ott 2008
Inequality Street
27 ott 2008 – 18:24 Archiviato in:
Musica
A tema con la notizia precedente.
Brano tratto dall'album Irrational Anthems, del
periodo d'oro del gruppo Folk-Metal Skyclad. Il gruppo si è sempre
contraddistinto, oltre che per le musiche, trascinanti e di
grandissima qualità, per il carisma del cantante Martin Walkyier ed i suoi
testi brillanti, pungenti e ricchi di doppi sensi e giochi di
parole.
Life's really a chocolate box-
some do without - others have plenty.
It sticks in my throat - my stomach's in knots,
while your box is so full - mine's perpetually empty.
From the cradle to the grave,
point your ladle to the gravy.
"Food comes first, then morals" they say,
the end of the world's three hot meals away.
Two average men eat their average meals
but destiny waits at their table.
One is served gruel while the other chews veal,
(But they're both spoon fed lies from the cradle).
Life's really a chocolate box -
some do without - others have plenty.
It sticks in my throat - my stomach's in knots,
while your box is so full - mine's perpetually empty.
Tragic moments for the masses -
work is the curse of the drinking classes
'homo homini lupus' we cry -
humanity fades like the moon in the sky.
You can't cook an omelette without breaking eggs,
(first they are cracked and then beaten).
The only things cracked around here are our heads,
recipies for disaster that we keep repeating.
Life's really a chocolate box -
some do without - others have plenty.
It sticks in my throat - my stomach's in knots,
while your box is so full - mine's perpetually empty.
Here's a real beggars banquet,
a brace of rats in a blood stained blanket
meanwhile, gentlefolk high in their chateau,
dip silver spoons into black forest gateau.
Come lords and ladies - raise glasses in toast
to the 'other - half' dying to eat.
'Cause they who receive least deserve it the most,
it's a literal dead - end (Inequality Street).
Life's really a chocolate box -
some do without - others have plenty.
It sticks in my throat - my stomach's in knots,
while your box is so full - mine's perpetually empty.
Life's really a chocolate box-
some do without - others have plenty.
It sticks in my throat - my stomach's in knots,
while your box is so full - mine's perpetually empty.
From the cradle to the grave,
point your ladle to the gravy.
"Food comes first, then morals" they say,
the end of the world's three hot meals away.
Two average men eat their average meals
but destiny waits at their table.
One is served gruel while the other chews veal,
(But they're both spoon fed lies from the cradle).
Life's really a chocolate box -
some do without - others have plenty.
It sticks in my throat - my stomach's in knots,
while your box is so full - mine's perpetually empty.
Tragic moments for the masses -
work is the curse of the drinking classes
'homo homini lupus' we cry -
humanity fades like the moon in the sky.
You can't cook an omelette without breaking eggs,
(first they are cracked and then beaten).
The only things cracked around here are our heads,
recipies for disaster that we keep repeating.
Life's really a chocolate box -
some do without - others have plenty.
It sticks in my throat - my stomach's in knots,
while your box is so full - mine's perpetually empty.
Here's a real beggars banquet,
a brace of rats in a blood stained blanket
meanwhile, gentlefolk high in their chateau,
dip silver spoons into black forest gateau.
Come lords and ladies - raise glasses in toast
to the 'other - half' dying to eat.
'Cause they who receive least deserve it the most,
it's a literal dead - end (Inequality Street).
Life's really a chocolate box -
some do without - others have plenty.
It sticks in my throat - my stomach's in knots,
while your box is so full - mine's perpetually empty.
