tornano a incontrarsi in un castello ai piedi dei Carpazi. Uno ha passato quei decenni in Estremo Oriente, l'altro non si è mosso dalla sua proprietà. Ma entrambi hanno vissuto in attesa di quel momento. Null'altro contava per loro. Perché? Perché condividono un segreto che possiede una forza singolare: "una forza che brucia il tessuto della vita come una radiazione maligna, ma al tempo stesso dà calore alla vita e la mantiene in tensione". Tutto converge verso un "duello senza spade" ma ben più crudele. Tra loro, nell'ombra il fantasma di una donna.

Consigliatissimo a tutti.
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Gli elefanti con gli hard disk bevono cioccolata col limone.

Signori miei, questa è l'ultima serie di frasi! Dopo più di un anno di periodiche pubblicazioni, ho esaurito la scorta di frasi collettive che al tempo avevamo scritto di volta in volta su scontrini, fazzoletti, strappi di foglio, bustine del tè, mani, arti amputati e chi più ne ha più ne metta.
Per le prossime… Bisognerà riprendere l'abitudine e l'ispirazione. :-)
Se volete leggere le altre, basta che andiate nella categoria “Cadaveri

Ho adocchiato libidinosamente la mia pinguedine stantia, la frittata rotola, la cipolla è patogena.

Stefano si crogiola nell'empatica passera, solitario sta manualmente abile.

Acqua, ingurgito pipì fagocitando popò con sforzo mi diletto e merito (un applauso).

Tirando pugni sul mio pacco
beatamente mi rilasso tronfio,
le mutande umide insacco
nel mio ventre gonfio.

Iodio saturo rutto farfalline di primavera tutti tocca Masini. (accompagnare con gesto apotropaico)

Furore giramondo scruta l'orizzonte mentre io mi tergo dalla spruzzata della diarreica fine.

Fuochi fatui fanno finta, ego edonista estirpa entità di dionisiche diatribe didascaliche: "dì Fifì".

Pusillanime nella cloaca sdràza contorcendosi tira su il moccolo secreto e spegne la candela con un peto.

Carciofetto mellifluo, dove stai andando intonso? In caso, se ti scappa lo stronso mettiti d'impegno e fallo di legno.

Intromesso, senza niente, erutta cioccolata da ogni parte.

Oh, tira su tutto lì... anche lì... e lì... oh, lì no!

Più giù ci vai tu barbablu io rimango qui in giarino sloizo come il moscerino morto nell'oceano delle brocche di Robinolosà.

Gli elefanti con gli hard disk bevono cioccolata col limone.
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Obama, il jazz, il porno

Trascrivo la prima parte di questo interessantissimo articolo preso dal blog “fastidio”. Sito a tema erotico e pornografico, scritto in modo esemplare, approfondito ed intelligente.

Da diverso tempo avevo in mente alcune considerazioni circa il colonialismo, i neri, il razzismo; per forza di cose sono osservazioni del tutto soggettive. Nel tempo si sono sommati diversi elementi, cocci di un vaso in frantumi, che credo possano formare la traccia per un percorso di confusa riflessione. Non intendo tralasciare la provocazione pura e il gusto dell'iperbole, dell'esagerazione quasi gratuita, per provare a ridefinire un concetto abusato e mal interpretato quale il binomio razzismo-antirazzismo. Questo bizzarro percorso di degustazione della razza inizia dalla storia del jazz passa attraverso il neocolonialismo, intridendosi di storia della fotografia, fino ad arrivare senza grossi sforzi al porno, il tutto sotto il segno dell'opinione personale, orrendo vizio condannato da Platone. Mi scuso solo per la lunghezza della dissertazione che non è certo una mia caratteristica.

