Dio è taoista? (prima parte) – Raymond Smullyan

Altri racconti sul genere che ho trascritto sul blog: Dove sono? di Daniel Dennett, L'anima dell'Animale Modello III di Terrel Miedaner, L'argomento della stanza cinese di John Searle, I guai che provocò la perfezione di Trurl e Non serviam di Stanislaw Lem. Altra robaccia sul genere, nella categoria Idee del blog.
Dio è taoista?
di Raymond M.
Smullyan
Mortale: Perciò, o Dio, io ti prego, se hai un
briciolo di pietà per questa tua creatura sofferente, liberami
dal dover avere il libro
arbitrio!
Dio: Tu rifiuti il dono più grande che io ti
abbia fatto?
Mortale: Come puoi chiamare dono ciò che mi è
stato imposto? Io ho il libero arbitrio, ma non per mia scelta. Non
ho mai scelto liberamente di avere il libro arbitrio. Devo avere il
libro arbitrio, che mi piaccia o no!
Dio: Perché vorresti non
averlo?
Mortale: Perché il libero arbitrio significa
responsabilità morale e la responsabilità morale è un peso che non
posso sopportare!
Dio: Perché trovi così insopportabile la
responsabilità morale?
Mortale: Perché? A dire la verità non so
spiegarne il perché; so soltanto che è
così.
Dio: D'accordo, in tal caso supponiamo che
io ti assolva da ogni responsabilità morale, ma ti lasci il tuo
libero arbitrio. Questo ti andrebbe?
Mortale (dopo una
pausa): No,
temo di no.
Dio: Ah, proprio come pensavo! Dunque la
responsabilità morale non è l'unico aspetto del libero arbitrio che
non ti va. Che cos'altro ti disturba del libero
arbitrio?
Mortale: Col libero arbitrio io sono in grado di
peccare e io non voglio peccare!
Dio: Se non vuoi peccare, perché
pecchi?
Mortale: Buon Dio! Non lo so perché pecco: pecco
e basta! Vengono le tentazioni, e per quanto mi sforzi non riesco a
resistere.
Dio: Se è proprio vero che non riesci a
resistere alle tentazioni, allora non pecchi per tua libera scelta,
e quindi (almeno secondo me) non pecchi
affatto.
Mortale: No, no! Non posso fare a meno di
pensare che se solo mi sforzassi di più potrei evitare il peccato.
Mi risulta che la volontà è infinita. Se uno con tutto il cuore non
vuole peccare, non pecca.
Dio: E dunque dovresti saperlo. Ti sforzi al
massimo per non peccare, oppure no?
Mortale: Sul serio, non lo so! Al momento sento
di fare tutti gli sforzi di cui sono capace ma poi, quando ci
ripenso, mi tormenta l'idea che forse non li ho
fatti.
Dio: In altre parole, insomma, non sai se
hai peccato oppure no. Non si può quindi escludere la possibilità
che tu non abbia peccato affatto!
Mortale: Certo che questa possibilità non è
esclusa, ma forse ho peccato ed è questo pensiero che mi fa
paura!
Dio: Perché ti fa tanta paura il pensiero di
aver peccato?
Mortale: Non lo so perché! Intanto, tu hai una
certa fama d'infliggere castighi piuttosto atroci
nell'aldilà!
Dio: Ah, è questo che ti turba! Perché non
l'hai detto subito, invece di menare il can per l'aia tirando in
ballo il libero arbitrio e la responsabilità? Perché non hai
semplicemente chiesto di non punirti per nessuno dei tuoi
peccati?
Mortale: Sono abbastanza realista, credo, da
sapere che tu non acconsentiresti a questa
richiesta!
Dio: Ma davvero! Tu sai realisticamente a
quali richieste io accontento, eh? Bene, ecco che cosa farò: ti
concedo una dispensa specialissima di peccare quanto ti piace e ti
do la mia divina parola d'onore che non ti punirò neanche un poco.
D'accordo?
Mortale
(spaventatissimo): No, no, non
farlo!
