Cecità

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Quello che ho appena finito di leggere, divorandolo, è l’ennesimo capolavoro di José Saramago, che già mi aveva sorpreso con Le intermittenze della morte.
Come nell’altro romanzo che avevo letto, lui crea un espediente per modificare la realtà – in questo caso una improvvisa inspiegabile e dilagante epidemia di cecità “bianca” – e seguire il comportamento dei propri personaggi, nei loro tentativi di adattarsi a questa nuova situazione. Ma non sarà un freddo osservatore. Nei panni del narratore, egli sarà molto presente, descriverà, spiegherà, esprimerà comprensione e compassione per i personaggi.
Sarà con loro. Anche lo stile di scrittura, compatto, visivamente omogeneo, con la punteggiatura ridotta al minimo, sembra studiato appositamente per creare nel lettore lo stesso senso di smarrimento ed isolamento che i suoi personaggi provano. Con la sua stupenda tecnica vi farà sentire come loro, immersi in quel “mare di latte”, più inquietante e anomalo di una semplice tenebra e dentro il quale solo ciò che è a portata di tatto e di memoria, è conosciuto. Se non vi sentirete ciechi, sono sicuro che almeno in una manciata di casi, noterete la vista, in qualche modo, annebbiarsi. :-)
I protagonisti stessi, non avranno alcun nome, ma saranno identificati per quello che fanno o per le caratteristiche più salienti che avevano, quando ancora si potevano vedere reciprocamente. Quindi avremo: il medico, la moglie del medico, il primo cieco, la ragazza con gli occhiali scuri, il vecchio con la benda, e via dicendo.
Questo è certamente uno dei più bei romanzi che abbia letto quest’anno. Lo consiglio a tutti.

«In una città qualunque, di un paese qualunque, un guidatore sta fermo al semaforo in attesa del verde quando si accorge di perdere la vista.
All'inizio pensa si tratti di un disturbo passeggero, ma non è così. Gli viene diagnosticata una cecità dovuta a una malattia sconosciuta: un «mal bianco» che avvolge la sua vittima in un candore luminoso, simile a un mare di latte. Non si tratta di un caso isolato: è l'inizio di un'epidemia che colpisce progressivamente tutta la città, e l'intero paese. I ciechi, rinchiusi in un ex manicomio e costretti a vivere nel più totale abbruttimento da chi non è stato ancora contagiato, «scoprono - come ha scritto Cesare Segre - su se stessi e in se stessi, la repressione sanguinosa e l'ipocrisia del potere, la sopraffazione, il ricatto, e peggio di tutto, l'indifferenza». Saramago denuncia con intensità di immagini e durezza di accenti la notte dell'etica in cui siamo sprofondati. E, paradossalmente, è proprio il mondo delle ombre a rivelare molte cose sul mondo che credevamo di vedere.»
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(Tirare a indovinare) Un uomo senza patria – Kurt Vonnegut

sfera di cristallo
Il brano che segue è preso dal libro Un uomo senza patria (2005) di Kurt Vonnegut.

Per l’ultimo milione di anni o giù di lì, gli esseri umani hanno dovuto tirare a indovinare su quasi tutto. I personaggi principali dei libri di storia non sono altro che quelli di noi che hanno tirato a indovinare nella maniera più affascinante, e a volte più spaventosa.
         Ne posso nominare due?
         Aristotele e Hitler.
         Uno ci ha azzeccato, e l’altro ha sbagliato.
         E nel corso dei secoli le masse umane, sentendo di avere dei mezzi di giudizio inadeguati, proprio come noi oggi, e a ragione, si sono viste praticamente costrette a credere di volta in volta a quelli che tiravano a indovinare.
         I russi che non erano d’accordo con le congetture di Ivan il Terribile, per esempio, rischiavano di ritrovarsi il cappello inchiodato alla testa.
         Dobbiamo comunque riconoscere che i più persuasivi fra quelli che tiravano a indovinare – perfino Ivan il Terribile, il quale oggi nell’ex Unione Sovietica è un eroe – talvolta ci hanno dato il coraggio di sopportare immani sofferenze che non eravamo in grado di comprendere. Carestie, pestilenze, eruzioni vulcaniche, bambini nati morti: spesso quegli individui ci hanno dato l’illusione che la buona e la cattiva sorte fossero comprensibili e a volte potessero essere affrontate in maniera intelligente ed efficace. Senza questa illusione, forse il genere umano si sarebbe arreso molto tempo fa.
         Ma quelli che tiravano a indovinare, di fatto, non ne sapevano più della gente comune, anzi a volte ne sapevano anche di meno, perfino quando – o specialmente quando – ci hanno dato l’illusione di avere il controllo sul nostro destino.
         Tirare a indovinare in maniera persuasiva è un ingrediente fondamentale della capacità di leadership da così tanto tempo – anzi, lo è stato per tutto il corso dell’esperienza umana – che non c’è affatto da sorprendersi se ancora oggi gran parte dei leader del pianeta, nonostante tutte le informazioni di cui improvvisamente possiamo disporre, vogliono che il meccanismo continui. Adesso è il loro turno di tirare a indovinare, tirare a indovinare e avere intorno chi gli dà retta. Un posto dove questo oggi si fa nella maniera più becera, tronfia e ignorante è Washington. I nostri leader sono stufi marci delle tonnellate di informazioni valide che sono state riversate sul genere umano dalla ricerca, dallo studio e dal giornalismo investigativo. Pensano che ne sia stufa la nazione intera, e potrebbero anche aver ragione. Non è al sistema aureo che vogliono riportarci. Vogliono scendere a un livello ancora più elementare. Vogliono riportarci al sistema degli elisir dei ciarlatani.
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La morte è il trapano mistico di un dentista metafisico

