Emigrate
Buono per passare il tempo in attesa del prossimo Rammstein.
Ps. Perché questo post è in rosso?
Tanto input per le Jessica Fletcher improvvisate

È stata l'ennesima prova di quanto sia decadente il giornalismo italiano, ma non solo.
Quando già loro ne parlano usando le parole “giallo”, “mistero”, tutta la terminologia da serial giallo televisivo e montando il tutto con un sottofondo musicale da film di Dario Argento, rispettando ritmi e tempo in modo da confezionare quello che sembra una puntata del tenente colombo, si capisce quanto siano caduti in basso.
Peccato che non l'abbiano ammazzata per finta la tizia, anche se loro presentano il tutto “come se…”.
Evidentemente, dato che l'infanticidio di Cogne ormai non tira più, c'è bisogno di qualcos'altro, quindi prendono uno degli omicidi che vengono commessi in giro per l'Italia, o meglio, pescano da ciò che l'Ansa mette loro nel piatto, e lo ricamano ben bene. Vince il telegiornale che rende la notizia più avvincente. In questo modo, i minchioni e le casalinghe annoiate hanno di che chiacchierare, fare ipotesi, svelare misteri, scommettere su questo o quel sospettato, mentre non si fanno mancare la puntualità nel piazzarsi davanti alla tv per gli ultimi aggiornamenti del telegiornale, perché “è importante essere informati su quello che succede nel mondo!”. …e per vedere “come finisce”. L'emittente televisiva e gli sponsor ringraziano.
La cosa poi è anche contagiosa. Fateci caso. Pure chi pensa di essere estraneo o superiore a questi comportamenti, finisce per usare istintivamente gli stessi termini che si usano quando si parla di qualche film poliziesco, ed anche gli schemi mentali che si usano sono gli stessi. Ma ogni cosa influenza l'altra, la quale influenza nuovamente quella iniziale ed altre ancora. Il giornalismo è così perché è questo che la gente vuole vedere, lo vuole vedere così perché è abituata da cinquant'anni di fiction costruita in questo modo, sparata in ogni casa ad ogni ora e questo piace. La televisione è sempre accesa e totalizza un uptime invidiato anche dai miei server di lavoro. Perché sennò la gente si annoia, perché si sente sola e quindi la realtà virtuale si scioglie e mescola in quella reale, che poi torna ad essere assorbita da quella virtuale in un circolo che si autoalimenta distillandosi di continuo per ottenere sempre ciò che noi ci aspettiamo e vogliamo.
L'unico modo per non farsi venire gli attacchi di bile, è buttarsi sul determinismo spinto.
Non serviam (ultima parte) – Stanislaw Lem
Dopo
aver pubblicato il racconto breve “Non serviam”, di Stanislaw Lem, pubblicato da
Adelphi nel libro “L'io della mente”, riporto
le riflessioni dei filosofi Daniel Dennett e Douglas Hofstadter.Indice delle parti:
Prima parte
Seconda parte
Terza parte
Quarta parte
Quinta parte
Riflessioni
“Non serviam” non solo utilizza in maniera straordinariamente raffinata e precisa temi dell'informatica, della filosofia e della teoria dell'evoluzione, ma potrebbe quasi essere un resoconto vero di certi aspetti delle attuali ricerche sull'intelligenza artificiale. Per fare un esempio, il famoso SHRDLU di Terry Winograd dà l'impressione di essere un robot che sposta qua e là blocchi colorati sul piano di un tavolo con un braccio meccanico, ma in realtà il suo mondo è stato totalmente allestito o simulato all'interno del calcolatore: “In effetti, la macchina si trova proprio nella situazione paventata da Descartes: è un semplice calcolatore che sogna di essere un robot”. La descrizione fatta da Lem di mondi simulati al calcolatore e di esseri pensanti simulati contenuti in essi (mondi fatti di matematica, in realtà ) è tanto poetica quanto precisa, con una sola netta falsità, parente di altre falsità incontrate a più riprese in questi racconti. Stando a Lem, grazie alla velocità fulminea dei calcolatori, il “tempo biologico” di questi mondi simulati può essere molto più veloce del nostro tempo reale e viene rallentato mettendolo al passo col nostro solo quando vogliamo compiere osservazioni ed esami: “… un secondo di tempo macchina corrisponde a un anno di vita umana”.
Leggi il resto…Che eroe dei film sei?

Which Action Hero Would You Be? v. 2.0 created with QuizFarm.com |
Salad fingers. Ottavo episodio.