Dio: Perché no? Non ti fidi della mia divina
parola?
Mortale: Certo che mi fido! Ma non capisci, io
non voglio peccare! Aborrisco il peccato con tutto me stesso,
indipendentemente dai castighi che può
procurarmi.
Dio: In tal caso farò qualcosa di meglio.
Eliminerò il tuo orrore per il peccato. Ecco una pillola magica!
Inghiottila e non avrai più alcun orrore per il peccato. Potrai peccare
allegramente in lungo e in largo senza provare rimorsi, senza
provare orrore, e ti prometto nuovamente che non sarai mai punito
né da me né da qualunque altro ente. Sarai felice e beato per tutta
l'eternità. Ecco qua la pillola!
Mortale: No, no!
Dio: Non ti stai comportando in modo
irrazionale? Voglio addirittura eliminare l'orrore che hai del
peccato, che è il tuo ultimo ostacolo.
Mortale: Non la voglio prendere lo
stesso!
Dio: Perché no?
Mortale: Io credo che la pillola eliminerà sì il
mio orrore futuro per il peccato, ma l'orrore che ne ho adesso è
sufficiente a togliermi la volontà di
prenderla.
Dio: Ti ordino di
prenderla!
Mortale: Mi rifiuto di
farlo!
Dio: Come? Rifiuti di tua volontà, di tuo
libero arbitrio?
Mortale: Sì!
Dio: Allora il tuo libero arbitrio si
direbbe ti faccia piuttosto comodo, no?
Mortale: Non capisco!
Dio: Non sei contento ora di avere il libero
arbitrio che ti permette di rifiutare un'offerta così spaventosa?
Che ne diresti se ti obbligassi a prendere questa pillola, volente
o nolente?
Mortale: No, no! Ti prego, non
farlo!
Dio: Naturale che non lo farò; sto soltanto
cercando di farti capire. Va bene, mettiamola così: invece di
obbligarti a prendere la pillola, supponiamo che io esaudisca la
tua preghiera iniziale di toglierti il libero arbitrio, ma ti dica
anche che nel momento in cui non sarai più libero
prenderai
la
pillola?
Mortale: Una volta scomparsa la mia volontà,
come farei a decidere di prendere la
pillola?
Dio: Non ho detto che tu decideresti; ho
detto soltanto che la prenderesti. Agiresti, diciamo, in conformità
a leggi puramente deterministiche, le quali, di fatto, te la
farebbero prendere.
Mortale: Rifiuto lo
stesso.
Dio: Dunque rifiuti la mia offerta di
toglierti il libero arbitrio. Siamo un po' lontani dalla tua
preghiera iniziale, non ti sembra?
Mortale: Adesso ho capito dove vuoi arrivare. Il
tuo argomento è ingegnoso, ma non sono sicuro che sia proprio
giusto. Ci sono alcuni punti che dovremo
riesaminare.
Dio: Ma certo.
Mortale: Ci sono due cose che hai detto che mi
sembrano contraddittorie. Prima hai detto che non si può peccare se
non lo si fa col libero arbitrio. Ma poi hai detto che mi avresti
dato una pillola che mi avrebbe privato del libero arbitrio, così
da permettermi di peccare a mio piacimento. Ma se non avessi più il
mio libero arbitrio, come potrei, secondo la tua prima asserzione,
essere in grado di peccare?
Dio: Stai confondendo due parti distinte
della nostra conversazione. Io non ho mai detto che la pillola ti
priverebbe del libero arbitrio, ma solo che eliminerebbe il tuo
orrore per il peccato.
Mortale: Non credo proprio di
capire.
Dio: E va bene. Ricominciamo daccapo.