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Quello che vado a mostrare ora, è un libro un po’ particolare. A differenza di tutti quelli precedentemente segnalati sul blog, il libro in questione è scaricabile dal sito dell’autore, dove chi vorrà, potrà fare una donazione tramite PayPal.

Il racconto, di genere cyberpunk, è breve, ha un ottimo ritmo e delle soluzioni grafiche molto originali, personaggi ben distinti e caratterizzati, ed una storia che riprende, in parte, i classici del genere, ma li sviluppa in modo personale e gradevole.
Gli amanti della buona musica troveranno più di una citazione, alcune talmente ben integrate da trasformarsi in colonna sonora: particolarmente bella la parte del killer Jorge, con l’incedere ritmico ed ossessionante del richiamo del suo “Amore Supremo”, che rievoca il classico del jazz A Love Supreme di John Coltrane, tramutandolo sinistramente.

Il libro è disponibile in formato PDF sul sito dell’autore Luca “Puppet” Tiengo.

Sinossi

Mattia e Daniele sono due giovani hacker che si guadagnano da vivere con piccole azioni di spionaggio informatico. Ultimamente Mattia è disturbato da strani deja vu di morti che paradossalmente sembrano essere vissute in prima persona e da ricordi che, si rende conto, non sono i suoi, ma quelli di altre persone le cui menti sono misteriosamente collegate alla sua. Scoprirà di essere, suo mal grado, una delle pedine della Liquid Jesus Inc, una grossa software house che non si fa nessuno scrupolo ad eliminare delle persone ignare per rubare loro la memoria ed utilizzarla per creare una nuova generazione di giochi interattivi. Questo progetto sembra funzionare fino al momento in cui Mattia, aiutato da alcuni amici, prenderà coscienza della sua situazione e… Sullo sfondo si muovono altri personaggi: Jorge, un serial killer dalla mente fortemente disturbata, Len e Karl, due assassini professionisti, Mr. Numo, uomo d'affari in odore di Jakuza, a capo della Liquid Jesus Inc.

Il romanzo d'esordio di Puppet è un noir cyberpunk ambientato in un futuro poco distante da noi e caratterizzato da un ritmo molto veloce, un taglio quasi cinematografico, che tiene col fiato sospeso, ma che al tempo stesso si abbandona ad interessanti digressioni sia psicologiche che morali. E' un romanzo a tesi, in cui l'autore si chiede se la vera libertà sia da intendersi all'orientale, come raggiungimento di un Nirvana puramente spirituale e la negazione della propria carnalità, o all'occidentale, con la capacità di scegliere e di accettare le conseguenze di tali scelte. I due percorsi sono impersonati rispettivamente da Jorge e Mattia, ed il loro dispiegarsi porterà alle conclusioni dell'autore.

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Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta

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Ho appena finito di leggere il libro di Robert Pirsig (Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta.). Non penso che ne farò una recensione e non spenderò una sola parola, se non per dire che è un libro da leggere assolutamente! Non fatevi ingannare dal titolo: non è un “libro per motociclisti”. Forse è un po’ un libro da filosofi e certamente ha dei passaggi impegnativi. Ma la sua caratteristica principale (quella che possiedono solo i migliori libri), e quella per la quale vale la pena di essere letto, è che cambia la realtà. Ti fornisce una visione diversa della realtà e ti spinge a capirla secondo il suo paradigma, ed a farti domande e a rimettere in discussione quello che fino ad ora hai sempre pensato.
In Italia è pubblicato dalla Adelphi ed è facilmente reperibile in qualunque libreria.
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Le braci

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Libro davvero straordinario questo, dello scrittore ungherese Sándor Márai, che ho finito di leggere ormai un mese fa. La storia è narrata con maestria e capacità di tenerti sempre sul filo, facendoti scoprire gli eventi accaduti poco alla volta in un continuo crescendo durante il quale si percepisce la tensione salire continuamente. Mi ha ricordato parecchio, come situazione e sensazioni, il film Sinfonia d'autunno di Ingmar Bergman. Non voglio aggiungere altro per non rovinare il gusto della lettura. Mi limito a riportare la quarta di copertina.