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Happy birthday to youuuuuuuu
27 ott 2008 – 17:58 Archiviato in:
Random

La diocesi di Ratisbona dovrà sborsare 100.000 euro (lo stipendio di circa sette anni per un italiano medio, tanto per farci due conti in tasca. NdME) per i festeggiamenti del compleanno di George Ratzinger, fratello maggiore di Benedetto XVI, anch’egli sacerdote e direttore del coro di Ratisbona, cui tempo fa era già stata concessa la cittadinanza onoraria di Castel Gandolfo. Ratzinger compirà infatti 85 anni il prossimo 15 gennaio e le spese previste a carico della diocesi (che accumula redditi soprattutto grazie al suo patrimonio immobiliare) hanno già alimentato le critiche da parte di stampa e società civile: secondo il settimanale tedesco Focus, il festeggiato vorrebbe che la Messa in Do minore di Wolfgang Amadeus Mozart sia eseguita direttamente nella cappella Sistina e quindi la diocesi avrebbe previsto, tra le altre cose, il pagamento del viaggio aereo per i 90 coristi e 37 musicisti dell’orchesta sinfonica di Linz (Austria).
da UAAR Ultimissime, Kataweb News, APCOM News
Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano. Perché là dov'è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore.
Così chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.
Nessuno può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro, o preferirà l'uno e disprezzerà l'altro: non potete servire a Dio e a mammona.
Gli disse Gesù: "Se vuoi essere perfetto, và, vendi quello che possiedi, dàllo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi".
Non fate nulla per spirito di rivalità o per vanagloria, ma ognuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso.
Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune; chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno.
da Matteo 16:19, Luca 14:33, Matteo 6:24, Matteo 19:21, Lettera di S.Paolo ai Filippesi 2:3, Atti degli apostoli 2:44-45
Papa: crisi finanziaria mostra che i soldi sono un'illusione
CITTA' DEL VATICANO (Reuters) - Papa Benedetto XVI ha detto oggi che la crisi finanziaria globale mostra che la fede in Dio è l'unica realtà solida, ammonendo chi costruisce la propria vita su valori materiali.
"Vediamo adesso nel crollo delle grandi banche che i soldi scompaiono, sono niente, e tutte queste cose che sembrano vere in realtà sono di secondo ordine", ha detto il pontefice.
La crisi finanziaria globale, le peggiore dalla Grande Depressione, ha spazzato via centinaia di miliardi di dollari in azioni e ha fatto crollare istituzioni bancarie che solo pochi mesi fa sembravano intoccabili.
Ratzinger, usando una metafora biblica, ha detto che "chi costruisce la sua vita su questa realtà, sulla materia, sul successo, su tutto ciò che appare, costruisce sulla sabbia".
"Solo la parola di Dio -- ha affermato -- è una realtà solida".
da Reuters Italia

Due giorni fa il papa, mentre peggiora la crisi finanziaria, aveva tuonato contro chi “costruisce solo sulle cose sono visibili, come il successo, la carriera, i soldi”. Noi, malignamente (si sa, non siamo colti dalla grazia divina), avevamo commentato: “evidentemente i depositi vaticani non sono stati ancora intaccati dalla crisi”. Di recente è emerso proprio che il Vaticano aveva già fatto i suoi conti, prima dell’esplodere della crisi finanziaria, mettendo al riparo i suoi investimenti. Lo ha rivelato un articolo della fine di settembre di Robert Mickens, corrispondente romano per la rivista cattolica britannica Tablet, intitolato Church with a Midas touch. Nel 2007, su consiglio di esperti e abili consulenti finanziari, il Vaticano aveva spostato i suoi investimenti dal mercato borsistico a beni meno soggetti a rischio come lingotti, obbligazioni e contanti. Un analista economico è stato interpellato dal Tablet per capire meglio i dati del rapporto 2007 sulla gestione delle finanze vaticane dello scorso anno stilato dalla Prefettura degli Affari economici della Santa Sede e pubblicato già nel luglio 2008, giungendo alla conclusione che il Vaticano ha trasformato una parte massiccia dei suoi investimenti: si parla di circa 340 milioni di euro in valuta, 520 in obbligazioni e in poche azioni, 19 milioni in oro e preziosi.
