Lega propone il carcere per chi indossa il burqa, Bonino d’accordo
07 ott 2009 – 21:18 Archiviato in:
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riporto da UAAR News:
Una proposta di legge della Lega Nord, primo firmatario il
capogruppo alla Camera Roberto Cota, propone di punire fino a due
anni di carcere chi, “in ragione della propria affiliazione
religiosa”, si mostra in pubblico indossando indumenti che rendono
“impossibile o difficoltoso il riconoscimento”. Contrario il PD,
favorevole Emma Bonino (radicali): “È da tempo immemore che ritengo
che indossare il burqa o il niqab integrale in pubblico violi le
leggi dello Stato e il concetto della piena assunzione della
responsabilità individuale”.
So già che pochi saranno d’accordo con quanto sto per scrivere. È un argomento molto controverso, ed è normale che non tutti si sia d’accordo.
Questa posizione, dalla liberalista Emma Bonino non me la sarei aspettata.
Sono convinto che non si possano combattere le costrizioni di un integralismo religioso, con altre costrizioni (religiose o di stato che siano).
È giusto che le donne islamiche possano decidere di non mettere il burqa se vogliono e credo che un'imposizione, qualunque essa sia, sia sbagliata. Togliere il burqa deve essere una scelta consapevole e volontaria.
L’imposizione del burqa alle donne, è una violenza, ma non è con una violenza contraria che si risolve il problema. Lo si risolve invece con l’aiuto e l’informazione. Se ci deve essere un qualcosa che porti le donne islamiche a rifiutare un’imposizione, dev’essere un movimento dall’interno, nato dalla consapevolezza e dalla volontà.
Quello che deve fare lo stato, è informare e proteggere le persone che decidono di allontanarsi da una religione integralista, non imporre quello che ritiene più giusto. Che differenza ci sarebbe, altrimenti (con le debite proporzioni), fra noi e gli statunitensi “portatori di democrazia” in medioriente?
Geniale poi, l’idea leghista di combattere l’imposizione del burqa incarcerando proprio le persone che la subiscono!
Sulla questione degli «indumenti che rendono “impossibile o difficoltoso il riconoscimento”», mi piacerebbe che mi si spiegasse il motivo per il quale è tollerato che io (come a qualunque altro “europeo”) giri con il cappuccio della felpa alzato (oppure con un berretto o un cappello) e gli occhiali da sole inforcati, oppure in tuta da moto e casco, oppure in passamontagna se vado a sciare, tanto fare alcuni esempi.
Le stesse persone che si preoccupano per la scarsa riconoscibilità di una persona col burqa, si lamenterebbero altrettanto se vedessero delle suore cristiane indossare degli occhiali da sole? Eppure anch’esse “in ragione della propria affiliazione religiosa”, si mostrerebbero in pubblico indossando indumenti che rendono “impossibile o difficoltoso il riconoscimento”.
Non sto parlando della legge in materia, che sull’argomento è molto chiara, ma dell’opinione di tutte quelle persone che diventano inspiegabilmente sensibili sull’argomento della riconoscibilità in pubblico, solo quando sono un burqa od un velo a coprire un volto.
Poi, sul fatto che una legge sia ragionevole o meno, se ne può sempre discutere.
PS. Fermo restando che tutto il parlare dei leghisti contro al burqa e quant'altro, dubito sia dovuto a questioni di diritti delle donne o di legalità, quanto piuttosto un pretesto per sfogare, come al solito, il proprio astio verso le culture diverse.

So già che pochi saranno d’accordo con quanto sto per scrivere. È un argomento molto controverso, ed è normale che non tutti si sia d’accordo.
Questa posizione, dalla liberalista Emma Bonino non me la sarei aspettata.
Sono convinto che non si possano combattere le costrizioni di un integralismo religioso, con altre costrizioni (religiose o di stato che siano).
È giusto che le donne islamiche possano decidere di non mettere il burqa se vogliono e credo che un'imposizione, qualunque essa sia, sia sbagliata. Togliere il burqa deve essere una scelta consapevole e volontaria.
L’imposizione del burqa alle donne, è una violenza, ma non è con una violenza contraria che si risolve il problema. Lo si risolve invece con l’aiuto e l’informazione. Se ci deve essere un qualcosa che porti le donne islamiche a rifiutare un’imposizione, dev’essere un movimento dall’interno, nato dalla consapevolezza e dalla volontà.
Quello che deve fare lo stato, è informare e proteggere le persone che decidono di allontanarsi da una religione integralista, non imporre quello che ritiene più giusto. Che differenza ci sarebbe, altrimenti (con le debite proporzioni), fra noi e gli statunitensi “portatori di democrazia” in medioriente?
Geniale poi, l’idea leghista di combattere l’imposizione del burqa incarcerando proprio le persone che la subiscono!
Sulla questione degli «indumenti che rendono “impossibile o difficoltoso il riconoscimento”», mi piacerebbe che mi si spiegasse il motivo per il quale è tollerato che io (come a qualunque altro “europeo”) giri con il cappuccio della felpa alzato (oppure con un berretto o un cappello) e gli occhiali da sole inforcati, oppure in tuta da moto e casco, oppure in passamontagna se vado a sciare, tanto fare alcuni esempi.
Le stesse persone che si preoccupano per la scarsa riconoscibilità di una persona col burqa, si lamenterebbero altrettanto se vedessero delle suore cristiane indossare degli occhiali da sole? Eppure anch’esse “in ragione della propria affiliazione religiosa”, si mostrerebbero in pubblico indossando indumenti che rendono “impossibile o difficoltoso il riconoscimento”.
Non sto parlando della legge in materia, che sull’argomento è molto chiara, ma dell’opinione di tutte quelle persone che diventano inspiegabilmente sensibili sull’argomento della riconoscibilità in pubblico, solo quando sono un burqa od un velo a coprire un volto.
Poi, sul fatto che una legge sia ragionevole o meno, se ne può sempre discutere.
PS. Fermo restando che tutto il parlare dei leghisti contro al burqa e quant'altro, dubito sia dovuto a questioni di diritti delle donne o di legalità, quanto piuttosto un pretesto per sfogare, come al solito, il proprio astio verso le culture diverse.