Onestamente, non è fra i migliori. Ci sono stati episodi molto più intensi e che osavano parecchio di più. È comunque un bene che abbia ripreso in mano questa serie. Spero che si ricordi anche di Toast Boy, adesso. :-)
PS. Mi sono accorto che il nuovo tema del blog non si vede correttamente con Internet Exploder 6, credo a causa dei suoi noti problemi con i fogli di stile. Consiglio quindi di passare ad un browser serio (Firefox o qualsiasi cosa che non sia quel cimelio di Internet Explorer), o almeno di aggiornarlo alla versione sette.
Sono il tristo mietitore
Death - Just For Laughs - Funny blooper videos are here
I guastafeste
La moto elettrica più veloce del mondo
Come si può vedere da un altro filmato, è in grado di fare anche da cento a zero in meno di un secondo. :D
Commento a caldo del tester dopo l'incidente: “Yes, I am an idiot. :-/”
Non serviam (quinta parte) – Stanislaw Lem

In questo brano tornano gli argomenti di alcune vecchie lunghe discussioni su questo blog e su quello di chiaroscuro.
Prima parte
Seconda parte
Terza parte
Quarta parte
ADAN 300 risponde: Tutto ciò che accade qui è assolutamente certo; tutto ciò che accade “là” – cioè oltre i confini del mondo, nell'eternità, presso Dio – è incerto, poiché viene solo inferito sulla base delle ipotesi. Qui non si dovrebbe commettere il male, anche se il principio di evitare il male non è dimostrabile logicamente. Ma allo stesso titolo neppure l'esistenza del mondo può essere dimostrata logicamente. Il mondo esiste, anche se potrebbe non esistere. Il male può essere commesso, anche se sarebbe bene non commetterlo e questo, credo, a causa del nostro accordo basato sulla regola di reciprocità: comportati con me come io mi comporto con te. Ciò non ha nulla a che vedere con l'esistenza o la non esistenza di Dio. Se dovessi astenermi dal commettere il male nel timore che, a causa di ciò, “là” sarei punito, oppure se dovessi compiere il bene contando su una ricompensa “là”, fonderei la mia condotta su basi incerte. Qui, invece, non può esservi base più solida del nostro reciproco accordo in questa faccenda. Se “là” vi sono altre basi, io non ho di esse conoscenza altrettanto precisa di quella che ho, qui, delle nostre. Vivendo giochiamo il gioco della vita, e in esso siamo tutti alleati. Quindi la partita fra noi è perfettamente simmetrica. Col postulare Dio, postuliamo che la partita abbia un prolungamento oltre il mondo. Io credo che sia lecito postulare questo prolungamento, purché esso non influenzi in alcun modo lo svolgimento della partita qui. Altrimenti, in nome di qualcuno che forse non esiste potremmo sacrificare ciò che esiste qui ed esiste di sicuro.
NAAD osserva che l'atteggiamento di ADAN 300 verso Dio non gli è chiaro. ADAN ha ammesso, la possibilità che il creatore esista: che cosa segue da ciò? Leggi il resto…
Animali fatti di tubi
È possibile iscriversi al podcast del TED direttamente da iTunes. Oppure seguire il feed RSS del blog.
Non serviam (quarta parte) – Stanislaw Lem