afro

A a bronzatissimo
Come sempre arrivo tardi, ma arrivo. Mi risuona in testa, da giorni, la frase "Giovane, bello, abbronzato". Per Berlusconi Obama è questo. Rifletto su questa battuta, chiamiamola così, che puzza di razzismo; so che l'ha sparata grossa, ma qualcosa mi sfugge. Voglio credere alla buona fede del primo ministro (e credo che la provocazione inizi già qui), ma mi spiego.
Berlusconi è un uomo vittima della sua stessa proiezione catodica. Lui non si guarda in uno specchio, si guarda nella televisione, e la televisione è l'accesso all'immagine mentale che ogni cittadino ha di lui. Lui vede ciò che è nella testa dell'italico popolo bue. E' una semplice questione di propaganda e vittime della propaganda. Berlusconi è pelato e nano. Vuole essere alto e capellone e in qualche modo (l'inganno estetico è qualche modo) ce la fa. Questo mi rende certo del fatto che Berlusconi invidi il colore della pelle di Obama. E lo invidia in quanto gli appare abbronzato. Esattamente come invidia il fatto che è più piacente di lui ed è pure alto e coi capelli, e lo invidio pure io! In definitiva: Obama non deve mettersi il cerone che si deve mettere il cavaliere. Allora dove sta lo sgomento rispetto alla battuta infelice uscita dal nano di Arcore? Forse che dire "abbronzato" in realtà è un non-riconoscere l'identità altrui, l'essere mezzo keniota di Obama, la sua negritudine, le radici, le radici su cui insisteva il Black Panther Party; è un'attitudine riduzionista e in quanto tale razzista, cioé non ne marca riconosce la differenza, la riduce a bizzarria estetica.
Avevo scritto "marca", ma credo che anche il marcare ad ogni costo sia elemento di razzismo. Sono cresciuto a pane e film di Spike Lee e non ho mai concepito il fatto che solo un afroamericano potesse chiamare "negro" un suo compare dalla pelle scura. C'è una divertente scena di questo tipo in Clerks 2. Cioé se un bianco dice negro, o parla di culo nero (Clerks 2),  allora è razzista, se lo dice un tizio con geni africani invece è "yo, cool, brother". Non ci siamo, proprio. Il moralista non dice mai "negro", si sente sporco e colonialista, fino a fine anni '80 lo dicevamo tutti, poi magari quando vede la famiglia di senegalesi agghindati per la festa li guarda come fenomeni di esotismo altermondialista... e "come ci si diverte alla Festa dei Popoli". Se un tedesco mi taglia la strada, lo appello mangiacrauti di merda, o crucco. Se un africano mi taglia la strada in auto a cosa penso? Prendo la prima differenza tra me e lui, il colore, lo amplifico, e ci aggiungo "di merda". Non mi sento razzista per questo, mi sento razzista se penso "negro di merda" e me lo rimangio perché sono di sinistra. Poi scendo e ci faccio a pugni, come se fosse un tedesco abbronzato...
Il razzismo nasce quando marco una diversità fisico-culturale o quando la annichilisco del tutto e a tutti i costi. Vizi rispettivamente di destra e di sinistra. Il meccanismo è molto più sottile di quanto si immagini. Il povero Gramsci, e l'ho già scritto da qualche parte, diceva che la cultura non è borghese, è l'uso che ne fa la borghesia a renderlo tale.

Continua su fastidio.noblogs.org
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Cime tempestose

I cari vecchi Monty Python in uno dei loro sketch più geniali.

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Come mi avete trovato

Era da un po' che non facevo la lista delle chiavi di ricerca con le quali questo blog è stato trovato. :-)

Al primo posto abbiamo i Surrealisti, che con ben 33 hit fra “surrealismo” e “surreale”, hanno totalizzato più del 16% delle visite.
Secondo posto per i fan di Lenore, con “lenore fumetti”: 6 visite, 2,7%
A pari merito, quelli che hanno cercato il bellissimo brano “Dio è taoista?” di Raymond Smullyan.
Al terzo posto, ci sono gli evergreen di questo blog, gli aspiranti suicidi che sono arrivati a me cercando “come avvelenarsi”. Bravi ragazzi! Mi garantite sempre un costante ricambio di visitatori… Perché si sa: oggi ci siete, domani chissà… Ma arriverà sicuramente qualcun altro affetto di questa malattia terminale che chiamiamo vita. (Vi piacciono queste frasi, eh? :-D )

larice
Ed ora, qualcosa di completamente diverso…

“capitan harlock sollevato da mazoniane” O_o
“come impostare l'orologio sul porsche cayenne” 53.000€ di macchina-cetaceo e nemmeno ti danno il manuale delle istruzioni?
“oggi cazzeggio” bravo!

Quelli del bondage:
“costruire bondage”
“nastro bondage”

Gli Emo!
“emo sfigati”
“modelle emo”
“modelle emo diverse foto”
“puffo emo”
“emo blog”
“braccio emo”
“immagini desktop emo”

Quelli dei funghetti:
“funghetti allucinogeni disegni”
“funghi allucinogeni”
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Calm down

Bellissima galleria subacquea di questa fotografa. Questo è solo un esempio. Guardate anche le altre foto e resterete sbalorditi.


Calm Down by *Sugarock99 on deviantART
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Gettatemi nell'organico

Cyborg
Giusto perché non mi piace buttare via le cose, sono discretamente ecologista e per il riciclo, ieri ho portato la mia domanda di adesione all'Aido (Associazione Italiana per la Donazione Organi e Tessuti). Almeno, se schiatto, se li piglia qualcun altro, visto che sono tenuti anche decisamente bene. :-D
…Aspettando (proibizioni permettendo) che le ricerche sulle cellule staminali portino finalmente alla nascita della medicina rigenerativa.