Dopo quarantun anni, due uomini, che da giovani sono stati inseparabili, tornano a incontrarsi in un castello ai piedi dei Carpazi. Uno ha passato quei decenni in Estremo Oriente, l'altro non si è mosso dalla sua proprietà. Ma entrambi hanno vissuto in attesa di quel momento. Null'altro contava per loro. Perché? Perché condividono un segreto che possiede una forza singolare: "una forza che brucia il tessuto della vita come una radiazione maligna, ma al tempo stesso dà calore alla vita e la mantiene in tensione". Tutto converge verso un "duello senza spade" ma ben più crudele. Tra loro, nell'ombra il fantasma di una donna.

Consigliatissimo a tutti.
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Cyberiade

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Cyberiade OVVERO Viaggio comico, binario e libidinatorio nell'universo di due fantageni. Già il titolo è tutto un programma…
Lo apri, ed il primo racconto inizia così: “Un giorno Trurl il costruttore montò una macchina in grado di creare tutto quello che cominciava per N.”. …ed a quel punto, non ho potuto evitare di buttarmi nella lettura di questa divertententissima e geniale raccolta di racconti scritta da Stanislaw Lem!
Buona parte dei racconti narrano le gesta di due rinomati inventori robotici, che vivono in un universo quasi completamente popolato da robot e macchine, con la rara eccezione di qualche umano (specie, detta dei Visipallidi, ormai estinta e ritenuta da molti come mitologica).
I due protagonisti, Trurl e Klaupaucius, viaggiano nel cosmo costruendo bizzarri macchinari e piegando le leggi della fisica e delle probabilità per diletto o per chiunque sia ben disposto a pagarli. I racconti sono scritti sotto forma di favole e, dietro a questo aspetto giocoso, l'autore si diverte a sviscerare e talvolta prendersi gioco di argomenti come la nascita della vita intelligente, l'amore, l'intelligenza artificiale, la percezione della realtà, le politiche sociali, la ricerca della felicità e l'utopia.
Questo libro, così come “Il congresso di futurologia”, già in precedenza recensito su questo blog, è pane per qualunque appassionato di fantascienza, scienza, logica o filosofia. In particolar modo, i fan della Guida Galattica di Douglas Adams lo adoreranno e personalmente, lo ritengo superiore.
Per chi ne volesse un assaggio, tempo fa avevo trascritto uno dei racconti: I guai che provocò la perfezione di Trurl.

Dalla quarta di copertina:
Due bizzarri costruttori ingaggiano sfide, su e giù per il cosmo, a suon di invenzioni. Congegni, meccaniche e diavolerie per ogni esigenza.
C'è un esercito allo sbando in Truffolandia? Servospettri e spaventocotteri affronteranno il nemico, eludendo, all'occorrenza, forze poli-poliziesche.
C'è un principe malato, inguaribile, d'amore? Un disinnamoratore a base di debosciatori e libidinoni lo riporterà alla ragione.
Quanto a perizia, e fantasia, Trurl e Klapaucius non hanno eguali. Creano un bardo elettronico, che invia nell'etere poesie sconvolgenti. Porta i viaggiatori spaziali a stati di stupefazione poetica. Compone un carme d'amore espresso in puro linguaggio matematico. E provoca sfide all'ultimo bullone con i migliori poeti del cosmo, causando disordini pubblici.
Ma progettano anche amplificatori ed estintori di possibilità.
Né disdegnano esperienze al limite dello psichedelico: un apposito congegno è in grado di mandare a spasso la coscienza, che fa il giro di svariati corpi prima di tornare a casa.
In questo libro troverete una superba epopea fatta di sfide antiche come il mondo e avventure che hanno il sapore del domani e posdomani. Vi sorprenderà la grandiosità delle idee, l'ampiezza degli scenari, la chiaroveggenza di un caustico cosmologo.
Guarderete all'oggi e al futuro con occhi nuovi.
Scritti con l'acume di Einstein, lo spirito epico di Tolkien, la grazia di Voltaire, gli apologhi della Cyberiade hanno lasciato a bocca aperta generazioni di scienziati.
E ammaliato milioni di lettori in tutto il mondo.
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Notevoli frammenti di fantascienza

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Sono nel mezzo di una rilettura di Solaris. Riporto un paio di frammenti. Considerateli come delle specie di trailer e come tali, se preferite non avere anticipazioni, evitate di leggerli. :-)