Ironico lo stesso Tablet: “la roccia di Pietro, su cui è stata fondata la Chiesa, si è trasformata in una roccia d’oro”. Un esperto finanziario intervistato sostiene che la Chiesa “appare finanziariamente ben posizionata per raccogliere profitti, anche nell’attuale tempesta finanziaria. […] Complessivamente la Santa Sede è stata ben consigliata e non ha probabilmente perso molto nella crisi. Hanno abbandonato man mano le azioni e nel tempo si sono concentrati su investimenti obbligazionari e monetari”. Anche uno dei responsabili economici della Santa Sede, monsignor Vincenzo Di Mauro, spiega: “I risultati del primo periodo del 2008 sono preoccupanti e non inducono all’ottimismo. Si rende sempre più necessario il richiamo alle Amministrazioni della Santa Sede ad operare con prudenza e con la massima oculatezza nella gestione operativa delle spese e nell’assunzione di nuovo personale”.
da UAAR Ultimissime. Vedi anche: Beliefnet (The Vatican's "Midas touch"), COMUNICATO DEL CONSIGLIO DI CARDINALI PER LO STUDIO DEI PROBLEMI ORGANIZZATIVI ED ECONOMICI DELLA SANTA SEDE , 09.07.2008.
L'ecatombe
23 ott 2008 – 19:29 Archiviato in:
Cadaveri
Furia gastrica stermina dirompente la
flora batterica di Nando.
Fringuellino c'ha già i vermi, coito da raptus a bolle lungo lungo.
Bunjee Giampa ha visto tutto e fa rapporto all'Agente Patogeno ma si inciampa sul cadavere di Nando che però vive nella memoria di Fringuellino tombarotolante.
Bunjee Giampa è gay e si soffia il cervello dal naso rotto dall'urto. Che singulto!
Arretra Franklin da quel disastro, cade con le chiappe su un osso quindi spira e ammira al buio nel buco del culo del Gigante Giacomino che muore pian pianino.
Esalo l'ultimo respiro scrivendo ciò...
Non senti il divanetto tremare?
No, non sento il dirompere anale...
Quando mi tira non riesco a piegarmi in avanti. Ho lo sterno sfondato, perciò mi puntello.
Faccio cagare i sassi riempiendo di limo il letto del Nilo che si sveglia e colaziona con il Muesli di merda.
Fringuellino c'ha già i vermi, coito da raptus a bolle lungo lungo.
Bunjee Giampa ha visto tutto e fa rapporto all'Agente Patogeno ma si inciampa sul cadavere di Nando che però vive nella memoria di Fringuellino tombarotolante.
Bunjee Giampa è gay e si soffia il cervello dal naso rotto dall'urto. Che singulto!
Arretra Franklin da quel disastro, cade con le chiappe su un osso quindi spira e ammira al buio nel buco del culo del Gigante Giacomino che muore pian pianino.
Esalo l'ultimo respiro scrivendo ciò...
Non senti il divanetto tremare?
No, non sento il dirompere anale...
Quando mi tira non riesco a piegarmi in avanti. Ho lo sterno sfondato, perciò mi puntello.
Faccio cagare i sassi riempiendo di limo il letto del Nilo che si sveglia e colaziona con il Muesli di merda.
Qualche pensiero sul tempo
23 ott 2008 – 18:34 Archiviato in:
Idee

Ipotesi radicale: il tempo non esiste e quello che noi chiamiamo tempo, non è che la percezione sequenziale di semplici variazioni della materia nello spazio.