Seconda parte
Terza parte
Non passò molto tempo prima che gli sperimentatori giunsero alla conclusione che i contatti tra i personoidi e gli uomini effettuati attraverso gli ingressi e le uscite del calcolatore non solo erano di scarso valore scientifico, ma in più generavano certi dilemmi morali i quali contribuirono a far sì che la personetica venisse qualificata come la più crudele delle scienze. Vi è qualcosa di meschino nell'informare i personoidi del fatto che li abbiamo creati in universi chiusi che simulano soltanto l'infinito, che essi sono microscopiche “psicocisti” o capsule in seno al nostro mondo. Certo, essi posseggono una loro infinità; perciò Sharker e altri psiconetici (Falk, Wiegeland) sostengono che la situazione è del tutto simmetrica: i personoidi non hanno bisogno del nostro mondo, del nostro “spazio vitale”, proprio come noi non sappiamo che farcene della loro “terra matematica”. Per Dobb questi ragionamenti sono sofistici, poiché non può esservi dubbio su quali siano i creatori e quali le creature e su chi sia stato confinato esistenzialmente. Dobb appartiene a quel gruppo che sostiene il principio del non intervento assoluto – il “non contatto” – nei confronti dei personoidi. Si tratta dei comportamentisti della personetica: il loro desiderio è quello di osservare esseri intelligenti sintetici, di spiare i loro discorsi e i loro pensieri, di registrare le loro azioni e occupazioni, senza tuttavia mai interferire con essi. Questo metodo è già sviluppato e possiede una propria tecnica basata su un insieme di strumenti la cui messa a punto ha presentato difficoltà che ancora pochi anni fa parevano quasi insormontabili. L'idea è di ascoltare, di comprendere – in breve, di origliare incessantemente – impedendo però nel contempo che questo “ascolto” disturbi in qualsiasi modo il mondo dei personoidi. Esistono presso il MIT programmi ancora allo stadio di progetto (l'APHERON II e l'EROT), che permettevano ai personoidi, i quali per il momento non hanno sesso, di avere “contatti erotici”, rendendo possibile ciò che corrisponde alla fecondazione e dando loro modo di moltiplicarsi “per via sessuale”. Dobb dichiara apertamente di non essere entusiasta dei progetti americani. In suo lavoro, così com'è descritto in Non serviam, punta in una direzione completamente diversa: non per nulla la scuola inglese di personetica è stata chiamata “poligono filosofico” e “laboratorio di teodicea”. Con queste descrizioni giungiamo a quella che è probabilmente la parte più significativa, e certamente la più affascinante del libro in oggetto: l'ultima parte, che ne giustifica e ne spiega lo strano titolo. Leggi il resto…
Il re degli idioti

Parto da Trento. Questa volta, decido di percorrere la sinistra Adige per tornare a casa. Sono sul tratto di tangenziale che passa a fianco di Mattarello ad andatura sostenuta (sopra al limite di velocità, ma non poi tantissimo) nella corsia di sorpasso quando, davanti a me, trovo un tizio in Audi A4 station wagon grigia metallizzata. Gli rimango dietro tranquillo aspettando che rientri in corsia. Non sfanalo, non suono… Semplicemente gli rimango dietro ed aspetto. Ad un tratto, il tizio deve essersi accorto di me ed invece di rientrare in corsia, per qualche ragione decide di andare a tavoletta… Anche se in quel momento, dato che non stavo guardando la velocità, ma solo lui, non avevo ancora capito che stava cercando di andare a tavoletta.
A questo punto, penso che stia cercando di dimostrare qualcosa, probabilmente a se stesso. Lui crede che, avendo una A4-checavolonesò-turbodiesel, sia legittimato a tirare come un dannato, che basti questo a renderlo una sorta di Schumacher e, come se non bastasse, che sia scontato che un tizio in motocicletta voglia gareggiare con lui (mah?!). Con queste ipotesi, il tizio finisce già con un piede nel mio cassetto mentale delle persone veramente stupide, ma vi anticipo che non ci rimarrà per molto: la promozione è a portata di mano. Insomma, siamo rimasti che questo tizio vedendo una persona su di una moto sportiva dietro di sé, invece di rientrare in corsia, come avrebbe fatto per qualsiasi altro mezzo, decide di schiacciare a tavoletta. Anche se la sua classificazione cerebrale era quasi certa, un po' di beneficio del dubbio glielo stavo ancora dando. Continuo perciò ad andargli dietro, credendo che, una volta trovato lo spazio per rientrare, si sarebbe rimesso nella corsia di scorrimento.
Beata ingenuità! Prima che finissero le due corsie, butto l'occhio al tachimetro, che non stavo guardando per fare invece attenzione al tizio davanti e mi accorgo che entrambi si sta viaggiando a velocità di molto superiori al limite! Questa scoperta, unita al fatto che stavo andando tranquillamente in quinta ed alla consapevolezza che mi sarebbe bastato pochissimo per lasciarlo lì, consapevolezza che evidentemente lui non aveva, convinto di avere sotto il culo una Ferrari, lo inserisce con entrambi i piedi nell'apposito cassetto di cui sopra.
Dato che non avevo intenzione di tirare così tanto, rallento e mi rimetto nella corsia, mentre lui continua a superare qualche altra macchina facendo il pelo al guard-rail, dato che ormai le corsie sono diventate una, fino a quando non è costretto ad inchiodare dietro ad un'altra macchina che stava facendo tipo 100km/h meno di lui. Leggi il resto…
Dov'ero oggi?

Questo era il punto di partenza, in piazza Brà a Verona.
