Sulla manifestazione per la libertà d'informazione

Freedom
Sabato sono stato a Roma, alla manifestazione sulla libertà di informazione.
È stata la tipica manifestazione dove vanno persone che sanno già cosa ascolteranno e che quando lo riporteranno ad altri che non lo sanno, si sentiranno rispondere tanti bei "ma va lààààà. ma non è veroooooo". :-)
Gli interventi sono stati, tuttavia, interessanti.

Prima di iniziare con le critiche, ci tengo a dire che una manifestazione simile può essere utile e la ritengo necessaria. Purtroppo, sono portato a pensare che una buona parte delle persone, anche fra i presenti, non capisca davvero cosa significhi libertà e libertà di informazione. In seguito spiegherò i motivi per cui scrivo questo.
Riguardo alla manifestazione, mi accontento che passi il messaggio che molta gente è consapevole che ci sia qualcosa che non funziona come dovrebbe. Indipendente dal fatto che ne abbiano o meno capito il motivo.

Attualmente, l’informazione in Italia non è libera, non lo è mai stata in tutti gli anni dacché io sono nato, ed è andata via via peggiorando fino al picco che abbiamo ora, aggravato da un evidente e mai risolto conflitto di interessi, del quale l’opposizione si ricorda solo quando è in cerca di consensi.
Ci sono sempre state e ci sono ancora correnti di pensiero che vengono sistematicamente escluse dal circolo informativo dei quotidiani e dei notiziari televisivi (quelle dei Radicali ad esempio, ed in generale ogni corrente di pensiero che appare troppo progressista, troppo laica o in generale, troppo “diversa”), ed il media televisivo è particolarmente importante, visto che contribuisce per il 70% all’informazione che cittadini acquisiscono.

L’informazione in Italia è sempre stata succube e controllata dai partiti. Ciò è un errore, perché l’informazione deve essere qualcosa che va al di là di queste organizzazioni autoconservanti! Deve essere un servizio per ogni singolo cittadino, diretto e senza mandanti o filtri intermediari.

Parlando di partiti, devo dirmi deluso dall’enorme selva di bandiere che ho visto. Possibile che non si voglia capire che l’informazione è un bene di tutti ed il fondamento della libertà, e non una torta a disposizione dei partiti per la spartizione? Questa è una delle cose che molta gente non riesce a capire.
Non sarebbe stato molto più bello se in piazza ci fossero state solo persone, semplici persone senza alcuno stemma?

Quante di queste persone di partito che erano in piazza, ci sarebbero state se il controllo dell’informazione non fosse ora enormemente sbilanciato in favore degli avversari, ma proprio? Molte certamente sì, ma credo notevolmente meno di quelle viste ieri.
Penso che la maggior parte delle persone non abbia ancora capito che democrazia e libertà, non significano poter scegliere fra le opzioni A, B o C, ma poter proporre infinite altre opzioni e che queste siano accessibili, visibili e sostenibili al pari di tutte le altre.

Così abbiamo avuto questa manifestazione che, seppur utile nei suoi intenti formali, mostra il fianco a notevoli incongruenze.
Come quella degli esponenti di Famiglia Cristiana ed Avvenire, ora sul palco della manifestazione, pronti ad interpretare la parte delle vittime dell'influenza dei partiti, del governo e dei giornalisti ad essi asserviti che fanno “killeraggio mediatico” contro il “povero” Dino Boffo, ex Direttore di Avvenire. Il quale però, quando era in carica, non si risparmiava affatto (e permetteva i suoi giornalisti) di dare dell'assassino al padre di Eluana Englaro, attaccare con ferocia chi chiede la contraccezione d’emergenza o sostiene l’introduzione della pillola abortiva, oppure equiparare omosessualità a pedofilia e spargendo disinformazione mirata su tutte queste cose. Come d’altronde continuano a fare tuttora.

Ed il pubblico? Ovviamente ad applaudire anche i loro interventi, fintanto che erano contro Berlusconi ed i suoi aiutanti. Quando invece sarebbe stato più coerente, intelligente ed etico, un glaciale silenzio. Ed eccolo invece di nuovo, il pubblico, a fischiare quando stimolato da parole chiave come Mediaset e “Il Giornale” e ad esplodere in un boato d’approvazione quando vengono nominati Marco Travaglio e Roberto Saviano.

La questione della libertà è ridotta ad una tifoseria, e tutto è offuscato da un diffuso e pervadente velo di ipocrisia.
Tutti a cercare chi siano i cattivi e chi gli eroi, a seguire fedelmente i secondi ed approvare potenzialmente chiunque disapprovi i primi. Questo è quello che sembra interessare le persone. Alla maggior parte della gente non interessa la libertà, non interessa capire, non interessa rendersi indipendenti ed autonomi, ma solo cercare qualcuno da seguire. Eppure chiunque potrebbe avere le virtù dell’eroe e chiunque potrebbe contribuire ed aiutare tutti. Tutti hanno le capacità mentali di capire, di imparare e di essere autonomi.

Con questo articolo, non voglio togliere nessun merito a persone coraggiose ed informate come Travaglio, Saviano e molti altri giornalisti e scrittori, che stanno facendo un lavoro notevole e, secondo me, importantissimo. Ma cari amici ( cit. ;-) ), se il criterio con cui giudicate una persona e le sue azioni è quello che ho visto, non imparerete mai nulla di cosa significhino libertà e democrazia; vi infilerete sempre fra le braccia della personalità di turno e ogni volta spererete che ci sia un eroe a salvarvi quando sentirete che quelle braccia iniziano a stritolarvi.