Movimenti, mutazioni, spostamenti di oggetti. Anche il classico muoversi della lancetta dell'orologio non è altro che uno spostamento della materia causato da altri spostamenti di materia, che siano le oscillazioni di un quarzo o il muoversi di un meccanismo a molla. Il battito del cuore, il cadere di una goccia, fino al cadere delle foglie ed al fiorire causati dalle variazioni nella materia che compone la pianta. Ciò che include e che sta fra una variazione e l'altra, lo consideriamo come un continuo e lo chiamiamo tempo. La nostra misurazione del tempo consiste nel trovare quali eventi della materia avvengono simultaneamente ad altri eventi della materia che noi abbiamo deciso di usare come unità di misura del tempo. Ipotizziamo che, simultaneamente, tutte le variazioni della materia dell'universo, accelerino o rallentino. La nostra percezione (illusoria?) del tempo, rimarrebbe, rispetto ad esso, tale e quale e noi non noteremmo nulla. Partendo da questo, per ipotizzare la non esistenza del tempo è necessario un passo ulteriore. Per aiutarmi, mi sposto su qualcosa di analogo, ma più semplice da gestire: lo spazio. Parliamo di buchi. Se chiedo a qualsiasi persona se i buchi esistono, questa non avrà alcuna esitazione nel dirmi che sì, esistono. Ma cos'è un buco? Un buco è la mancanza di materia delimitata dalla presenza di materia. In sostanza, i buchi non esisterebbero, in mancanza di essa. Essi sono definiti proprio dall'assenza di essa, ma non hanno un'esistenza propria ed indipendente. Il concetto di buco, quindi, è un qualcosa di creato dalla nostra mente e dalla nostra percezione, per poter definire un qualcosa che, materialmente, non esiste. Tuttavia, nell'universo avvengono sempre costantemente variazioni di materia, Ma quando osserviamo degli eventi, noi ci focalizziamo solo sugli stessi e percepiamo l'avanzare del tempo basandoci sul loro progredire, cioè sulle variazioni della materia coinvolta in quegli eventi. Questo diventa particolarmente evidente negli esperimenti di deprivazione sensoriale, dove i soggetti vengono lasciati privi di qualunque stimolo esterno. Tutto quello che c'è fra una variazione percepita e l'altra, potrebbe essere considerato alla stregua di un buco: un qualcosa di mentale, non materiale, che esiste solo in relazione a qualcos'altro. Togli questo, quindi, ed ottieni che rimangono solamente variazioni di materia indipendenti o in relazione ad altre.
Questa è la mia poco rimuginata ipotesi. :-D
Monkey guardian
02 ott 2008 – 22:48 Archiviato in:
Musica
Forse sarà la scoperta dell'acqua
calda ma…
Ascoltate il brano introduttivo della colonna sonora di Monkey Island.
Ora, ascoltate da 0:22 di Mirror Mirror dei Blind Guardian
Ascoltate il brano introduttivo della colonna sonora di Monkey Island.
Ora, ascoltate da 0:22 di Mirror Mirror dei Blind Guardian
Laghi altoatesini
02 ott 2008 – 22:05 Archiviato in:
Fotografie
Che cosa si prova a essere un pipistrello? (quarta parte) – Thomas Nagel
02 ott 2008 – 19:56 Archiviato in:
Idee
Seguito della
terza parte.
Non
mi riferisco qui alla supposta privatezza dell'esperienza per chi
la compie; il punto di vista in questione non è un punto di vista
accessibile a un unico individuo: è piuttosto un
tipo.
È spesso possibile assumere un punto di vista diverso dal proprio,
sicché la comprensione di tali fatti non è limitata al proprio caso
particolare. Vi è un senso in cui i fatti fenomenologici sono
perfettamente oggettivi: una persona può sapere o dire quale sia la
qualità dell'esperienza di un'altra persona. Essi sono soggettivi,
tuttavia, nel senso che anche questa ascrizione oggettiva
dell'esperienza è possibile solo a qualcuno che sia abbastanza
simile all'oggetto dell'ascrizione da essere in grado di adottare
il suo punto di vista, cioè di comprendere l'ascrizione in prima
persona, per così dire, oltre che in terza persona. Quanto più
l'altro, il soggetto dell'esperienza, è diverso da noi, tanto più
difficile sarà, presumibilmente, riuscire in questa impresa. Nel
caso di noi stessi, noi occupiamo il punto di vista in questione,
ma se ci accostassimo alla nostra esperienza da un altro punto di
vista, incontreremmo, per comprenderla nel modo giusto, la stessa
difficoltà che incontreremmo se tentassimo di comprendere
l'esperienza di un'altra specie senza adottare il
suo
punto di
vista.1
Ciò tocca direttamente il problema mente-corpo, poiché se i fatti dell'esperienza soggettiva – i fatti riguardanti il provare ciò che prova l'organismo che ha l'esperienza – sono accessibili da un unico punto di vista, allora è un mistero come il vero carattere fisico delle esperienze soggettive può essere rivelato nel funzionamento fisico di quell'organismo. Quest'ultimo è un campo di fatti oggettivi per eccellenza, fatti che possono essere osservati e capiti da molti punti di vista e da individui dotati di sistemi di percezione differenti. Non esistono barriere immaginative analoghe che si oppongano all'acquisizione di conoscenze sulla neurofisiologia dei pipistrelli da parte di scienziati umani, e viceversa pipistrelli o marziani intelligenti potrebbero imparare sul cervello umano più di quanto potremo mai imparare noi.