Supponiamo che io accetti di toglierti il libero arbitrio, ma
mettendo bene in chiaro che dopo tu compirai un numero enorme di
azione che tu ora consideri peccaminose. Da un punto di vista
tecnico, in tal caso non peccherai, poiché non compirai quelle
azioni di tuo libero arbitrio. E quelle azioni non comporteranno
alcuna responsabilità morale, alcune colpevolezza morale, o alcun
qualsivoglia castigo. Nondimeno saranno tutte quelle azioni del
tipo che tu ora consideri peccati, avranno tutte questa qualità che
ora t'ispira orrore; ma il tuo orrore scomparirà, perciò, allora,
non proverai orrore per quelle azioni.
Mortale: No, però ne provo orrore ora e questo
orrore di adesso è sufficiente a farmi rifiutare la tua
proposta.
Dio: Hmm! Fammi capire bene: tu non vuoi più
che io ti tolga il libero arbitrio.
Mortale (con
riluttanza): No, credo di
no.
Dio: D'accordo, acconsento di non
togliertelo. Ma ancora non mi è del tutto chiaro perché tu non vuoi
più sbarazzarti del tuo libero arbitrio. Dimmelo di nuovo, per
favore.
Mortale: Perché, come mi hai detto tu, senza
libero arbitrio peccherei ancora più di
adesso.
Dio: Ma ti ho già detto che senza libero
arbitrio non puoi peccare.
Mortale: Ma se ora decido di sbarazzarmi del
libero arbitrio, tutte le cattive azioni che commetterò in seguito
saranno peccato, non del futuro, bensì del momento presente, in cui
decido di non avere il libero arbitrio.
Dio: Mi sembri proprio
intrappolato!
Mortale: Certo che sono intrappolato! Mi hai
cacciato in un orribile doppio vincolo! Qualunque cosa faccia è
sbagliata: se mi tengo il libero arbitrio continuo a peccare e se
lo abbandono (col tuo aiuto, naturalmente) pecco in questo momento,
nell'atto di abbandonarlo.
Dio: Ma anche tu cacci me in un doppio
vincolo. io sono disposto a lasciarti o a toglierti il libero
arbitrio, come preferisci, ma nessuna delle due alternative ti
soddisfa. Desidero aiutarti, ma a quanto pare non mi è
possibile.
Mortale: È vero!
Dio: Ma dal momento che non è colpa mia,
perché sei lo stesso in collera con me?
Mortale: Perché sei stato tu a cacciarmi in
questo orribile dilemma.
Dio: Ma, a sentir te, non avrei potuto fare
niente che andasse bene.
Mortale: Niente che vada bene ora, vorrai dire,
ma ciò non significa che non avresti potuto fare qualcosa
prima.
Dio: Perché? Che cos'avrei potuto
fare?
Mortale: È chiaro: non avresti mai dovuto darmi
il libro arbitrio. Ora che me l'hai dato, è troppo tardi: qualunque
cosa io faccia è sbagliata. Ma tu non avresti mai dovuto
darmelo.
Dio: Ah, ecco! E perché sarebbe stato meglio
se non te l'avessi mai dato?
Mortale: Perché allora non sarei mai stato in
grado di peccare.
Dio: Ah sì? Be’, sono sempre pronto a
imparare qualcosa dai miei errori.
Mortale: Come!?
Dio: Lo so, suona un po' autoblasfemo.
Racchiude quasi un paradosso logico! Da un lato, come ti hanno
insegnato, è moralmente sbagliato per un essere senziente sostenere
che io sia in grado di sbagliare. Dall'altro, io ho il diritto di
fare qualunque cosa. Ma anch'io sono un essere senziente. Dunque la
questione è: ho o non ho il diritto di sostenere di essere in grado
di sbagliare?
Mortale: Questa è una battuta di cattivo gusto!
Intanto, una delle tue premesse è falsa. Non mi è stato insegnato
che un essere senziente sbaglia se mette in dubbio la tua
onniscienza, ma solo che sbaglia un mortale. Ma poiché tu non sei
mortale, sei ovviamente esente da questo
obbligo.
Dio: Bene, quindi a livello razionale questo
lo capisci. Eppure mi sei sembrato scosso quando ho detto: “Sono
sempre pronto a imparare dai miei errori”.
(Continua…
)
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