Quindi, sangue, organi… Mancherebbe il midollo… Vediamo più avanti. Sto diventando una fabbrica di pezzi di ricambio umani. :-D

Immagine: Cyborg di garthim
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Merry (e tre)

Ogni tanto mi torna la fissa per questo gruppo di pazzi geniacci giapponesi. Credo di essere uno dei pochi ammiratori italiani di questo folle gruppo che mescola pop, heavy metal, ska, punk, blues, elettronica e tutto quello che passa loro per la testa. Visivamente sono molto spettacolari, appariscenti, eccessivi. Ve li ripropongo perché ho appena trovato un po' di nuovi video sul Tubo. Li ho aggiunti in coda alla playlist di video che trovate qua sotto.

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Il bicchiere mezzo pieno/vuoto

Spesso si disquisisce sul riempimento di bicchieri come metafora dell'ottimismo o pessimismo della persona. Volendo però guardare nel dettaglio, bisognerebbe ammettere che tutta la questione viene sempre notevolmente semplificata. Il bicchiere non è sempre lo stesso, il fatto che sia mezzo pieno o mezzo vuoto non è completamente soggettivo e le due opzioni non sono né perfettamente equivalenti, né scelte unicamente in base “all'indole” del soggetto.

L'errore, quando si usa la metafora del bicchiere per discutere del pessimismo o ottimismo di una certa posizione (e successivamente, in generale, persona), sta nel considerare unicamente lo stato presente del bicchiere ignorando quelli precedenti. Infatti, nel contesto reale, una posizione è causata sempre da tutto ciò che vi era precedentemente.
Da questo ne deriva che lo stesso bicchiere-con-acqua-a-metà-livello, sarà mezzo pieno o mezzo vuoto in base al suo stato precedente, ovvero se prima di arrivare a metà livello era completamente pieno o completamente vuoto.

Nel dettaglio, se il bicchiere partisse da uno stato di completamente pieno, una volta arrivato a metà livello, la probabilità che sia considerato mezzo vuoto, sono maggiori. Al contrario, se lo stato iniziale fosse “completamente vuoto”, le probabilità che sia considerato mezzo pieno, sono maggiori.
Che nella nostra metafora si traduce: partendo da una situazione di benessere ed arrivando ad una situazione (supponiamo che si possa quantificare con precisione) a metà strada, questa situazione verrebbe vista più pessimisticamente. Partendo invece da una situazione di malessere ed arrivando alla stessa situazione di metà strada, questo cambio verrebbe visto più ottimisticamente.

Ecco… Con questo avete abbastanza materiale per rompere le scatole alla prima persona che vi dirà che voi vedete sempre il bicchiere mezzo vuoto (o mezzo pieno) e fargli passare la voglia di menarvela nuovamente!
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Fossero tutti così…

…la smetterei di fare il brontolone, forse! :-D

Riporto dal sito dell'Associazione Luca Coscioni:

Don Gallo sul caso Englaro: chi parla di «omicidio» è idolatra fuori dalla Chiesa

«Una elle ultime encicliche di Pio IX diceva che il primato della coscienza personale è dottrina certa nella nostra Chiesa. Perché questa violenza contro il padre di Eluana? Siamo molto vicini al fascismo»

Roma - Ma allora non c'è salvezza? Non ci sono vie d'uscita per questa storia che contiene il caso di Eluana, non sembra. Pare, e l'Avvenire di ieri lo testimonia con l'assolutezza delle sue argomentazioni a proposito dello stop all'alimentazione col sondino, che esista solo un fronte etico armato di precettazioni, e non contino il dolore, la sofferenza, la tenerezza di chi cede al linguaggio di questa centralità umana spodestata. Ecco che si produce altro dolore supplementare, indesiderato, mentre la gran bolla mediatica sull'argomento illumina paradossalmente proprio questo vecchio-nuovo frontismo, durissimo, lo sponsorizza.

Crudeltà involontaria, don Gallo? Non so. Certo, meraviglio di fronte a quanti riescono ad usare il termine "assassino" per parlare del padre di Eluana. Una delle ultime encicliche di Pio Nono diceva che il primato della coscienza personale nella nostra chiesa apostolica è dottrina certa. Quindi, chi sostiene il contrario è un eretico. Altrimenti come si farebbe a insegnare il Padre Nostro? Un amico biblista sostiene che non dovremmo recitare "Padre nostro" ma "Papà". La coscienza personale non è infallibile, ma va rispettata...

Ci si aggancia al concetto di sacralità della vita per motivare l'assalto alla sentenza della Cassazione... Posizione fragile, non sta in piedi. Una delle prefazioni della liturgia dei defunti quando si riferisce alla morte dice espressamente: "Vita mutatur", non "Vita tollitur", non c'è frattura, semplicemente la vita cambia, non viene eliminata. Dove sta questa "sacralità", da dove viene?