Questo non è di per se stesso un argomento contro la riduzione. Uno scienziato marziano che non capisce la percezione visiva, potrebbe capire l'arcobaleno o il fulmine o le nubi come fenomeni fisici, anche se non sarebbe mai in grado di capire i concetti umani dell'arcobaleno, del fulmine o della nube, o il posto che queste cose occupano nel nostro mondo fenomenico. La natura oggettiva delle cose espresse da questi concetti potrebbe essere da lui colta perché, mentre i concetti sono legati a un punto di vista particolare e a una particolare fenomenologia visiva, le cose colte da quel punto di vista non lo sono: esse sono osservabili da quel punto di vista, ma sono esterne a esso; possono quindi essere capite anche da punti di vista diversi, sia da parte degli stessi organismi sia da parte di altri. Il fulmine ha un carattere oggettivo che non si esaurisce nella sua manifestazione visiva, e può essere studiato da un marziano privo della vista. Per essere precisi: esso ha un carattere più oggettivo di quanto non si riveli nella sua manifestazione visiva. Parlando del passaggio dalla caratterizzazione soggettiva a quella oggettiva, desidero non pronunciarmi sull'esistenza o meno di un punto terminale, di una natura intrinseca compiutamente oggettiva della cosa, raggiungibile o no. Forse è più corretto concepire l'oggettività come una direzione in cui può viaggiare il comprendere. E per comprendere un fenomeno come il fulmine è legittimo allontanarsi quanto più possibile da un punto di vista strettamente umano.2
Nel caso dell'esperienza soggettiva, viceversa, il legame con un punto di vista particolare sembra molto più stretto. È difficile capire che cosa si potrebbe intendere per carattere oggettivo di un'esperienza soggettiva, a parte il modo in cui la coglie, dal suo particolare punto di vista, il soggetto che la coglie. Dopotutto, che cosa resterebbe di ciò che si prova ad essere un pipistrello se si eliminasse il punto di vista del pipistrello? Ma se l'esperienza soggettiva non ha, in aggiunta al proprio carattere soggettivo, una natura oggettiva che possa essere colta da molti punti di vista diversi, come si può supporre che un marziano investighi il mio cervello possa osservare dei processi fisici che sono i miei processi mentali (così come potrebbe osservare dei processi fisici che sono i fulmini), ma da un punto di vista diverso? E come, anzi, potrebbe osservarli da un altro punto di vista un fisiologo umano?3
A quanto pare ci troviamo di fronte a una difficoltà di carattere generale a proposito della riduzione psicofisica. In altri campi il processo di riduzione porta nella direzione di una maggiore oggettività, porta verso una visione più precisa della reale natura delle cose. Ciò viene ottenuto mediante la riduzione della nostra dipendenza da punti di vista specifici dell'individuo o della specie nei confronti dell'oggetto d'indagine: noi lo descriviamo non nei termini delle impressioni che esso procura ai nostri sensi, bensì nei termini dei suoi effetti più generali e a proprietà rilevabili con mezzi diversi dai sensi dell'uomo. Quanto meno la nostra descrizione dipende da un punto di vista specificamente umano, tanto più essa è oggettiva.