“Noi partiamo per lo spazio preparati a tutto, cioè pronti al sacrificio, alla solitudine, alla lotta, alla morte. Per modestia, non lo diciamo ad alta voce, ma lo pensiamo dentro di noi di tanto in tanto; pensiamo di essere eccezionali. Intanto, però, non è tutto, il nostro zelo si rivela una posa. Non abbiamo nessuna voglia di conquistare il cosmo, noi vogliamo soltanto allargare fino ai suoi ultimi confini le frontiere della Terra. Certi pianeti devono essere deserti come il Sahara, altri freddi e ghiacciati come il Polo o tropicali come la giungla del Brasile. Siamo umanitari e nobili, non abbiamo intenzione di conquistare altre razze, vogliamo solo trasmettere i nostri valori e in cambio impadronirci del loro patrimonio. Ci crediamo cavalieri dell'ordine del Santo Contatto. Questa è una bugia. Noi cerchiamo solo l'uomo. Non abbiamo bisogno di altri mondi, abbiamo bisogno di specchi. Non sappiamo che cosa farcene degli altri mondi. Uno ci basta, quello in cui sguazziamo. Vogliamo trovare il ritratto idealizzato del nostro mondo! Cerchiamo dei pianeti con una civiltà migliore della nostra… ma che sia l'immagine evoluta di quel prototipo che è il nostro passato primordiale. Dall'altro lato, c'è in noi qualcosa che non accettiamo, contro cui lottiamo; ma che comunque resta, perché dalla Terra non abbiamo portato un distillato di virtù o una statua alata dell'uomo! Siamo arrivati qua così come siamo realmente, e quando l'altra faccia, cioè la parte che manteniamo segreta, si mostra com'è veramente… non riusciamo ad andarci d'accordo!”

Solaris, pag 80: Snaut a Chris

– Sì, Gibarian. Allora ho capito tutto. O meglio, ancora oggi non capisco molto. Non sapevo che non posso… che non sono… che tutto non ha fine. Di questo non ha parlato. Forse ne ha parlato, ma ti sei svegliato e ho fermato il nastro. Ne ho ascoltato abbastanza, però, per capire che non sono un essere umano, solo uno strumento.
– Che cosa stai dicendo?
– Sì. Per indagare e conoscere le tue reazioni, o qualcosa del genere. Ognuno di voi ha una creatura come me. Si basa su un ricordo o una fantasia repressi. Tu lo sai meglio di me. Lui parlava di cose terribili, incredibili… se non fosse che tutto corrispondeva, non ci avrei creduto!
– Che cosa corrispondeva?
– Be’, che non ho bisogno di dormire, e che devo essere sempre continuamente al tuo fianco. Ieri mattina pensavo ancora che tu mi odiassi, ed ero infelice per questo. Mio Dio, com'ero stupida! Ma dimmi, dimmi, come potevo immaginarmelo? Lui non odiava quella… quella creatura; ma come parlava di lei! Allora ho capito che, in qualunque cosa io faccia, sarà lo stesso; voglia o non voglia, per te dev'essere una tortura. Forse qualcosa di peggio, poiché gli strumenti di tortura sono passivi e innocenti, come le pietre che possono cadere e ammazzare. Ma uno strumento di tortura che ti ama e che vuole il tuo bene… Veramente non posso immaginarmelo. Avrei voluto dirti quello che ho provato nel momento in cui ascoltavo il nastro, quando ho capito. Forse ti sarebbe servito. Ho provato a scriverlo.
– Per questo hai acceso la luce? – domandai, riuscendo con difficoltà a emettere suoni dalla gola stretta.
– Sì, ma non ci sono riuscita. Cercavo, in me, sai… la
diversità, quel qualcosa di diverso… Ero completamente impazzita, ti assicuro: mi è sembrato, per un po', di non avere carne sotto la pelle, si avere qualcos'altro; di essere solo, solo superficie. Per ingannarti. Capisci?
Solaris, pag 155: Hari a Chris
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Ri - Praticamente Innocuo

………AH!
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Praticamente innocuo

Appena comprato… L'ultimo libro della saga della Guida galattica per gli autostoppisti.

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Se volete, poi, vi racconto come finisce… :-P
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Solaris

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Poche persone conoscono il film del 1972 di Andrej Tarkowskij, rovinato, nell'edizione italiana, da un doppiaggio dilettantesco e spesso imbarazzante (unica soluzione: guardarlo in lingua originale sottotitolato). Un po' di più, quelle che hanno guardato il remake di Steven Soderbergh con George Clooney che, pure essendo un buon film, soffre degli sessi sintomi della maggior parte dei remake americani, compreso un bruttissimo finale che cerca di essere in tutti i modi a sorpresa, ma che risulta banale perché ormai abusato da troppi film.