L'Avvenire non ha dubbi, in proposito... E invece l'Osservatore Romano ha abbassato i toni, lo trovo un buon segno. Ma chi sono questi che gridano che l'unico comportamento giusto è tenere il sondino? Affermano una verità assoluta difendendo una fisiologia minima di sopravvivenza artificiale rispetto a una morte naturale, il contrario di ciò che dicono di voler sostenere. E non c'è università teologica che metta in discussione il primato della coscienza personale. Quel padre va lasciato in pace, quindi anche e soprattutto per la dottrina della Chiesa e non messo alla berlina con violenza... Ecco: temo che qualcuno si stia sostituendo a Dio e al suo immenso amore proprio tra chi ora grida con quella violenza "non toccate quel sondino".

Forse il modo in cui si sostengono questi punti di vista lasciano intravedere relazioni di potere che corrono sotto la presunzione dell'etica... Guarda, io amo la mia Chiesa, amo e rispetto i miei vescovi e le mie osservazioni, le mie constatazioni vorrei fossero intese proprio come gesto d'amore. Ma questi signori che spesso non sono preti, rischiano di giocare alla teocrazia, dicono: questa è la volontà di Dio. Ma questa è idolatria, è fuori dalla dottrina della mia Chiesa. Così è accaduto per l'aborto, per la procreazione assistita che ho difeso con il mio voto dopo aver detto al mio vescovo: eminenza, io vado a votare perché questa è la democrazia, altro che far fallire il quorum, e la democrazia sta tutta nella nostra Costituzione che è repubblicana, non privilegio di pochi, a proposito delle relazioni di potere. Una Costituzione per una Repubblica laica, ve lo devo dire io? Glielo devo dire io alla Lombardia dove per questo caso non esiste un solo presidio disponibile? Ma siamo matti? Che fa lo Stato? Se ha a disposizione dieci medici obiettori, deve trovarne uno che tuteli il diritto costituzionale...

Costituzione azzoppata, quindi, libertà limitata, allora; e poi, cosa c'è dietro questo sondino? Una affannosa rincorsa del fascismo. Sai cosa voglio dire quando parlo di fascismo? Mi riferisco a due concetti, "empietà" e "violenza". Empio è ricorrere alla definizione di "omicidio" quando si vuol bollare il caso Englaro, ma in particolare la discrezione con cui il padre della ragazza si fa interprete della volontà della figlia quando difende l'eliminazione del sondino. Mi vien da dire ai miei vescovi: rispettate le leggi, soprattutto. Queste leggi non obbligano ma consentono. La Corte di Cassazione ha solo affermato un principio costituzionale che va rispettato da tutti, altrimenti non si può pretendere di evitare l'obiezione secondo cui la Chiesa interviene aggressivamente nella vita di questo Stato democratico...

Non ti sembra che l'evento mediatico lavori a costringere il legislatore in un ambito in cui la libertà di coscienza sarebbe in grado di dare le risposte più dolci e sensate? La risposta dovrebbe stare nel rapporto tra medico e paziente. Se esistesse una medicina calda e umana. Ma quel rapporto manca e anche questo attiene alle relazioni di potere nella nostra società. Benché il potere terapeutico sia in crisi, così come quello teocratico della Chiesa. Non si riflette sul rapporto tra vita e morte, non c'è educazione alla prevenzione, non c'è abbastanza amore per l'uomo.

l'Unità

di Toni Jop

Data: 17 Novembre, 2008 - 13:00
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Eutanasia, accanimento terapeutico e autodeterminazione

È di ieri la notizia che la cassazione ha infine deciso che la volontà di Eluana Englaro sia rispettata e che le sia permesso di morire, come desiderava nel caso fosse mai caduta in uno stato di coma vegetativo o di malattia senza alcuna speranza di guarigione o risveglio. Suo padre si è battuto e le è stato accanto per tutti i diciassette anni di coma, cercando di difendere e far valere ciò che sua figlia aveva deciso fosse meglio per se stessa. Infine, dopo tanta attesa, il diritto che era suo, le è stato finalmente riconosciuto.
Ho appena letto l'articolo sul blog di Speedwagon e colgo l'occasione per scrivere come la penso io a riguardo.