(Continua…)
1. Superare le barriere interspecifiche con l'ausilio dell'immaginazione è forse più facile di quanto non si creda. Per esempio, i ciechi sono capaci di rivelare oggetti vicini mediante una specie di sonar, schioccando la lingua o battendo un bastone. Forse, sapendo che cosa si prova in questi casi, si potrebbe per estensione immaginare grossomodo che cosa si proverebbe a usare il sonar tanto più raffinato di un pipistrello. La distanza fra un individuo e le altre persone o le altre specie può cadere in un punto qualunque di un continuo. Anche nel caso di altre persone la comprensione di che cosa si prova a essere loro è solo parziale e quando si passa a specie molto diverse da noi ci può essere ancora un comprensione parziale, sia pure minore. L'immaginazione è assai flessibile. Ciò che voglio dire, tuttavia, non è che noi non possiamo sapere che cosa si provi a essere un pipistrello. Non sto sollevando questo problema epistemologico: ciò che voglio dire è che anche solo per formarsi un idea di ciò che si prova a essere un pipistrello (e a fortiori per sapere che cosa si prova a essere un pipistrello) si deve assumere il punto di vista del pipistrello. Se si riesce ad assumerlo in modo approssimativo o parziale, anche l'idea conseguente sarà approssimativa o parziale. Almeno così sembra nello stato in cui ora comprendiamo questo problema.
2. Il problema che sto per sollevare può quindi essere posto anche se la distinzione tra descrizioni o punti di vista più soggettivi o più oggettivi può essere fatta a sua volta solo entro un più ampio punto di vista umano. Io non accetto questo genere di relativismo concettuale, ma non è necessario respingerlo per giungere alla conclusione che la riduzione psicofisica non può trovar luogo nell'ambito del modello dal-soggettivo-all'oggettivo che ci è familiare da altri casi.
3. Il problema non è solo che quando guardo La Gioconda la mia esperienza visiva ha una certa qualità della quale nessuna traccia potrà essere trovata da chi guardi dentro il mio cervello. Infatti, anche se costui vi vedesse una figuretta della Gioconda, non avrebbe alcun motivo per identificarla con la mia esperienza.

Ciò tocca direttamente il problema mente-corpo, poiché se i fatti dell'esperienza soggettiva – i fatti riguardanti il provare ciò che prova l'organismo che ha l'esperienza – sono accessibili da un unico punto di vista, allora è un mistero come il vero carattere fisico delle esperienze soggettive può essere rivelato nel funzionamento fisico di quell'organismo. Quest'ultimo è un campo di fatti oggettivi per eccellenza, fatti che possono essere osservati e capiti da molti punti di vista e da individui dotati di sistemi di percezione differenti. Non esistono barriere immaginative analoghe che si oppongano all'acquisizione di conoscenze sulla neurofisiologia dei pipistrelli da parte di scienziati umani, e viceversa pipistrelli o marziani intelligenti potrebbero imparare sul cervello umano più di quanto potremo mai imparare noi.
Questo non è di per se stesso un argomento contro la riduzione. Uno scienziato marziano che non capisce la percezione visiva, potrebbe capire l'arcobaleno o il fulmine o le nubi come fenomeni fisici, anche se non sarebbe mai in grado di capire i concetti umani dell'arcobaleno, del fulmine o della nube, o il posto che queste cose occupano nel nostro mondo fenomenico. La natura oggettiva delle cose espresse da questi concetti potrebbe essere da lui colta perché, mentre i concetti sono legati a un punto di vista particolare e a una particolare fenomenologia visiva, le cose colte da quel punto di vista non lo sono: esse sono osservabili da quel punto di vista, ma sono esterne a esso; possono quindi essere capite anche da punti di vista diversi, sia da parte degli stessi organismi sia da parte di altri. Il fulmine ha un carattere oggettivo che non si esaurisce nella sua manifestazione visiva, e può essere studiato da un marziano privo della vista. Per essere precisi: esso ha un carattere più oggettivo di quanto non si riveli nella sua manifestazione visiva. Parlando del passaggio dalla caratterizzazione soggettiva a quella oggettiva, desidero non pronunciarmi sull'esistenza o meno di un punto terminale, di una natura intrinseca compiutamente oggettiva della cosa, raggiungibile o no. Forse è più corretto concepire l'oggettività come una direzione in cui può viaggiare il comprendere. E per comprendere un fenomeno come il fulmine è legittimo allontanarsi quanto più possibile da un punto di vista strettamente umano.2
