Machiavelli
01 ott 2009 – 19:04 Archiviato in:
Idee

Capitolo 3 (Rinascimento), parte prima, primo libro. Leggete e ditemi se non vi fa venire in mente nulla.
Anche se sono tentato, non evidenzierò nessuna parte, perché sono sicuro che le persone intelligenti sapranno capire correttamente tutto quello che c’è scritto e trarre le logiche conclusioni.
[…] Tentiamo di fare una sintesi (che Machiavelli non fece) tra le parti «morali» e quelle «immorali» della sua dottrina. In ciò che segue, non esprimerò mie opinioni, ma, esplicitamente o implicitamente, le sue.
Esistono determinati beni politici, tre dei quali sono particolarmente importanti: indipendenza nazionale, sicurezza, e costituzione ben ordinata. La miglior costituzione è quella che ripartisce i diritti legali tra principe, nobili e popolo in proporzione con il loro reale potere, perché sotto una simile costituzione è difficile che le rivoluzioni riescano, e quindi è possibile la stabilità; ma appunto per la stabilità, sarebbe saggio dare un maggior potere al popolo. Questo riguardo ai fini.
Ma c’è anche, in politica, la questione dei mezzi. È perfettamente inutile perseguire uno scopo politico con metodi destinati a fallire; se riteniamo buono un certo fine, dobbiamo scegliere i mezzi adeguati al suo raggiungimento. La questione dei mezzi può esser trattata in maniera puramente scientifica, senza tenere in considerazione la bontà o l’iniquità degli scopi. «Successo» significa raggiungimento dei nostri obiettivi, quali che possano essere. Se esiste una scienza del successo, questa può essere studiata altrettanto bene attraverso i successi dei malvagi che attraverso quelli dei buoni; meglio, anzi, dato che gli esempi dei cattivi che hanno avuto successo sono molto più numerosi di quelli dei santi. Ma la scienza del successo, una volta codificata, sarà utile al santo come al peccatore. Infatti il santo, se si occupa di politica, deve desiderare, proprio come fa il peccatore, di raggiungere il successo.
Si tratta in ultima analisi d’una questione di forza. Per raggiungere un certo obiettivo politico è necessaria, in un modo o nell’altro, la forza. Questo semplice fatto è occultato da slogan come «il diritto prevarrà» o «il trionfo del male è di breve durata». Se prevale il partito che tu pensi abbia ragione, ciò accade perché ha una forza superiore. È vero però che la forza dipende spesso dall’opinione pubblica, e l’opinione pubblica dalla propaganda; ed è vero anche che nella propaganda è un vantaggio sembrare più virtuoso dell’avversario, e che uno dei modi di sembrar virtuoso è di essere virtuoso. Per questa ragione può accadere talvolta che la vittoria vada a quel partito che maggiormente pratica quella che il pubblico chiama «virtù». Dobbiamo concedere a Machiavelli che quest’elemento ebbe il suo peso nell’incremento del potere papale durante i secoli XI, XII e XIII, nonché il successo della Riforma nel XVI secolo. Ma ci sono importanti limitazioni. In primo luogo, coloro che hanno raggiunto il potere possono, controllando la propaganda, far sì che il loro partito appaia virtuoso; nessuno, per esempio, potrebbe denunciare le colpe di Alessandro IV in una scuola pubblica di New York o di Boston. In secondo luogo, ci sono dei periodi caotici, in cui spesso ha successo anche un’evidente impostura; il periodo di Machiavelli era uno di questi. In tempi simili, il cinismo si diffonde rapidamente, e fa sì che gli uomini dimentichino tutto purché vi trovino un tornaconto. Anche in periodi del genere, come dice Machiavelli stesso, è opportuno mostrare un’apparenza virtuosa davanti al pubblico ignorante.
Si può fare un altro passo innanzi. Machiavelli è d’opinione che gli uomini civili siano, quasi senza eccezione, degli egoisti senza scrupoli. Se uno desiderasse costituire una repubblica, egli dice, gli riuscirebbe più facile con dei montanari che con degli abitanti d’una grande città, dato che questi ultimi sono già corrotti.1 Se uno è un egoista senza scrupoli, la scelta della più saggia linea di condotta dipenderà, per lui, dalla popolazione con cui ha a che fare. La Chiesa del Rinascimento scandalizzò tutti, ma fu solo a nord delle Alpi che scandalizzò tanto da provocare la Riforma. Al tempo in cui Lutero cominciò la sua rivolta, le entrate del Papato erano probabilmente maggiori di quel che sarebbero state se Alessandro IV e Giulio II fossero stati più virtuosi, e, se questo è vero, lo è a causa del cinismo regnante nell’Italia rinascimentale. Ne consegue che i politici si comporteranno meglio quando si appoggeranno su una popolazione virtuosa che non quando si appoggeranno su gente indifferente a qualsiasi considerazione morale; essi si comporteranno anche meglio in una comunità in cui i loro crimini (se ce ne sono) possano venir resi noti a tutti, che non in una comunità in cui esista una rigorosa censura sottoposta al loro controllo. Un certo margine, s’intende, bisognerà lasciarlo all’ipocrisia, ma tale margine può essere di molto diminuito con opportune istituzioni.
Il pensiero politico di Machiavelli, come quello della maggior parte degli antichi, è, sotto certi aspetti, alquanto superficiale. Si occupa dei grandi legislatori, come Licurgo e Solone, quasi che essi avessero creato una comunità tutto d’un tratto, senza tenere conto di ciò che era successo prima. La concezione di una comunità come di qualcosa d’organico che va sviluppandosi e su cui gli statisti possono influire solo entro certi limiti, è per lo più moderna ed è stata grandemente rafforzata dalla teoria evoluzionistica. Questa concezione non si trova in Machiavelli più che in Platone.
Si potrebbe sostenere, però, che il punto di vista evoluzionistico intorno alla società, vero in passato, non sia più auspicabile, e debba per il presente e per il futuro esser sostituito da un punto di vista più meccanicistico. In Russia e in Germania sono state create nuove società, in maniera del tutto analoga a quella in cui si suppone che il mitico Licurgo abbia creato la costituzione spartana. L’antico legislatore è un mito felice; il legislatore moderno è una terrificante realtà. Il mondo è divenuto più simile a quello di Machiavelli di quanto non lo fosse in passato, e l’uomo moderno, prima di rifiutare la sua filosofia, deve pensarci meglio che nel XIX secolo.
- Curiosa questa anticipazione di Rousseau. Sarebbe divertente, e non del tutto assurdo, interpretare Machiavelli come un romantico disilluso.