Ascoltando tutte le opinioni di chi sostiene la vita e l’accanimento terapeutico ad ogni costo, sembra quasi temano che il permettere alle persone di decidere della propria vita, porti quasi sicuramente a spingerli a morire o far morire i propri cari, con leggerezza, senza nemmeno rifletterci, oppure che obblighi i medici od i tutori delle persone in coma irreversibile o affette da malattie dolorose ed incurabili, a porre arbitrariamente fine alle loro vite. Credo sia un pensiero ingenuo. Chi mai prenderebbe con leggerezza una decisione simile? E chi ha mai detto che una persona in coma permanente o affetta da una malattia dolorosa ed incurabile non possa continuare ad essere tenuta in vita perennemente, se quella era la sua scelta espressa quando aveva la la possibilità di farlo?
La questione è tutta qua. Si tratta di dare alla gente la possibilità di scegliere per se stessa. Senza negare nulla a priori.
Chi vuole restare attaccato alle macchine in coma perenne, può benissimo farlo se non ha specificato il contrario quando era ancora cosciente. Al tempo stesso, chi è terrorizzato da questa prospettiva di non vita per tutte le sue buone ragioni (paura di patire un dolore inarrestabile e non poterlo comunicare, paura di pesare sui propri cari, di farli soffrire per tutto il tempo del coma, come in un lutto perenne…), è giusto che possa disporre di farsi staccare la spina, nel caso le sue condizioni siano irreversibili.
Che ognuno possa decidere per se stesso, mi sembra un diritto talmente basilare ed ovvio che pare surreale si scatenino tali polemiche. Il mio corpo è mio e di me soltanto e la mia persona è certamente legata a molte altre persone, ma nessuno dei due è di proprietà di alcuna istituzione, che decida arbitrariamente cosa fare di me senza nemmeno sapere chi io sia e cosa io stia provando.
Se io mi trovassi in simili situazioni, la mia scelta sarebbe quella: se è impossibile curarmi e non c'è alcuna prospettiva futura che io possa uscirne, lasciatemi andare e donate i miei organi, che possano essere utili a chi può davvero essere salvato. Perché per me la vita è tale solo se ha certe caratteristiche, qualità ed esperienze che la rendano degna di essere vissuta. Il semplice funzionamento meccanico del metabolismo, senza l'esperienza della coscienza, od il provare continuo ed inarrestabile dolore, per me, non è vivere.
Chi non la pensa come me, è libero di ritenere che io sbagli, ma sarebbe un errore che pagherei sulla mia pelle e voglio essere lasciato libero anche di sbagliare, come io lascio liberi gli altri di fare di se stessi ciò che vogliono, senza imporre la mia volontà e la mia morale. Nessuno viene obbligato a morire, ma al tempo stesso, nessuno deve essere obbligato al contrario, se quella non era la sua volontà.

Proprio in questi giorni, nonostante il governo non abbia ancora approvato una legge valida sul testamento biologico, è nato un precedente giudiziario che permette, di fatto, il poter decidere di non vedersi imporre l'accanimento terapeutico. Alcuni enti ed associazioni hanno messo a disposizione on-line i moduli da compilare per poter rendere ufficiale e legalmente valida la propria volontà. Questi moduli, una volta compilati, dovranno essere autenticati da un notaio (da segnalare che alcuni notai veneti e fiorentini si sono offerti di autenticare questi atti al costo simbolico di un euro). La scrittura, una volta autenticata, va depositata nella cancelleria del giudice tutalare della residenza o del domicilio e si può far valere per non subire forme di accanimento terapeutico.
I siti che dispongono dei moduli sono:
Forum delle donne giuriste
Associazione Luca Coscioni
Associazione italiana degli avvocati per la famiglia e per i minori
Consulta di bioetica
Libera Uscita
Associazione Gruppo Donne e Giustizia di Modena
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Culo coprofago come periferica di input-output

Sartorta si rosicchia, sacripante sarchiapone.

Culo coprofago come periferica di input-output

Vengo soppressato lunedì, martedì esco venendo ben schiacciato dal mio orgoglio animaletto.

Perdo dignità come se piovesse nelle mutande!

Obnubilando Liutprando si pente dell'evirazione attuatasi sulla nuova Lucilla che in realtà fumava ornitotteri nella càneva si fotteva col suo ex coso.

Scorgo scaloppine parcheggiate storte in seconda fila alveolo muore dentro.

Arcuato pene in morsa sente Intercity arrivare.

Eros Ramazzotti è made in Finland.

Quando lunedì attraverserò rigurgitando gerundi impossibili pensando biecamente la mia vita fuori dal tempo, sentirò a malincuore per telefono ornitorinchi invecchiati male che sputano sentenze nei miei occhi aperti con le terga.

Meditando nel fosso sono già morto occasionalmente.

Collimo giacendo, sentirò dolore.

Catodo penzolante uccide nel fosso sistematicamente formichine annegando nella merda fino alle caviglie.
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Santo subito!