Entrambi i film, si rifanno all'omonimo romanzo di Stanislaw Lem, considerato un classico della letteratura fantascientifica, oltre che una piccola eccezione nello stile dell'autore, noto per essere molto preciso e razionale, e spesso accostato alla filosofia della scienza. Per sua stessa ammissione, Solaris è una storia irrazionale, enigmatica, che è nata e cresciuta come avesse vita propria. Il mistero del pianeta vivente si presta a molte interpretazioni, parecchie delle quali vengono illustrate nel libro. Come spiegare le reazioni del pianeta e le sue creazioni? Come interpretare la sua mente, sempre ammesso che possa essere considerato una mente e non solo una macchina? Come stabilire un contatto con una entità, il pianeta Solaris, così diverso da noi? In che modo comunicare? In che modo spiegare i movimenti del suo oceano, senza cadere nella trappola di antropomorfizzare ciò che si vede e ridurlo ad un equivalente umano che non ha senso di essere? Ha senso parlare di psiche ed utilizzare la comune psicologia umana? Un tema questo, del contatto con l'alieno, condiviso da un altro romanzo che ho recensito su questo blog: Pic-Nic sul ciglio della strada. Anch'esso, adattato alla pellicola da Andrej Tarkowskij nel suo film Stalker (anche se, in quel caso, l'adattamento è risultato molto diverso dal romanzo originale).

Il libro offre tantissimi spunti anche sulle classiche questioni di filosofia della mente, cioè cosa sia una mente, dove risieda la coscienza, se un fantoccio di carne contenente i propri ricordi riguardo ad una persona possa essere considerato vivo, cosciente, oppure solo una simulazione. Se sia da considerare una copia dell'originale, oppure una “persona” a sé stante, se la base organica su cui nasce una mente sia sostituibile da altre. Che cosa proverebbe questa copia, che conserva i ricordi dell'originale, nel caso scoprisse le proprie vere origini? Proverebbe qualcosa davvero, oppure sarebbe solo imitazione? La persona il cui ricordo ha generato questa copia, se l'amasse, cosa amerebbe? Il ricordo della copia, oppure la copia stessa, che come nuovo individuo andrebbe a sostituirsi al ricordo, come se fosse davvero una continuazione della persona originale?
L'autore stesso, ritiene che la fantascienza debba essere come un esperimento mentale, nel quale si pongono delle ipotesi e si ragione sul “cosa sarebbe se…?”

Nel momento della sua più gloriosa espansione – i viaggi interstellari – l'uomo s'imbatte in un enigma insolubile, una sfida impossibile. È il pianeta Solaris, un pianeta “vivo”: la sua essenza, le sue ragioni travalicano la capacità della mente umana; di fronte a esso anche la scienza più evoluta è impotente. Solaris è capace di far perdere all'individuo la propria identità, di ridurlo a brandelli di coscienza, di obbligarlo a confrontarsi con il proprio groviglio di conflitti interiori e a misurarsi con i grandi interrogativi dell'universo. Sull'oceano vivente che costituisce la sua superficie, un oceano che assume continuamente una miriade di forme effimere e incomprensibili, ruota una stazione orbitante: all'interno tre scienziati, ciascuno chiuso nella propria solitudine, ciascuno in balia degli incubi e dei miraggi che il pianeta proietta su di lui. Capolavoro che ha reso Stanislaw Lem famoso in tutto il mondo, immortalato anche da Tarkowskj in un celebrassimo film, Solaris è un grande classico della fantascienza del Novecento.
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Il congresso di futurologia

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Questo è sicuramente il libro più divertente che mi sia capitato di leggere da quando lessi saga della Guida Galattica, ed il più allucinato da quando mi feci fuori mezza bibliografia Philip K. Dick! Stanislaw Lem è incredibilmente acuto e spiritoso. Questo libro, che mi sono letto tutto d'un fiato ieri notte, oltre a contenere situazioni da crisi di risa, si presta anche ad una interpretazione satirica del presente.

Riporto il riassunto della quarta di copertina (non vi preoccupate, non contiene spoiler):