Nel caso dell'esperienza soggettiva, viceversa, il legame con un punto di vista particolare sembra molto più stretto. È difficile capire che cosa si potrebbe intendere per carattere oggettivo di un'esperienza soggettiva, a parte il modo in cui la coglie, dal suo particolare punto di vista, il soggetto che la coglie. Dopotutto, che cosa resterebbe di ciò che si prova ad essere un pipistrello se si eliminasse il punto di vista del pipistrello? Ma se l'esperienza soggettiva non ha, in aggiunta al proprio carattere soggettivo, una natura oggettiva che possa essere colta da molti punti di vista diversi, come si può supporre che un marziano investighi il mio cervello possa osservare dei processi fisici che sono i miei processi mentali (così come potrebbe osservare dei processi fisici che sono i fulmini), ma da un punto di vista diverso? E come, anzi, potrebbe osservarli da un altro punto di vista un fisiologo umano?3
A quanto pare ci troviamo di fronte a una difficoltà di carattere generale a proposito della riduzione psicofisica. In altri campi il processo di riduzione porta nella direzione di una maggiore oggettività, porta verso una visione più precisa della reale natura delle cose. Ciò viene ottenuto mediante la riduzione della nostra dipendenza da punti di vista specifici dell'individuo o della specie nei confronti dell'oggetto d'indagine: noi lo descriviamo non nei termini delle impressioni che esso procura ai nostri sensi, bensì nei termini dei suoi effetti più generali e a proprietà rilevabili con mezzi diversi dai sensi dell'uomo. Quanto meno la nostra descrizione dipende da un punto di vista specificamente umano, tanto più essa è oggettiva.
(Continua…)
1. Superare le barriere interspecifiche con l'ausilio dell'immaginazione è forse più facile di quanto non si creda. Per esempio, i ciechi sono capaci di rivelare oggetti vicini mediante una specie di sonar, schioccando la lingua o battendo un bastone. Forse, sapendo che cosa si prova in questi casi, si potrebbe per estensione immaginare grossomodo che cosa si proverebbe a usare il sonar tanto più raffinato di un pipistrello. La distanza fra un individuo e le altre persone o le altre specie può cadere in un punto qualunque di un continuo. Anche nel caso di altre persone la comprensione di che cosa si prova a essere loro è solo parziale e quando si passa a specie molto diverse da noi ci può essere ancora un comprensione parziale, sia pure minore. L'immaginazione è assai flessibile. Ciò che voglio dire, tuttavia, non è che noi non possiamo sapere che cosa si provi a essere un pipistrello. Non sto sollevando questo problema epistemologico: ciò che voglio dire è che anche solo per formarsi un idea di ciò che si prova a essere un pipistrello (e a fortiori per sapere che cosa si prova a essere un pipistrello) si deve assumere il punto di vista del pipistrello. Se si riesce ad assumerlo in modo approssimativo o parziale, anche l'idea conseguente sarà approssimativa o parziale. Almeno così sembra nello stato in cui ora comprendiamo questo problema.
2. Il problema che sto per sollevare può quindi essere posto anche se la distinzione tra descrizioni o punti di vista più soggettivi o più oggettivi può essere fatta a sua volta solo entro un più ampio punto di vista umano. Io non accetto questo genere di relativismo concettuale, ma non è necessario respingerlo per giungere alla conclusione che la riduzione psicofisica non può trovar luogo nell'ambito del modello dal-soggettivo-all'oggettivo che ci è familiare da altri casi.
3. Il problema non è solo che quando guardo La Gioconda la mia esperienza visiva ha una certa qualità della quale nessuna traccia potrà essere trovata da chi guardi dentro il mio cervello. Infatti, anche se costui vi vedesse una figuretta della Gioconda, non avrebbe alcun motivo per identificarla con la mia esperienza.