Si suppone che una persona candidata alla beatificazione si sia distinta nella vita per opere buone ed un comportamento retto e giusto, che abbia portato del bene alla gente, lottando invece contro il male o almeno ammonendo gli uomini riguardo al male che stanno facendo.
E qui abbiamo Papa Pio XII, che sta per essere beatificato dal suo più recente successore, Benedetto XVI.
Pio XII si è particolarmente distinto per aver avuto un approccio piuttosto “timido” contro i regimi dittatoriali razzisti della Germania Nazista e dell'Italia Fascista di Mussolini, che in quel periodo stavano facendo stragi (…o forse mandavano solo la gente in vacanza, come sostiene un noto cabarettista di Palazzo Chigi). Uomo dotto ed illuminato, fece di più: appoggiò una delle leggi razziali redatte dal governo Fascista.
C'è da sorprendersi che la sua beatificazione sia fonte di polemiche, specialmente da parte delle comunità ebraiche? Elan Steinberg, vicepresidente dell’American Gathering of Jewish Holocaust Survivors and their Descendants (AGJHSD), un’associazione di circa 60.000 membri, ha definito “una tragedia per le relazioni tra cattolici ed ebrei” l’eventuale beatificazione di Pio XII.
Ma se Benedetto XVI sostiene, come dice, che il suo pontificato sia stato di “eccezionale qualità” e Pio XII di “grande spessore storico-teologico” ed inoltre che “Negli ultimi anni, quando si è parlato di Pio XII, l’attenzione si è concentrata in modo eccessivo su una sola problematica, trattata per di più in maniera piuttosto unilaterale”, e ciò ha impedito un “approccio adeguato” alla figura di papa Pacelli, cosa aspetta a fornire prove chiare ed indiscutibili di ciò che afferma, in modo da zittire e rappacificare tutte queste polemiche?

Riporto da Corriere.it

ARCHIVI NUOVI DOCUMENTI PROVANO LE COMPIACENZE DELLA SANTA SEDE VERSO LA POLITICA DI MUSSOLINI IN ETIOPIA
Pio XII e quel razzismo d'Africa
Nel '37 appoggiò la legge che vietava i rapporti fra italiani e «faccette nere»

La «Giornata della Fede» è rimasta a lungo iscritta non soltanto nelle memorie, ma anche sui corpi (sulle mani) degli italiani. Il 18 dicembre 1935, in risposta alle sanzioni decretate contro il regime di Mussolini dalla Società delle Nazioni per l'invasione dell'Etiopia, le coppie d'Italia furono chiamate a sostenere lo sforzo bellico del fascismo donando «oro alla patria»: contribuendo alle spese di guerra attraverso l'offerta degli anelli nuziali. Fu un gigantesco rituale di massa, celebrato a Roma come nel più minuscolo comune del Regno. Nella sola capitale, oltre centomila fedi d'oro vennero deposte sull'Altare della Patria da brave donne italiane — per prime, la regina Elena e donna Rachele — che orgogliosamente si misero al dito, in cambio, fedi d'acciaio. La Chiesa cattolica collaborò attivamente alla raccolta dell'oro. Con lettere pastorali, omelie, fogli diocesani, gran parte del clero fece propri gli slogan della pubblicistica di regime. Già il 4 dicembre, con due settimane di anticipo sulla Giornata della Fede, Mussolini poté ordinare ai prefetti di esprimere ai vescovi di ogni provincia la piena soddisfazione del governo fascista.

Il sostegno della Chiesa riuscì allora tanto più utile al regime in quanto la vera nuziale, per la maggioranza degli italiani, era anzitutto un segnacolo religioso: valeva da promemoria del patto matrimoniale stretto dalla coppia presso un altare, era il materico simbolo di un sacramento. Se il mondo cattolico poté aderire massicciamente alla guerra di Mussolini in Africa, fu anche perché l'impresa d'Etiopia traduceva il mito fascista della romanità nei codici di una cultura missionaria. I soldati del Littorio promettevano di consegnare la fede romana a popoli semibarbari: la «crociata» in Abissinia veniva combattuta affinché trionfassero, insieme, le ragioni imperiali del fascismo e quelle universali del cattolicesimo. Nondimeno, gli storici più avvertiti hanno iniziato da qualche tempo — sulla scorta dei documenti d'archivio relativi al papato di Pio XII, accessibili dal 2006 — a sfumare l'immagine troppo nitida e netta di una Chiesa compattamente schierata dietro le legioni del Duce. In particolare gli studi di Lucia Ceci, docente di Storia contemporanea all'università di Roma Tor Vergata, hanno documentato sforzi notevoli della Santa Sede, e di Pio XII in persona, per fermare la macchina bellica di Mussolini. Alla vigilia della dichiarazione di guerra, Pio XII aveva preparato una lettera privata per il Duce dove gli chiedeva, in sostanza, di rinunciare all'invasione dell'Etiopia.

Papa Ratti aveva poi deciso di non inoltrare la missiva, ma fino all'ultimo aveva fatto pressioni su Mussolini «per non mettere l'Italia in stato di peccato mortale». Né le gerarchie vaticane tacquero del tutto a mobilitazione avvenuta, dopo il fatidico discorso mussoliniano del 2 ottobre 1935. Estensore materiale della bozza di lettera di Pio XII al Duce, monsignor Domenico Tardini affidò a un documento riservato per il papa l'espressione del proprio disgusto nei confronti del «clero esaltato e guerrafondaio». Mentre la Segreteria di Stato diffuse, il 30 novembre, precise istruzioni «da impartire verbalmente ai vescovi d'Italia»: durante la Giornata della Fede, si limitassero i vescovi al campo della preghiera, badando di «non esprimere giudizi sul diritto e la giustizia dell'impresa abissina». Ora che conosciamo meglio il travaglio della Chiesa di Pio XII a fronte dell'avventura imperiale di Mussolini, a maggior ragione restiamo colpiti da nuovi documenti inediti che Lucia Ceci ha rinvenuto nell'Archivio segreto vaticano e che saranno da lei presentati, in questi giorni, a un convegno della Fondazione Salvatorelli.