La farmacopea adesso è il libro della vita, l’enciclopedia dell’essere, l’alfa e l’omega. Non c’è nemmeno da pensare a possibili sconvolgimenti, perché abbiamo il rivoltol, l’opposizional e l’estremina. Un celebre astronauta partecipa all’ottavo Congresso di Futurologia. Arena del congresso: un Hilton Hotel di dimensioni ciclopiche, in Costaricana. Centinaia di esperti e luminari dipingono scenari, si scannano amichevolmente sulla catastrofe urbanistica, alimentare, energetica che imperversa nel mondo. L’Hilton pullula di eventi, convention, simposi, mentre fuori, per le strade, impazza la rivoluzione. Sperduto fra le segretarie in topless del raduno degli Editori Liberati, morigerati Collezionisti di Fiammiferi, esimi psichiatri, nel mezzo dei "lavori" l’astronauta viene narcotizzato, prelevato da un elicottero dell’esercito americano e alloggiato in una casa di cura. Lì, viene ibernato. Passa qualche decennio, e nel luglio 2039, Tichy – questo è il suo nome – riprende coscienza in un mondo, ovviamente, molto diverso. Un mondo pieno di marchingegni diabolici e invenzioni sorprendenti, in cui tuttavia non sono i robot, o le "informazioni" a dominare la scena. Tutto, in realtà, sembra in balia di prodotti chimici di ogni genere e specie. Ecco vapori che modificano scenari, vernici che fungono da vestiti, soprattutto farmaci in grado di alterare la percezione della realtà. Vuoi discutere con te stesso su qualsiasi argomento? Pillole di duettina: sdoppia la personalità. Problemi religiosi, esistenziali? Teocontactol, oppure allahinodislamina. La tua città ti fa schifo? Urbafantina o costruttol, e i palazzi cambieranno come d’incanto...
Leggi il resto…
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Io ce l'ho… e voi no! :-P

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…e aggiungo anche: gnè gnè gnè! ;-)

Aggiornamento: Per chi era in ansia sulla questione, la traduzione è ad opera di Paola Bertante, la stessa che curò l'apprezzato adattamento della precedente edizione ShaKe.
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Snow Crash

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Snow Crash di Neal Stephenson è un libro fantascientifico di culto: fresco, divertente, esaltante e pieno di idee. Inizialmente era stato pensato come graphic novel. È il romanzo dal quale si sono ispirati i creatori di Second Life e di Uru Live e da esso deriva l'attuale uso dei termini Avatar e Metamondo (o Metaverso). In Italia è stato pubblicato dalla Shake Edizioni, casa editrice specializzata in fantascienza cyberpunk. Ora i diritti li ha la Rizzoli e sembra proprio che dopo anni di attesa stiano finalmente per farne uscire una ristampa!!
Se non vi preoccupa leggerlo in inglese, lo potete scaricare in formato HTML da questa pagina: Neal Stephenson 'Snow Crash' (VX heavens). ;-)

Dovete leggerlo tutti! Sennò non vi parlo più! :-)

Aggiornamento: Sono stato in libreria per chiedere della ristampa. Non è ancora uscita… Aspettiamo…
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Picnic sul ciglio della strada

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Ho letteralmente divorato questo libro. È il romanzo di fantascienza da cui è stato tratto il film Stalker, ma è abbastanza diverso da esso. Il film prende spunto dall'ambientazione e da un passaggio particolare del libro, la scoperta di un oggetto leggendario in grado di esaudire i desideri inconsci e ne sviluppa un discorso parecchio sull'esistenziale. Mentre il libro, pur affrontandone il tema, è più ad ampio respiro. Riporto la quarta di copertina:

«Marmont, una cittadina industriale come tante altre. Eppure, poco oltre la periferia, qualcosa è cambiato irreversibilmente. Al di là di hangar e capannoni, in mezzo a una natura splendida, si estende un territorio dalle caratteristiche uniche. È la Zona: uno dei sei luoghi del mondo "visitati" dagli extraterrestri. La Zona: un luogo magico e pericoloso, che pullula di fenomeni sconvolgenti, di oggetti dalle qualità straordinarie. Come dopo un picnic sul ciglio della strada, a metà del viaggio fra una galassia e l'altra, gli extraterrestri hanno mollato i propri avanzi sul prato. "Avanzi" che hanno cambiato radicalmente leggi fisiche e natura di quei luoghi. Accumulatori eterni, gusci energetici, antigravitometri sono strumenti di altissimo valore scientifico ed economico, prede prelibate di studiosi e trafficanti. A Marmont è nata una nuova professione, quella di "stalker". Gli stalker entrano nella Zona a caccia di questi oggetti e li rivendono al miglior offerente. Tenace "cercatore" dell'Istituto delle civiltà extraterrestri, Red Schouart, in arte Roscio, è sedotto dalla potenza della Zona. Rapido, fortissimo, deciso, è pronto a strisciare su un suolo imprevedibile a temperature insostenibili. L'Eldorado sembra a un passo, in quel luogo assoluto, ma non sono né la ricchezza, né il potere, né la verità che premono a Roscio: è il brivido estremo della sfida, il desiderio di "bucare" lo schermo del possibile che lo spingono a trasgredire le leggi - fisiche e morali - di una comunità pavida e corrotta. Questo romanzo è un gioiello della letteratura fantastica di tutti i tempi: lo "Stalker" e la "Zona" sono diventati veri e propri archetipi.»