Sono materiali più tardi, relativi all'estate del 1937: quando ormai da un anno si è consumata la presa militare di Addis Abeba, ed è stato proclamato un impero del quale Pio XII (a dispetto delle tormentate sue iniziative diplomatiche del '35) ha creduto bene di rallegrarsi pubblicamente. Dopo il disordine della guerra, in Africa orientale italiana è venuto il momento di fare ordine. Ed è venuto il momento di farlo a partire dalle alcove, dove troppi soldati e troppi coloni si consolano della distanza da casa fra le braccia amorevoli di qualche «faccetta nera». In Africa orientale italiana è suonata, insomma, l'ora di una legislazione sulla razza. Dietro impulso del ministro delle Colonie, Alessandro Lessona, il regime ha appena introdotto la «legge sul madamato», che punisce con la reclusione da uno a cinque anni il concubinato di un cittadino italiano con «una persona suddita dell'Africa orientale». Adesso — siamo ai primi d'agosto del '37 — il ministro Lessona sta chiedendo al nunzio vaticano in Italia, Francesco Borgongini Duca, un appoggio diretto della Santa Sede alla legislazione razziale, per scongiurare il rischio concreto di una proliferazione dei meticci. Infatti, «disgraziatamente», i figli nati dall'amplesso di uomini bianchi con donne nere «portano sommati i difetti e non i pregi delle due razze».

Perciò l'Italia fascista invoca il contributo della Chiesa cattolica nel «dissuadere unioni tra persone di diversa razza»: «appunto per evitare le nascite dei mulatti, che sono dei degenerati». Risalendo per via gerarchica, la richiesta di Lessona approda sulla scrivania di Pio XII, che sollecita un avviso del cardinale Domenico Jorio, prefetto della Congregazione dei sacramenti. E il 24 agosto 1937, il cardinale Jorio mette per iscritto, all'attenzione di Papa Ratti, un parere sconcertante rispetto al senso comune della morale cattolica. Sì, «a mezzo dei Missionari», la Chiesa avrebbe effettivamente potuto, anzi avrebbe dovuto collaborare — «nei giusti limiti» del diritto canonico — alla campagna per la «sanità della razza». Le «ibride unioni» andavano impedite «per i saggi motivi igienico-sociali intesi dallo Stato»: «la sconvenienza di un coniugio fra un bianco e un negro», e «le accresciute deficienze morali nel carattere della prole nascitura». Segue l'approvazione papale del documento firmato dal cardinale Jorio, trasmesso alla nunziatura d'Italia già il 31 agosto di quel 1937: per la gioia del ministro Lessona, «lieto delle sagge disposizioni della Santa Sede». Spolverata dagli archivi vaticani grazie alle fondamentali ricerche di Lucia Ceci, questa non è che una pagina fra le tante, nell'alterna vicenda del rapporto fra il Vaticano degli anni Trenta e i regimi razzisti. Ma è una pagina che avremmo preferito non leggere.

Sergio Luzzatto
05 novembre 2008

PS. Oltre all'evidente comportamento contraddittorio, date queste ultime storiche notizie, ora, suona anche un po' stonato ascoltare i discorsi recenti di Benedetto XVI ed i suoi seguaci, che rispolverano parole come “eugenetica” quando discorrono di contraccezione ed aborto…
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Dog of Man

David Firth, l'autore di Salad Fingers e Spoilsbury Toast Boy, ne ha fatta un altra delle sue…

Ecco il suo nuovo cortometraggio animato.


La versione in alta qualità, sul suo sito: Fat-Pie :: Dog of Man (2008)
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Che cosa si prova a essere un pipistrello? (quinta parte) – Thomas Nagel

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Seguito della quarta parte.
Immagine: Point of view di mOsk

         È possibile seguire questa via poiché, sebbene i concetti e le idee da noi impiegati nel riflettere sul mondo esterno provengano all'inizio da un punto di vista che coinvolge il nostro apparato percettivo, essi vengono da noi usati per riferirci a cose che stanno al di là di essi e nei confronti delle quali noi possediamo un punto di vista fenomenico. Possiamo perciò abbandonare un punto di vista in favore di un altro, pur continuando a riflettere sulle stesse cose.
         L'esperienza soggettiva, tuttavia, non sembra rientrare in questo schema. Con essa l'idea di muovere dalle apparenze alla realtà non sembra avere senso. Che cosa corrisponde in questo senso alla ricerca di una comprensione più oggettiva degli stessi fenomeni, abbandonando il punto di vista soggettivo inizialmente adottato nei loro confronti in favore di un altro più oggettivo ma che riguarda la stessa cosa? Certamente
appare improbabile che possiamo avvicinarci alla natura reale dell'esperienza umana abbandonando la particolarità del nostro punto di vista umano e sforzandoci di giungere a una descrizione accessibile a esseri incapaci di immaginare che cosa si provi a essere noi. Se il carattere soggettivo dell'esperienza si può comprendere compiutamente da un solo punto di vista, allora nessuno spostamento verso una maggiore oggettività, cioè nessun distacco da un punto di vista specifico, ci porterà più vicini alla natura reale del fenomeno: anzi ce ne allontanerà.
         In un certo senso i germi di questa obiezioni alla riducibilità dell'esperienza si possono già riscontrare in certi casi riusciti di riduzione; infatti nello scoprire che il suono è in realtà un fenomeno ondulatorio che avviene nell'aria o in altri mezzi, noi abbandoniamo un punto di vista per assumerne un altro, e il punto di vista uditivo, umano o animale, che abbandoniamo non viene ridotto. Due individui appartenenti a specie radicalmente diverse possono capire entrambi gli stessi eventi fisici in termini oggettivi, senza per questo dover capire le forme fenomeniche sotto le quali quegli eventi appaiono ai sensi degli appartenenti all'altra specie. Perciò il loro riferirsi a una realtà comune ha come condizione che i loro punti di vista più particolari non facciano parte della realtà comune che entrambi colgono. La riduzione può riuscire solo se il punto di vista proprio della specie viene eliminato da ciò che si deve ridurre.
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La maphia

4 novembre 2008:

Il senatore Pdl replica a Giancarlo Caselli che aveva sostenuto l'impossibilità
di processare i politici collusi. E ribadisce: "Mangano? A suo modo un eroe"
Antimafia, la sentenza di Dell'Utri
"Costa troppo per quello che produce"

"L'antifascismo, un concetto obsoleto. Quando c'era il Duce lo Stato funzionava meglio"
Sulla tv: "Non cambierà nulla finché ci saranno quelle facce tristi messe dalla sinistra"

ROMA - "L'Antimafia non è finita. C'è e ci sarà finchè esiste la mafia ed è un bene. Credo, tuttavia, che, allo stato attuale, il rapporto tra costi e benefici sia assolutamente sproporzionato, soprattutto quando alcuni procuratori antimafia 'fanno politica'". Così il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri, durante una conversazione con Klaus Davi nel corso di KlausCondicio, contenitore di approfondimento politico in onda su YouTube. Dell'Utri - eletto nelle file del Popolo della libertà nonostante una condanna in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa e una condanna in Cassazione per frode fiscale - replica a Gian Carlo Caselli che aveva sostenuto l'impossibilità, per i giudici, di processare i politici collusi con la mafia. Poi, come già fatto in passato, definisce "un eroe" Vittorio Mangano (condannato nel 2000 all'ergastolo per duplice omicidio), "lo stalliere di Arcore", e se la prende anche con alcuni conduttori televisivi, in particolare del Tg3, a suo giudizio "troppo dark". Quanto alle polemiche su destra e sinistra, commenta: "L'antifascismo? Un concetto obsoleto".

Continua su Repubblica.it Vi consiglio di leggere anche il resto. È molto “istruttivo”, se non altro per capire con che gente abbiamo a che fare.

Torniamo un po' nel passato…
11 novembre 2004:

Il senatore di Forza Italia punito per "concorso esterno"
Per lui l'interdizione perpetua dai pubblici uffici

Dell'Utri condannato a 9 anni
per "associazione mafiosa"

Ingroia: "Spazzati via gli insulti". Trantino: "Vincono i malfattori"
Da Venezia, Berlusconi lapidario: "Non commento"


PALERMO - I giudici della seconda sezione penale del tribunale di Palermo, dopo tredici giorni di camera di consiglio, hanno condannato Marcello Dell'Utri a 9 anni di reclusione con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Il senatore di Forza Italia è stato anche condannato a due anni di libertà vigilata, oltre all'interdizione dai pubblici uffici e il risarcimento dei danni alle parti civili, il Comune e la Provincia di Palermo. La sentenza è stata letta dal presidente del collegio Leonardo Guarnotta, nell'aula bunker del carcere Pagliarelli di Palermo. I pm Antonio Ingroia e Domenico Gozzo avevano chiesto la condanna a 11 anni. A sette anni è stato invece condannato il coimputato Gaetano Cinà. Una vicenda giudiziaria iniziata nel 1994, anno in cui il senatore fu iscritto nel registro degli indagati.

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Marcello dell'Utri: la sua storia su Wikipedia


Ora fermatevi un attimo e pensate: “Cosa direbbe Duke Nukem al posto mio?”
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