Una delle cose più interessanti del racconto, è il rapporto fra le persone e la Zona: un luogo talmente al di fuori delle leggi fisiche conosciute, da risultare incomprensibile, spaventoso e terribilmente letale, di una pericolosità accresciuta dal non poterne percepire i pericoli. … Leggi il resto…
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Poesia???

The_Mother_by_Guitarian
C'è qualcosa che non va… Ho comprato un libro di poesie! :-D
Per colpa di Sinfest, ho scoperto l'autore di questo pezzo di poesia:

I sing the body electric,
The armies of those I love engirth me and I engirth them,
They will not let me off till I go with them, respond to them,
and discorrupt them, and charge them full with the charge of the soul.


L'autore è Walt Whitman, lo stesso del famoso “O Capitano! Mio Capitano!…”.
L'antologia che ho comprato, riporta sia la traduzione in italiano, sia la versione originale delle sue poesie e si intitola “Foglie d'erba”.

Già che ero in libreria, non ho potuto evitare di fare una piccola spesuccia. Gli altri libri che ho preso, sono Picnic sul ciglio della strada di Arkadi e Boris Strugatzki, il libro da cui è stato tratto il film Stalker, e L'io della mente di Douglas R. Hofstadter e Daniel C. Dennett, dal quale, tempo fa, avevo rubato il racconto “Dove sono?” di Daniel Dennett, presente anche su Brainstorms.

Immagine: The Mother di Guitarian.
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L'uomo stocastico

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“Stocastico: voce dotta, dal greco stochastikos, congetturale, dovuto al caso, aleatorio. Questo dice il dizionario. Ma Robert Silverberg dice di più. Dice che uno specialista di indagini conoscitive e di statistiche previsionali, un professionista della congettura, un mago del calcolo delle probabilità, può tutto a un tratto scoprire la vera natura del suo talento. E questo talento non ha niente a che fare con la scienza dei numeri, col buon senso, con il fiuto commerciale e politico. E' un dono naturale che, coltivato opportunamente, permette all'uomo stocastico di "vedere" come in una sfera di cristallo, il futuro. Chi vincerà la terza corsa all'ippodromo? Chi sarà il prossimo presidente degli Stati Uniti? Come e quando arriverà la nostra morte? Mai come in questo romanzo l'antico sogno dell'umanità è stato presentato con tanta acutezza psicologica, con un così vivo senso di ciò che potrebbe essere, in concreto, la vita di un autentico veggente.”

Finito di leggere ieri notte. Gran bel romanzo del 1975 di Robert Silverberg. Molto curato in ogni aspetto: della psicologia dei personaggi all'ambientazione, al meccanismo che fa muovere tutta la storia.
Carvajal, di cui avevo parlato nel post precedente, è una sorta di vero e proprio veggente, lui ha visioni del futuro e la sua esperienza diretta gli ha insegnato che ciò che vede, è. Osservare il futuro, per lui, è equivalente a scavare nei ricordi del passato, deve solo sapere cosa cercare, avere un hint. Non c'è scampo al futuro: è già tutto definito. Qualsiasi tentativo di modificare l'esito degli eventi risulta inefficace e porta comunque a ciò che è già stato visto. Una caratteristica del personaggio è quindi la rassegnazione ad essere una semplice pedina che non può fare altro che osservare e riferire cose che poi si avvereranno comunque. Una specie di Cassandra moderna. Talvolta il suo comportamento può apparire contraddittorio, ma è solo apparenza. L'unica cosa che sorprende un po', è che il protagonista, persona decisamente attenta, non si sia mai accorto di queste apparenti contraddizioni. Lew Nichols, il personaggio principale, è suo “allievo”. Al contrario di Carvajal, basa le proprie previsioni sulla raccolta di dati e l'elaborazione di scenari più o meno probabili ed è ancorato all'idea di poter modificare il corso degli eventi. Ovviamente, non posso svelare il finale…
La storia è ambientata nel 1999, in un futuro decisamente inquieto, in fase di cambiamento e caratterizzato da una società molto più libertina (almeno, nei ceti sociali alti) di quello che poi è diventata nella realtà.
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Il migliore dei mondi possibili

another_world
Philip Kindred Dick diceva: “Se non vi piace questo mondo dovreste vederne qualcuno degli altri.”, a significare che, nonostante tutto, questo in cui viviamo è il migliore dei mondi possibili. Io ho sempre interpretato questa idea pensando alle leggi della natura intesa come un sistema dinamico (anche se, al tempo, non conoscevo questo termine), le cui interferenze reciproche dei singoli individui concorrono a far emergere automaticamente un equilibrio che porta ad un continuo perfezionamento dei vari sottosistemi. Basti pensare alla legge della selezione naturale. Per questo motivo il mondo, o meglio, la realtà in cui viviamo ora, non può essere che la migliore possibile.
Non è tutto. Questo, non solo è il migliore dei mondi possibili, essendo frutto di milioni di anni di interazioni e selezioni, ma è anche l'unica realtà possibile. Semplicemente: non poteva andare altrimenti. Tutto ciò che è accaduto, lo ha fatto portandoci inevitabilmente al punto dove siamo ora. Non per via di un disegno intelligente deciso a priori, ma solo per le capacità auto-organizzanti di tutto il sistema.
Attualmente, sono circa a metà lettura di “L'uomo stocastico” di Robert Silverberg e mi ha fatto piacere ritrovare queste idee nelle parole di Carvajal, uno dei personaggi principali di questo romanzo, che le estende alla visione del futuro, descrivendolo come inesorabile e come unica via possibile. Come un copione che si scrive da solo e del quale noi non siamo altro che attori a cui non è permesso improvvisare.

Immagine: Other world, Maurits Cornelis Escher
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Le intermittenze della morte

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- Il giorno seguente non morì nessuno. Il fatto, poiché assolutamente contrario alle norme della vita, causò negli spiriti un enorme turbamento, cosa del tutto giustificata, ci basterà ricordare che non si riscontrava notizia nei quaranta volumi della storia universale…

Il libro non è una riflessione filosofica o ontologica sulla morte. Il tono è ironico, sarcastico. Non è nemmeno un’ipotesi, è una situazione assurda… Succede come negli altri romanzi: organizzo una situazione impossibile e ho bisogno che il lettore accetti la mia proposta. Se lo fa, vi posso assicurare che tutto diventa implacabilmente logico.

José Saramago


Questa, la quarta di copertina di uno dei libri più belli che mi sia capitato di leggere ultimamente: Le intermittenze della morte, appunto, di José Saramago. …un simpatico ottantaquattrenne, Nobel per la letteratura nel 1998… Avviso: leggendo queste mie parole, non pensate di trovarvi davanti un libro barboso, pretenzioso e pieno di retorica! NO! :-)
I toni sono sempre molto ironici, spesso sarcastici: humor nero, specie nella prima parte, dove viene descritta la reazione del paese a questa improvvisa immortalità. Le compagnie assicurative, gli ospizi, gli ospedali, la gente, la chiesa “senza morte non c'è più resurrezione, e senza resurrezione non c'è più chiesa” e, non ultimi, la gente comune e la maphia (col PH). Vi lascio immaginare… ma quello che immaginerete, non sarà abbastanza. ;-) Lo stile, come dicevo, è molto ironico e potrebbe ricordare vagamente quello di Douglas Adams (La guida galattica per autostoppisti, L'investigatore olistico Dirk Gently), ma molto più elaborato, arzigogolato ed originale, in alcune scelte. Talvolta anche troppo elaborato! Inizialmente, si fa abbastanza fatica a seguire questa specie di flusso di pensiero continuo. Se sospendete l'incredulità, come dice l'autore, vi accorgerete, effettivamente, di quanto tutto quadri alla perfezione.
La seconda metà del racconto cambia leggermente di tono. La morte smette la sua tregua e ritorna in attività, ma con una novità: non andrà più a cogliere la gente all'improvviso, quando meno se l'aspettano, ma l'avviserà una settimana prima con una missiva in busta viola, in modo, sostiene lei ingenuamente, di dare loro il tempo di sistemare le ultime cose, i debiti, salutare la gente cara, e così via… Insomma, pare quasi che questa morte si diverta a studiare le reazioni delle persone a questi cambiamenti apocalittici!
In questa parte, si arriva a conoscere meglio la morte (ah, non scrivetela con la emme maiuscola, si arrabbierebbe moltissimo!), in qualche modo, diventa simpatica, pur non facendo nulla più del proprio solito crudele ed implacabile lavoro. Si arriverà anche a tifare per lei, ad averne un po' pena, quando, per la prima volta nella sua esistenza, non riuscirà nel suo compito, cioè recapitare la fatidica busta viola ad un violoncellista. Il recapito fallisce per tre volte. Per tre volte torna al mittente. Da quest'evento inaudito, inizia la bellissima ultima parte… nella quale sarà impossibile, per chiunque, non rimanere col fiato sospeso… Non voglio anticipare altro, anche se vorrei tanto. Mi rendo conto che nel descrivere le mie sensazioni, quasi sicuramente, farei intuire parti della storia che è più bello leggere facendosi sorprendere. Ma se sono qui, alle due di notte a scriverne, vuol dire che davvero vale la pena di superare quello che può essere lo shock iniziale dovuto allo stile particolare e leggere questo libro fino in fondo. ;-)

Su Fantascienza.com, un'altra recensione, con la trama un po' più dettagliata.

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